Ma è mai possibile che un tale paradosso (accogliamo dei nigeriani quando in Nigeria non risulta esserci l’anagrafe) non abbia risposta?

Si chiama pre-identificazione quella che, con enormi difficoltà, si cerca di mettere in atto quando arrivano, “venendo anche a nuoto”, le migliaia di disperati, donne, uomini e centinaia di minori. Poi si passa al riconoscimento facciale con la foto di rito. In realtà questo passaggio sarebbe alla base di un progetto mondiale che un giorno consentirà di avere in un immenso data base tutti i volti di tutti gli abitanti del Pianeta.

Ma questo è un altro discorso.

Comunque, torno a chiedere con forza, se corrisponda al vero quanto ho segnalato sin dal 20 settembre 2016 rispetto al paese africano più grande, più popoloso e fra i più problematici dell’intero continente cioè la Repubblica di Nigeria.

Parlo della Nigeria, paese amico dell’Italia e non solo per il petrolio che scorre copioso.

La Nigeria è un Paese/Territorio, come ho scritto, sofferto (Boko Haram è oggettivamente un problema) ma che deve essere guardato (ed aiutato) con altro atteggiamento rispetto a quello che ad oggi constato. Se è vero (ma ormai sono sicuro che lo sia) che in Nigeria da anni non si avvia l’organizzazione dell’Anagrafe, della Motorizzazione, del Catasto e di una sanità degna di questo nome, mi dite cosa vuol dire che ci affanniamo a censire, riconoscere, respingere, accogliere se nulla di quanto facciamo ha una sia pur semplice base scientifica e riscontrabile?

Ripeto questo Progetto Brisin di cui sento parlare e di cui ho scritto è appunto un “progetto” e quindi lui stesso la prova di quanto affermo non  esistere.

Oreste Grani/Leo Rugens


POSSIBILE CHE IN NIGERIA NON CI SIA L’ANAGRAFE ORGANIZZATA ELETTRONICAMENTE? CHE NON CI SIA L’ANAGRAFE QUINDI.

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Sento parlare parlare da decine d’anni della minaccia implicita nelle ondate immigratorie fuori controllo generatesi in Paesi coinvolti drammaticamente in conflitti armati e/o “trattati”, da altri paesi, con brutale sfruttamento economico e/o culturale. Torno a dirvi (come ho asserito – mai smentito – in altri post di questo blog) che sono il coautore/ideatore, in accordo con il noto analista di geopolitica Antonio De Martini e con tale Jaro Novak, di un progetto (mai divenuto reale), presentato – quasi venti anni addietro – alle nostre autorità di sicurezza (Ministero dell’Interno nella persona di uno dei suoi massimi dirigenti dell’epoca Ansoino Andreassi) e mai divenuto comportamenti organizzati. Torno a dirvi che il Progetto portava la sottotitolazione esplicita “verranno anche a nuoto”. Chiedevamo, per l’implementazione dell’iniziativa, 620 milioni di lire cioè 300.000 euro di oggi. La somma ci fu rifiutata nonostante ci venisse detto, per scritto a firma di Andreassi, quanto fosse ben pensato e lungimirante il nostro approccio. Tenete conto che 300 mila euro è quanto, a spanne, si spende oggi, al giorno, per non fare nulla di organico e ragionato in questo campo che si prepara a divenire il nodo gordiano della sopravvivenza dell’Europa e del nostro Paese così come lo conosciamo.

Dopo venti anni, leggo, intorno a questo tema, che “nelle linee guida della Cooperazione italiana allo sviluppo per il triennio 2015-2017 (mi sembra che ci siamo) è prevista la definizione di un approccio regionale per tre macro-aree (Nord Africa- Medio Oriente; Africa orientale; Sahel) considerate prioritarie per l’Italia in ragione di motivi storici, politici, di spessore delle relazioni bilaterali nonché di rilevanza per le tematiche dello sviluppo e per le sfide umanitarie”. Ma come parlano e scrivono bene gli addetti ai lavori della “grande papppppppata” che comincia con quando si genera l’orrore a discapito di quelle terre e di quelle genti costrette a fuggire e finisce con Buzzi – Alemanno – Odevaine – Carminati che li aspettano al varco. Plaudente la Camorra e tutti gli inscatolatori di pomodori d’Italia. Per non parlare dei clienti/arrapati attratti dalla giovane carne nera che scelgono di andarsi a sfogare, a bassissimo costo, lungo le strade consolari di mezza Italia.

Leggo inoltre che esiste una “cosa” che si chiama Africa Act (come Job Act!!!), proposta dal gruppo parlamentare della camera del PD e commentato con grande interesse (!!!) dal Governo Italiano e dai responsabili della Cooperazione Italiana.

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È una proposta organica di fare sistema (siamo ancora a queste banalità, amici lettori) tra le diverse entità istituzionali e private italiane interessate (!!!!!!) alla cooperazione con l’Africa per dare un ruolo di protagonista al nostro paese in un continente che, per tanti motivi (ma veramente??????????), deve essere tra le priorità (non posso credere che si possano leggere ancora tante espressioncine rituali e odorosette di santità mentre è in essere un vero massacro per terra e per mare) dell’agenda internazionale.

Mi fermo (ma se mi provocate vi rovescio addosso metri lineari di banalità e pensierini ipocriti  che gli addetti ai lavori sciorinano ovunque gli sia dato modo di parlare e scrivere), inverto la rotta e affermo: mi si dice che nel più popoloso paese africano, la Nigeria, forte di 180/200 milioni di abitanti (in crescita esponenziale), non esista un’anagrafe informatizzata sulla base della quale impostare una qualunque politica di sicurezza di quella nazione specifica e per l’Europa mi sembra sotto invasione costante e permanente. Prima fra tutti l’Italia.

Mi dicono che non solo non c’è di fatto l’anagrafe ma neanche il catasto e la motorizzazione. Direte, ma non lo sapevi?

Non si può sapere tutto ma quello che non avrei voluto sentirmi dire che, da oltre dieci anni, qualcuno, in Nigeria e in Italia, tenta, vanamente, di porre, il problema di tali assenze, suggerendo anche come fare, ma che le autorità nigeriane, in continuo turnover, fanno “spallucce”.

O meglio, annunciano, sembrano avviare, ma non danno sostanza.

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Con sommo gaudio di Boko Haram e di tutti i suoi amici tagliatori di gole. Mi dicono anche che nonostante da oltre dieci anni la National Planning Commission, massimo organo istituzionale della popolosissima nazione, abbia firmato un “accordo di servizio” (di fatto un contratto) affidando la realizzazione del lavoro al gruppo (costituito da cittadini consapevoli e lungimiranti italiani e nigeriani) che lo aveva ideato e sollecitato indicando nel testo del documento la volontà di avvalersi delle conoscenze e competenze di organizzazioni e aziende italiane esperte del settore, alla fine tutto tace e nessuno sembra muovere un dito. Eppure Gentiloni, Ministro degli esteri e della Cooperazione, in Nigeria c’è stato anche recentemente e avrebbe dovuto capire che un Paese senza anagrafe “informatica” è un Paese sostanzialmente “senza” anagrafe per cui, si direbbe dalle nostre parti, che le chiacchiere stanno a zero e che ogni iniziativa di contrasto all’illegalità pesta acqua in un mortaio. Nel Grande Mortaio Mediterraneo, dove acqua e morti (vedi mortaio) se ne trovano in abbondanza. Moltissimi sono nigeriani. Ma a che gioco giochiamo? Altro che quei dilettanti del Comune di Roma organizzazione pseudo mafiosa! Forse qualcuno intorno alla questione nigeriana sta semplicemente giocando al Grande Gioco e per primi quegli inglesi (le Sbs unità di forze speciali della Royal Navy) che, non lo dimentichiamo, in modo maldestro, provocarono la morte del nostro compatriota ing. Franco Lamolinara, dipendente della compagnia Stabilini Visioni Limited. Era il non lontano 8 marzo 2012 e ci trovavamo a Sokoto. L’ingegnere era stato sequestrato il 12 maggio del 2011 dal gruppo terrorista denominato Boko Haram espressione che dovrebbe voler dire in italiano  “l’educazione occidentale è peccato”. Come in altro post abbiamo detto il Grande gioco è per pochi. Forse, se le notizie in mio possesso fossero vere, non è per le nostre autorità competenti.

Torniamo alla Nigeria 4 anni dopo quel bruttissimo episodio.

Qualcuno asserisce quindi, non smentito, anche recentemente e neanche dalla Farnesina, che siamo destinatari, come Paese affamato (mi sembra giustamente!) di lavori importanti (parliamo di decine di miliardi di dollari di possibile fatturato oltre al valore geopolitico nell’eventualità di essere i prescelti) e di questa opportunità strategica e che nessuno, in realtà, stia muovendo un dito.

Non posso credere che sia vero!

Mi dicono addirittura che il 14 maggio 2016 si sia tenuta una cerimonia ufficiale (!!!!), alla presenza del Ministro della NPC Dr. Abubakar Sulaiman e che il ministro abbia annunciato l’avvio del progetto ma che la nostra Ambasciata abbia ritenuto di non inviare un rappresentante alla cerimonia.

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Io dico semplicemente che queste cose non è credibile che possano avvenire!!!!!! Anzi, dico che la cosa è talmente incredibile che delle due o i nigeriani (ministro compreso) non sanno come passare il tempo e inventano di sana pianta problematiche di questa dimensione e complessità, oppure, nel nostro Paese, qualcuno, preso dall’organizzazione del prossimo incontro previsto ad ottobre in Polonia con all’ordine del giorno “Frontex dedicato alla Nigeria”, si è talmente distratto da farsi passare sotto il naso la questione, piccola-piccola, che senza anagrafe elettronica le chiacchiere, in termini di sicurezza, stanno a zero.

Senza anagrafe e senza PRA Pubblico registro automobilistico in Nigeria, non capisco di cosa stiano discutendo Renzi e compagni o/e quali e quanti vostri soldi continuino a spendere. Inutilmente. Nella speranza di sbagliarmi, pronto quindi a scusarmi con la Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, la Farnesina e soprattutto con l’AISE, qualora il sottoscritto sia stato disinformato e invece in Nigeria funzioni, da anni, la più moderna delle anagrafi, supporto indispensabile dell’Intelligence, loro e nostra, impegnata nella lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo islamico, alle spinte sempre crescenti di quelli che “verranno anche a nuoto” come, nella mia capacità predittiva, dicevo venti anni addietro.

Così come adesso dico che se i nigeriani non si possono neanche “contare” (difficile farlo senza anagrafe!) non “conteranno” mai niente in Africa e nel Mondo.

E noi italiani che avremmo potuto ricavare onesto lavoro e vantaggi senza imiti intorno a questo “appaltone” strategico (parlate della vera sicurezza cioè quella informatica), continueremo a pestare acqua del Mediterraneo e a lamentarci di tutti gli africani che vengono anche a nuoto a romperci le scatole.

Spero veramente di sbagliarmi e che mi sia stato organizzato un set di “Scherzi a parte”, invece di scoprire che di cosa vera/autentica si tratti.

Oreste Grani/Leo Rugens


DELLA NIGERIA – CUORE STRATEGICO DELL’AFRICA – E DEI NIGERIANI A CHI VERAMENTE INTERESSA?

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Oggi abbiamo scritto alla redazione dell’autorevole trasmissione Otto e mezzo (La 7) condotta dalla signora Lilli Gruber, tra l’altro ex parlamentare europea.

II testo lo riproduciamo per cominciare a mostrare quanto sia grave la situazione sostanziale che si articola intorno al tema complesso – come nessun altro – delle ondate immigratorie. Fenomeno forse solo all’inizio come vastità e durata!

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“Sentiamo il dovere di segnalare (come facciamo da giorni nella rete), anche alla vostra trasmissione, che in Nigeria (il più popoloso paese dell’Africa) non esiste un’anagrafe elettronica che consenta di conoscere i cittadini per nome e cognome! Parliamo certamente di decine di milioni di sconosciuti. Qualcuno ipotizza 80/100 milioni!

Nello stesso paese non ci risulta esserci una motorizzazione e un catasto. Proviamo a ridirlo: in Nigeria non ci sono il Catasto, la Motorizzazione, l’Anagrafe! Di cosa parleranno nelle prossime settimane i ministri degli esteri europei? Quale Frontex Nigeria vogliono fare se non vogliono cacciare quattro soldi per avviare il progetto che si chiama BRISIN (Basic Registry Information System in Nigeria) e che da nove anni (da quando la National Planning Commission massimo organo istituzionale del governo Nigeriano lo ha firmato) è, viceversa, all’ordine del giorno e formalmente approvato?

Dopo aver depredato la Nigeria di tutte le sue risorse naturali per secoli e certamente dal 1° ottobre del 1960, giorno della sua indipendenza (si fa per dire), forse è opportuno smetterla di fare chiacchiere e restituire il mal tolto, almeno sostenendo la nascita di infrastrutture telematiche, le uniche che possono salvare dall’orrore l’Africa, il Mediterraneo e con essi l’Europa tutta.

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O si decide che, tra “estrattori di petrolio spietati” e Boko Haram, terzo non è dato?

Ma almeno alla signora Gruber e all’affabile e ironico Zucconi bisognerebbero dirglielo come stanno le cose in modo che i loro ragionamenti possano assumere le sembianze di cose semi serie. Altrimenti siamo alle comiche, se non fosse che tutti i giorni nel Mediterraneo si consumano tragedie. Se volete, in spirito di servizio, da redazione a redazione, vi aggiungiamo che è stato richiesto  recentemente al signor ministro Paolo Gentiloni come stessero le cose rispetto al Progetto “BRISIN”.

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Per amor di Patria (così si diceva un tempo) non ci sentiamo di riportare come il funzionario della Farnesina, incaricato di rispondere, lo abbia fatto, con lettera formale in nostro possesso.

Con oggi Leo Rugens si dedicherà – con interventi fissi – a fare chiarezza su questo paradosso: vogliamo fermare i nigeriani clandestini ma nessuno in Italia si interessa a che in Nigeria venga alla luce l’Anagrafe con il concorso italiano, quali studiosi della materia e grazie ad aziende nazionali  super competenti in questo settore, dopo che siamo stati noi a sollevare il problema e a sensibilizzare governi e autorità nigeriane competenti. Anni di lavoro e di denaro speso per l’ipotesi e ora che si dovrebbe finalmente avviare la grande iniziativa, passiamo la mano ad altri?

L’Anagrafe, secondo i documenti in nostro possesso, è previsto si realizzi, lo ripetiamo, sin dal lontanissimo 2007, con un’ATI formalmente costituita da realtà di studio universitarie e d’imprese tutte italiane.

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Forse stiamo aspettando che altri paesi (la Gran Bretagna ad esempio?) si sveglino e facciano loro ciò che per accordi sottoscritti dovremmo fare noi? Stiamo parlando di denaro importante (miliardi di dollari), di cooperazione seria in tema di sicurezza e quindi di vera geopolitica.

Stiamo parlando di una rivoluzione dei paradigmi culturali nel popolosissimo Stato (180 milioni di abitanti?), cuore di un possibile cambiamento di rotta di tutto il continente africano e qui da noi nessuno ne sa niente?

Stiamo parlando dell’unica speranza strategica di dare lavoro a milioni di persone (dopo aver oltre tutto formato i formatori proprio in Italia!) impiegandole, per anni, nelle attività propedeutiche la nascita delle reti e degli uffici decentrati nei 36 stati che formano la Nigeria, e nessuno muove un dito?

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La metafora con la palazzina crollata ieri a Roma a via della Farnesina (un nome un destino?) è doverosa e illuminante.

Parliamo di interrompere il circuito dell’illegalità diffusa (senza anagrafe, motorizzazione, catasto non c’è fisco che tenga!) e con essa la prassi della corruzione che da quelle parti supera (sia pur di poco!) quella italiana e i promotori della meritevole iniziativa nessuno li ascolta?

Gentili signori, dateci segnali di interesse e vi diciamo tutto di questo paradosso italo-nigeriano.

La redazione di Leo Rugens.”

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