Complessità mediterranee: Malta, Francia, DGSE

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Qualcuno questa notte, giustamente incuriosito dal grave episodio dell’aereo precipitato subito dopo il decollo dall’isola di Malta, ha digitato nel iperspazio, “Malta-Francia-DGSE” (o una cosa simile) e la “saggezza infinita” di Google lo ha portato fino ad un mio post datato 22 ottobre 2012, cioè a quando il Leone Ruggente era letto da 6/8 gatti.

Il post lo ripubblico per vanità e per dare un contributo “sofisticato” (me lo dico da solo), spero non fuorviante, alla lettura di quanto continua ad accadere di tragico in questo Mare Nostrum.

Nella terre bagnate dal Mediterraneo dove non tutti i popoli sono riusciti a diventare mediterranei, dove gli uomini dovrebbero pensare più a cantare l’ulivo e il fico e a coltivare la vite, il melograno e il mandorlo, i francesi troppo spesso sono guidati da personaggetti che si sentono “sto cazzo” e così facendo si mettono in un mare di guai.

Scrivo ciò che scrivo nel ricordo di quanto diceva il Generale De Gaulle: “la Francia senza un suo dominio dell’Africa sarebbe una nazione/potenza di quarto/quinto ordine”.

E questo, decine di anni dopo, troppi francesi continuano a pensarlo. Con arroganza e unilateralità, come, anche recentemente, ho potuto personalmente constatare.

Per questo, tra l’altro, si agitano tanto in tutto il Mediterraneo e negli scacchieri bellici limitrofi.

Forse, a giudizio di qualcuno, anche troppo.

Qualcuno che potrebbe sapere come si fa a far cadere un aereo senza che i passeggeri lo desiderino.

Oreste Grani/Leo Rugens

“INTRIGO INTERNAZIONALE” 1 – LA GUERRA ITALO-FRANCESE NEL NORD AFRICA

Libero adattamento della Conferenza di Presentazione del libro “Intrigo Internazionale” di Rosario Priore e Giovanni Fasanella tenutasi in occasione del Master in Studi d’Intelligence Strategica e Sicurezza Nazionale organizzato nell’ambito del National Security Program Link Campus University of Malta, di Salvatore Italia

Relazione del Giudice Rosario Priore: Gheddafi e l’Italia

Rosario Priore

Gheddafi è stato portato al potere da un complotto ideato e organizzato ad Albano Terme e venne protetto diverse volte dai nostri servizi che sventarono operazioni spesso di marchio inglese e francese.
Così accadde, ad esempio, immediatamente dopo la sua ascesa al potere. Nel marzo del 1971 i servizi italiani intercettarono la nave “Conquistador 13” con a bordo un commando di mercenari, a paga inglese, in procinto di partire da Trieste.

Il proposito era di sbarcare sulle coste della Libia, e sotto il comando dell’ex consigliere di Re Idris, Umar al Shali, dirigersi sulle prigioni di Tripoli, dowe erano reclusi i detenuti politici e innescare un meccanismo di golpe (cd. Operazione Hilton).

Gheddafi ha operato in tutte le direzioni, moltissimi hanno pagato le conseguenze di questo suo attivismo politico che derivava non solo da nostre indicazioni, ma soprattutto da un’ambizione smodata di potere e dal suo denaro, derivante dai giacimenti di petrolio.
La sua azione si rivolse ad est e ad ovest: verso la Tunisia anzitutto. C’era Gheddafi dietro l’incidente di Gafsa, che fu poi sedato dai tunisini grazie all’intervento della marina francese che dispose lì al largo di Tunisi di una nave dotata di tutti i mezzi di guerra elettronica.

In Egitto ha tentato più volte di scalzare il potere istituzionale egiziano; agì anche nei nostri confronti perché aveva dei vecchi moti di antipatia verso lo stato che lo aveva aiutato a prendere il potere.
Ricordiamo ancora l’episodio di Malta, che venne quasi militarmente occupata dal regime libico che si insediò in tutti i gangli vitali e solo grazie all’azione del primo ministro Dom Mintoff noi fummo chiamati a sostituire i libici che furono cacciati dall’isola.

Ma più che altro Gheddafi mirava al Ciad, nel cui territorio portò con il suo esercito la guerra.
Il Ciad era in un certo senso il fiore all’occhiello e forse la ex colonia più amata dalla Francia.
Una regione che è stata sempre in discussione tra l’Italia e la Francia, perché ha una area, la fascia di Aozou, ricchissima di petrolio e quello che sfuggiva a molti ma non agli italiani ne ai francesi è che era ricchissima di uranio.
La guerra aveva una ragion d’essere precisa, a tal punto che già una certa conflittualità tra Francia e Italia era nata già negli anni ’30; infatti nel 1936 vi fu un accordo tra il primo ministro italiano Mussolini e il Primo Ministro francese Pierre Laval, che sarà poi fucilato nel corso della seconda guerra mondiale per le sue tendenze filo fasciste.

Ora le due vecchie potenze coloniali Italia e Francia giocavano la partita attraverso i loro successori, cioè la Libia e il Ciad.
La Francia operando apertamente in favore dell’ex colonia mandò il suo esercito con l’invio di aeronautica pesante a dare manforte.

La Libia però era aiutata dall’Italia, infatti noi avevamo un meccanismo di messa in congedo degli ufficiali dell’aeronautica che tramite una società, che si chiamava ALI, addestrava i candidati piloti libici, i quali non erano in grado almeno i primi anni di portare degli aerei da caccia o dei bombardieri di ultima generazione.

Noi abbiamo dato una mano fortissima alla Libia e questo ci ha generato un odio enorme da parte della Francia.

La Francia da parte sua ha sempre voluto il dominio dell’Africa, De Gaulle lo disse addirittura negli anni ’50 “la Francia domina l’Africa e con l’Africa è una potenza, senza è una potenza quarto, quinto rango”.
Ricordo che quando andavo a fare delle istruttorie in Tunisia ed Algeria i francesi non mancavano di dirimi che quello era il loro admir e qualsiasi immissione sarebbe stata considerata quasi un atto ostile.

La nostra cugina d’oltralpe aveva un dispositivo militare da fare impressione, dislocato in a tutti i posti strategici africani, ed era in grado di intervenire ovunque ci fosse un qualsiasi tentativo di abbandono, o di rivolta.
È chiaro che il Colonnello Gheddafi era un problema da non poco conto per i francesi, anzi Gheddafi era il diavolo per la Francia, nei suoi diari Giscard d’Estaing ripete spesso che uno degli obiettivi della politica francese è l’eliminazione del dittatore libico.

Tutto questo accadeva nello stesso periodo della strage di Ustica.
Sappiamo che in quel periodo si stava organizzando appunto un grosso colpo ai danni di Gheddafi e questo potrebbe aver giustificato l’azione militare di guerra aerea ai danni di un velivolo che forse era nascosto sotto il DC9 Itavia.
È noto che un velivolo designato con una sigla che significa “personalità a bordo, capo di stato” era partito da Tripoli e doveva raggiungere Varsavia. Questo velivolo giunto all’altezza di Malta compie una improvvisa deviazione verso Malta, cioè verso est e quindi torna indietro: non raggiungerà mai la rotta per Varsavia (ossia la corsia Ambra 13 del volo Itavia).

Probabilmente di questa operazione erano venuti a conoscenza i nostri servizi e forse anche quella volta c’era stata la grande spaccatura che è sempre regnata nel intelligence italiano tra la fazione filo araba e quella filo israeliana.
Qualcuno dei nostri agenti potrebbe aver riferito a Gheddafi che era pronto un agguato ai sui danni.

Io ho parlato anche con il capo dei servizi francesi (De Maranche), dal quale ero andato per caso per l’attentato al Sommo Pontefice, e lui così improvvisamente mi disse “io so che lei sta seguendo il caso di Ustica, ma lei che cosa cerca nel caso di Ustica? Sappia che io se vuole le metto a disposizione tutti gli archivi dello SDECE (Service de Documentation Extérieur et de Contre- Espionnage diretto allora da De Maranche) il famoso servizio francese esterno, non militare, che si occupava di fatti al di là del territorio francese. E mi disse ancora“lei non troverà mai una carta, da cui risulti, che io ho dato ordine di eliminare Gheddafi nel cielo di Ustica, cosa che avrei dovuto fare”.

La Francia dunque potrebbe essere stata lo stato mandate dell’agguato a Gheddafi. L’attentato non riuscì, Gheddafi rimase al potere, e da quel momento scattò un operazione più complessa, una fase due, che prevedeva addirittura l’invasione della Libia da parte dell’Egitto.

Oreste Grani

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