Cara a noi Dionisia, nessuno di noi dimenticherà Giulio Regeni. Anzi…

Dice Dionisia che è l’ora di non dimenticare, sfumatura per sfumatura, piega per piega, il nome e le azioni di chi era in Egitto – certamente – per arricchire un già notevole background culturale soprattutto per quanto riguardava quello che si chiamano le relazioni internazionali e la storia “sociale”di un Paese. Forte già di una prima capacità di analisi con cui cominciava a cercare di interpretare i segnali di interesse nell’immenso flusso di notizie che per altre vie arrivano ai servizi di intelligence, Giulio Regeni, ha trovato una morte straziante nell’Egitto di Al-Sisi. E’ ora di non dimenticare chi, animato da sincero patriottismo, era pienamente consapevole che stava svolgendo una missione nell’interesse della convivenza pacifica dei popoli e quindi prima di tutto tra quello egiziano e l’italiano a cui il giovane coraggioso friulano apparteneva. Certo Regeni non apparteneva (come ormai quasi tutti gli operatori internazionali appartengono), invece che al proprio Paese, a determinate forze politiche o gruppi di pressione ma certamente, come affermo dal primo giorno di questa tragica vicenda, era in Egitto per aggiornarsi sui grandi temi mondiali in discussione che possono avere ricadute indirette di intelligence come SCARSITÀ DI FONTI ENERGETICHE, PENURIA DI PRODOTTI ALIMENTARI, QUESTIONI DEMOGRAFICHE, RIAPPARIZIONE DI GUERRE RELIGIOSE.
Uno, due, tre, quattro tra i motivi per cui principalmente si addestra un “agente segreto” o
“un’analista di intelligence culturale” che dir si voglia.

Siamo qui tra l’altro per non dimenticare. Figurarsi un compatriota e le sue ultime tragiche ore. A questi pensieri e valutazioni vorrei poter offrire, quanto prima, una borsa di studi ad una tesi di laurea meritevole che, nell’anno 2016-2017, fosse dedicata a Giulio Regeni e al suo agire coraggioso e intelligente.

Oreste Grani/Leo Rugens

Cioè lo ribadiamo

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