Ricordiamo Anselmi e Pasolini per non dimenticare il groviglio bituminoso/petrolifero della P2

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Alla fine dei lavori dell’indagine parlamentare presieduta dall’on. Tina Anselmi sull’operato della Loggia Massonica Propaganda 2 si ritenne che quella trovata, per quanto veritiera, fosse solo una lista parziale degli affiliati all’orecchio del Maestro Licio Gelli.

Inoltre, l’onesta e intemerata ex staffetta partigiana ebbe a dire che, senza ombra di dubbio alcuno, quella su cui aveva indagato non era certo una  semplice combriccola di mascalzoni affaristi ma un vero e proprio sistema di metastasi antidemocratiche che pervadevano l’intero tessuto connettivo della Repubblica rendendola certamente non libera” come ingenuamente si sarebbe potuto credere fino a quel momento.

A lato del lavoro di indagine (fondamentale comunque per capire la complessità e la vastità rizomica pervasiva del tessuto connettivo dello Stato dei piduisti) emersero, nelle cronache giudiziarie e politiche, mille e mille altre vicende della storia dell’Italia post fascista.

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In particolare venne a galla il racconto drammatico di come intorno all’ENI (uccisione di Enrico Mattei compresa) si fosse giocata la partita della mancata sovranità della Repubblica.

In particolare si capì che era stato Eugenio Cefis il vero ri-costruttore della loggia P2 post fascista, prima di passarla, per scelte interne alle super logge americane che tutelavano e plasmavano il nostro dopo guerra, al materassaio Licio Gelli.

Quando parliamo di Gelli ci inoltriamo nel vero mistero di tutta la vicenda perché per chi lo ha conosciuto (ed io l’ho conosciuto) sembra incredibile che tutta Italia fosse andata a consegnare i testicoli e il culo delle “mogli” ad uno come lui. Un cagliostrino di periferia è un espressione impropria per differenza.

Parliamo di un ometto, con panciotto, divenuto un giorno potentissimo e burattinaio ma, fino a quel momento, burattino lui per primo e ricattato per l’ambiguità del fresco passato da doppiogiochista filonazista.

Cefis e l’ENI sono stati, dopo Mattei (ormai il fondatore era stato ucciso) una sola cosa e l’ENI e la corruzione finalizzata a mettere sotto schiaffo la democrazia parlamentare, altrettanto. Da questi impasti bituminosi (con il petrolio di mezzo, come Pier Paolo Pasolini intuiva, se non di bitume di cosa si sarebbe dovuto parlare?) non si uscì neanche con l’opera meritoria di Tina Anselmi o con la realazione di minoranza redatta principalmente dallo storico radicale americanista Massimo Teodori.

Morta Tina Anselmi, primo ministro donna in Italia

Partigiani in Val D’Ossola, Mattei e Cefis lavorarono insieme alla costruzione dell’ENI. Ben presto emerse nei due (entrambe forti personalità con grandi capacità di lavoro) una visione divaricata dell’impresa.

Per Mattei, lo sapete tutti, l’ente doveva concorrere a liberare l’Italia dalla schiavitù economica imposta dagli USA attraverso il petrolio. Cefis era invece orientato oltre l’Atlantico, fedele a quel giuramento massonico (ecco il problema del doppio giuramento) sottoscritto con i fratelli americani prima che con lo Stato italiano.

Avevano sostanzialmente una chiave interpretativa diversa di cosa si sarebbe dovuto fare in futuro e paradossalmente proprio della lotta di Liberazione nazionale dal nazifascismo che li aveva legati.

Per parlare dell’opera meritoria di Tina Anselmi e capire quanto la scoperta dell’esistenza della Loggia P2 l’avesse colpita e, in fin dei conti amareggiata, bisogna non perdere di vista la storia della morte traumatica di Enrico Mattei il 27 ottobre 1962 (54 anni addietro) quando il suo aereo precipita a causa, ormai è certo, di un sabotaggio perpetuato in Sicilia calcolato perché si consumasse nei cieli di Bascapè, in provincia di Pavia, poco prima dell’atterraggio. Fu un esplosione. Morto Mattei alla guida dell’ENI, cuore di tutto (ieri ed oggi) si insedia Marcello Boldrini, a sua volta uno dei padri nobili della DC e mentore di Mattei stesso. Ma è una parentesi scontata e al tempo ininfluente. Dal 1967 sulla poltrona di presidente dell’ENI si siede Cefis, restandovi fino al 1971, quando passerà alla Montedison. In quegli anni si finisce di demolire, dentro e fuori, il sogno di Mattei di un’Italia sovrana e proiettata nel mediterraneo con un ruolo di ponte strategico verso l’Africa. In altro campo in quegli stessi anni si buttava alle ortiche (in realtà nelle fauci di Wall Street) il personal computer denominato “La 101” messo a punto negli ambienti intellettuali e creativi coltivati ad Ivrea da Adriano Olivetti e i suoi ben selezionati geniacci.

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Si smantellano le idrovore petrolifere (e del denaro quindi necessario allo sviluppo e alla libertà dal bisogno di un’intero Paese) e si svende, per un dollaro, la più grande invenzione del secolo scorso. Non saprei come chiamare diversamente la scelta di fare computer piccoli e personalizzati.

Immaginate questa miscela tra denaro abbondante e innovazione tecnologica se non sarebbe stata sufficiente per cambiare per secoli il ruolo dell’Italia e del suo gruppo politico dirigente. Attenti alle date perché in pochi anni si arriva alla morte di Pier Paolo Pasolini, 2 novembre (oggi!!!!) del 1975 e quindi alla decapitazione di una delle intelligenze più lungimiranti del Paese, e, dulcis in fundo, alla soppressione di Aldo Moro quale lucido conoscitore dei servizi segreti italiani (e non solo) e figura culturalmente capace di affrontare la complessità mediterranea.

Mentre i destino (?) cinico e baro li toglieva tutti di mezzo la P2 infarciva le sue fila di tutti quelli che si può immaginare in un Paese contino qualcosa.

Ma come cazzo facevamo a venirne fuori? E così è stato.

La P2 oltre ad essere stato un luogo di malaffare (spero che nessuno ancora ne dubiti tranne quelli che continuano a non avere imbarazzo dalla presenza di gentaccia come Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo) è stata quindi la robusta cinghia di trasmissione degli interessi delle Super Logge Massoniche statunitensi (ma non solo frequentate da americani!) fino a quando il materrassaio non si è montato la testa e ha pensato di poter pensare. A quel punto lo hanno spento con un soffio (o soffiata che dir si voglia) ed è scoppiato il Caso P2 a cui negli anni a seguire ha lavorato l’onesta e determinata Tina Anselmi.

Tornado all’ENI e alla Montedison di Cefis tenete a mente che in quegli anni ’70  non ci siamo fatti mancare nulla.

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Nel 1974 la Montedison acquista “Il Messaggero” perché tra l’altro doveva essere punito (si comprava per quello spesso qualcosa) per essersi schierato nella campagna referendaria a favore del Divorzio. Cefis, con fondi senza limiti, acquista spazi pubblicitari (il metodo David Rossi e MPS decine di anni dopo) sul “Il Giornale Nuovo”, appena fondato da Indro Montanelli, la “Gazzetta del Popolo” (a Torino),”Paese Sera”, di sinistra a Roma. Dava e ritirava gettito a seconda se quella testata faceva ciò che lui e i piduisti volevano. Cefis arrivò a spartirsi la Confindustria con Gianni Agnelli: Agnelli Presidente, Cefis Vice.

Eppure tutto questo stava per saltare quando il dissenso all’interno del Grande Oriente d’Italia (proprio quel GOI che ancora imperversa guidato oggi da Stefano Bisi, successore di Gustavo Raffi, “terminale” nella stampa senese dei finanziamenti che David Rossi indirizzava alle testate per avere consenso e silenzio sulle malefatte del MPS e dei massoni eredi della P2 che, non lo dimenticate mai era “loggia2 affiliata al GOI appunto), nell’anno 1974, porta ambienti latomistici napoletani (La Gran Loggia di Napoli) a votare per la demolizione (così di definisce la chiusura di una Loggia di cui si abbattono simbolicamente le “Colonne”) della famigerata (anche dentro alla Massoneria il tanfo era ormai insopportabile) Propaganda 2.

Le carte ritrovate dicono che a Napoli si votò perché venissero aboliti i regolamenti particolari governanti attualmente la Rispettabile loggia P2 e le deleghe e norme organizzative e amministrative da essi derivanti. In pratica a Napoli si tentò di smantellare il potere di Gelli, di Cefis, di Umberto Ortolani. A Napoli, nel 1974, si tentò (guardate bene le date) di decidere che gli iscritti avrebbero potuto scegliere se aderire in maniera palese alla massoneria o uscirne. Era un estremo tentativo di non far degenerare tutto e non incaprettare il Paese.

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Non avvenne nulla di tutto questo, come tutti sapete. anzi il potere degli antitaliani asserviti alla cupidigia e alle trame eversive si consolida e gli affiliati traditori del giuramento primario alla repubblica italiana compaiono in ogni apparato, settore e azienda dello Stato.

E Aldo Moro viene rapito nel pieno degli effetti domino di questa sconfitta “segreta” interna alle dinamiche latomistiche.

Viene rapito e non salvato fino a vederlo morire il 9 maggio 1978.

Mentre emerge la fase più acuta della lotta armata di massa (la stagione del 1977 vede migliaia di giovani “toccare” le armi e uccidere altri giovani, i rossi contro i neri e i neri contro i rossi i più ignorando chi fossero Cefis, Gelli, Ortolani), Eugenio Cefis si ritira a vita privata in Svizzera (al tempo luogo sicuro) e alla guida dell’ENI viene messo Giorgio Mazzanti (fascicolo della loggia P2 n° 826).

Continua in modo palese il legame inscindibile Petrolio/Massoneria gelliana e il Mazzanti, non a caso, viene trovato in sella a tutto quello che ruota intorno alla madre di tutte le tangenti di quegli anni: la tangente ENI-Petronim del 1979. Spero che continuiate a guardare le date: tutto in un decennio.

Il meccanismo della tangente ENI-Petronim ma per la quale sorprendentemente viene prosciolto, era semplice. L’ENI pagò ai sauditi (ma questi nomi e queste situazioni non vi dicono nulla su chi ha responsabilità storiche del sangue che ancora scorre?) una tangente del 7% (sette per cento!!!!!!!) su un contratto di fornitura di petrolio per un importo (la tangente!) di circa 100 miliardi di lire.

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Con una deliziosa modalità d’accordo: quasi tutti i soldi tornarono indietro andando a finanziare in parte i partiti – come sostenne lo stesso Francesco Cossiga anni dopo – il Fronte di liberazione palestinese. Sauditi, partiti italiani e terroristi palestinesi (e non solo) che ammazzavano sistematicamente anche italiani innocenti in giro per il mondo o nei nostri aeroporti.

E questo, lo ripeto, non vi dice nulla su di chi siano state le vere responsabilità storiche del sangue che scorse e che ancora scorre?

La P2 e il suo Bancomat ENI vanno ricordati così se si vuole omaggiare Tina Anselmi e il suo fondamentale lavoro a guida della commissione d’inchiesta parlamentare sulla P2.

Oggi posso solo fare accenno a questo groviglio putrescente pronto a tornare (a modo mio)  sull’argomento.

Intento oggi ricordiamo più cose: tra l’altro che Pier Paolo Pasolini fu ucciso proprio un 2 di novembre e che quel reato che io evoco oggi per alcuni dei soggetti a cui mi dedico (Aurelio Voarino ad esempio) da queste pagine elettroniche (spionaggio politico!!!!!!!! che ancora esiste, amici cari, nei nostri codici) fu la base investigativa che consentì di conoscere tali Giuseppe Battista, Lorenzo Davoli e l’intramontabile Luigi Bisignani.

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Personaggi che varrebbe la pena ancora di capire cosa e come la pensassero rispetto all’OLP, ad Arafat e agli innocenti uccisi con quei soldarelli che si prendevano, si davano, si facevano ritornare ai sauditi e alle loro lunghe mani. Insanguinate.

Post che si deve fermare qui ma che non finisce qui. Altro che pressioni, minacce larvate, messaggi trasversali per farmi ammorbidire o cessare i ragionamenti.

Tornerò a parlare di quegli anni che sono anche i miei se si pensa che ero proprio a Napoli, dal 1973 al 1976 e che, dal 1976 al 1979, sono stato alla Rizzoli – Corriere della Sera.

Buona ricordo di Pier Paolo Pasolini e delle sue intuizioni petrolifere.

Oreste Grani che ora più che mai ritiene che si debba a cura dei miglioro esponenti del M5S che vogliono interessarsi di Intelligence e aSicurezza dello Stato (primo fra tutti Angelo Tofalo) dedicarsi allo studio approfondito delle carte. Prime fra tutte quelle che dobbiamo alla staffetta partigiana Tina Anselmi e alla Commissione di indagine sulla P2 da lei presieduta.

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