A quando il fallimento della Banca Popolare di Bari? Oggi Leo Rugens vede nero

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Banca Popolare di Bari? È la banca che “silenziosamente” è diventata grande e che ti è sempre vicina. Questo recita sostanzialmente l’ultimo spot. E questa pubblicità va in onda a Radio 24, 107,9 FM (media della Confindustria) mentre (poco prima e poco dopo lo spot), il giornalista racconta che la banca, ex solidissima, si prepara a fallire. Dice così, o poco ci manca!

Guardate che la situazione paradossale è avvenuta la sera del 2 novembre 2016, ore 18:00 e non nella mia fantasia rancorosa.

Ma è un paese normale quello in cui si beccano i soldi per fare spot e contemporaneamente il giornalista sputtana la famiglia Jacobini da cui viene pagato lo spot? Non dico che un tale agire non sia un “monumento” alla libertà d’informazione (ed io posso solo che essere contento) ma certamente la questione è insolita. E se fossimo di fronte ad una nuova Banca Popolare di Vicenza? E se la famiglia Jacobini stesse per seguire le orme tragiche degli Zonin? Si dice che in questi giorni a chi si è recato in Banca Popolare di Bari per ri-vendere le azioni un tempo acquisite a 9,5 euro l’una, è stata offerta la sostanziosa cifra di 0,49 euro, sempre ovviamente ad azione, dopo che per qualche mese le stesse erano scese a 7,5 euro.

Stiamo parlando dell’ennesima sola, questa volta piazzata al Sud invece che nel Nord Est o nella ridente Toscana?

E se questo ennesimo raggiro degli azionisti fosse la riprova di quale sia la “vera” condizione dell’economia di questo nostro già martoriato Paese?

Ci deve essere comunque qualcosa di malsano in un ripetersi di tante situazioni di “mettenculi” e di “piglianculi”.

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Se ben ricordo, a proposito di malsano, come fu per la vecchia “gloriosa sola” della Banca 121 (il primo vero effetto domino da cui parte lo scatafascio MPS), anche per la Popolare di Bari, qualche tempo addietro, è passato tale Vincenzo De Bustis (ogni volta, il nostro eroe, fa il direttore generale o giù di lì), personaggetto che non sarebbe male capire cosa faccia realmente e per chi organizzi tanti “biscotti”.

Fosse anche lui un massone “deviato” verso i famosi cazzi propri?

Ma amici italiani, quando cominciate ad alzare le mani?

Oreste Grani/Leo Rugens che questo De Bustis se lo ricorda in dei sontuosi uffici a Roma, in pieno centro, quando me lo fece conoscere, nel 2010/2011, proprio il “senese” Pierluigi Piccini, oggi sò perché – felpatamente – mi fottesse.

Sì, sì penso che sia proprio lui. Lui alla Banca 121 e ora lui alla Popolare di Bari. Con l’augurio (per i piccoli risparmiatori) che a Bari non finisca come a Siena: dove passa Attila-De Bustis, infatti, non cresce più un filo d’erba. Ne, tantomeno, rimane un euro. Chissà, viceversa come vivono lui e suo fratello che altrettanto conobbi in quell’occasione?

Lui me lo ricordo con un cardigan di cachemire che bastava per sanare la posizione di uno dei tanti “piglianculi” della Banca 121 o ora con la Popolare di Bari. I De Bustis, comunque, sono gente che casca sempre in piedi, a differenza di quelli che lasciano sul lastrico, senza il becco di un quattrino.

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