Ha stravinto Trump: New York non è l’America ed evidentemente gli “evangelici” che si erano schierati dietro a lui lo sapevano

trumpwillwin-notext

Molte donne che avevano votato per Barak Obama, non hanno votato per “questa” donna perché non l’anno sentita “una donna” ma una avida, bugiarda, macchina di potere.

Moltissimi democratici hanno considerato un errore la scelta di Hillary Clinton di fare fuori “truffaldinamente” un onesto ed intelligente concorrente come Sanders (anche perché ebreo) e negli Stati dove il senatore era forte questa slealtà della esponente di lungo corso della politica massonica urlogista elitaria è stata fatta pagare: la resa dei conti è stata dentro al Partito Democratico tra veri progressisti e bugiardi neo-conservatori sanguinari antidemocratici elitari organizzatisi proprio intorno alla cariatide Hillary Clinton. I voti espressi, per mesi, a favore di Sanders, erano tecnicamente una domanda di un pensiero democratico e di un agire a favore della gente ormai da troppi anni mancante nella vera patria della democrazia.

Tra una bugiardona guerrafondaia e un “guerrafondaio” doc, paradossalmente, la gente (New York è altro) ha scelto quello autentico. Pur di cambiare. E lo dico con amarezza: la gente (milioni e milioni di persone), pur di punire l’opportunismo di coda di Barak Obama che mai avrebbe dovuto sostenere una vecchia signora come la Clinton, ha scelto il tasta culi Donald Trump

Per questo, ormai è certo, New York non è l’America.

donald-trump2

Inoltre, evidentemente, molti cittadini americani sono stanchi di come vengono trattati. E questo è il dato da interpretare, ricordando inoltre che i giocatori di roulette (in questo caso ancora di più di altre volte) di Wall Street hanno scelto male il loro colore: hanno giocato il rosso ed è uscito il nero. E in questo caso non epidermicamente parlando.

Il tracolli borsistici ne sono la prova provata.

E in tema di roulette si può anche citare quella “russa” perché a nessuno sfuggirà la complessità implicita nello strano dialogo a distanza tra uno come Trump e uno come Putin. E mi viene da ridere a pensare a tutti quelli che ora dovranno organizzare un pensiero politico (si fa per dire) utile alle elezioni in Europa (ma di quale Europa ormai parliamo?????) che si terranno nei prossimi mesi: Francia, Germania, Inghilterra, Italietta. E, a proposito di Italietta, tenetevi le “pance” dal ridere (o dai dolori) ora che si vedrà come la politica estera sia tutto, come questo marginale ed ininfluente blog da anni sostiene.

Renzino e il suo SI, benedetto oltre Oceano, sono destinati ad una brutta fine.

Cose cazzute si delineano, cose cazzute come le guerre che invece di continuare ad espandersi, improvvisamente potrebbero avere una inaspettata contrazione. O viceversa potrebbero diventare una sola.

Perché, sia pur vero che al peggio non c’è limite, la politica estera statunitense potrebbe (per motivi di “neo isolazionismo” e limiti culturali di Trump) avere un cambio di rotta, e in questo cambio di rotta, ci sarebbe la possibilità, per il resto del Mondo, di assistere ad una stagione/stargate di cui i popoli, se ben guidati potrebbero paradossalmente approfittare. Una “dottrina Trump” (chiamiamola così), essendo fatta di semplificazioni tutte indirizzate dentro ai confini, potrebbe di fatto allentare la morsa che ha impedito, nel resto del mondo, la ripresa dei processi democratici.

Gli uomini del Presidente, ora più che mai, potranno sostenere, nelle prossime settimane, prima dell’insediamento previsto per il 21 gennaio 2017, con il neo capo di una parte del Mondo, che “nulla sarà mai più come prima”. Almeno fino al 2021! Al di là dei desideri di Trump di riprendere (a chiacchiere) il dominio del Mondo.

Perché, come vi stiamo ancora una volta ripetendo, la politica estera è tutto.

Prepariamoci al sopravvenire di situazioni che sarà una semplificazione definire complesse.

Ma questo, non me ne vogliate, era l’unica cosa prevedibile prima di questa tornata elettorale: era una vera alternativa del Diavolo (morti e feriti o morti e feriti), come ci eravamo permessi di dire. E, tal proposito, ci permettiamo sommessamente di far notare, che, non a caso, con questo risultato, hanno vinto “gli Evangelici” (parlo della potentissima Chiesa evangelica) che si erano schierati dietro a Trump, sia pur considerato il “Diavolo” con cui, comunque, fare il patto, pur di tornare al potere.

Perché, come si vedrà, secondo questo marginale e ininfluente blog, dietro a Trump c’è una regia “evangelica” e questo renderà ancora più difficile per alcuni sprovveduti italioti “fare di conto”. In politica estera e quindi in politica interna. Ma come forse sapete, per noi di Leo Rugens, non esiste “un dentro e un fuori” e quindi preparatevi a veri rivolgimenti, ad esempio, tra la Nato e gli avanzi europei, sia nel caso di un rafforzamento della Nato (così come la conosciamo), sia nel caso che la Nato si indebolisca a causa di un’ulteriore unilateralismo statunitense tutto pre-occupato del funzionamento del sistema Asia-Pacifico, attento solo strategicamente alla definitiva trasformazione della Cina in una superpotenza militare, oltre che economica.

Per capire come andrà il Mondo, vi stiamo suggerendo, quindi, di approfondire il pensiero della Chiesa Evangelica statunitense e di come quegli ambienti, culturalmente parlando, abbiano intenzione di interagire con quelle componenti ur-logistiche massoniche che, non sentendosela di considerare  progressista democratica una elitaria conservatrice bugiarda come la moglie del bugiardo Bill Clinton, hanno spostato tutto il loro potere a vantaggio del “diavolo” Trump. Per aprire ora una battaglia all’ultimo sangue con il resto del Mondo. In nome di un dio e quindi con una situazione pericolosissima per i credenti e i non credenti. Che, come si sa, quando c’è di mezzo “un dio”, ci vanno sempre di mezzo.

Cose diverse e lontane dai “palpeggiamenti del culo delle donne” di cui avete sentito parlare durante questa interminabile, distraente, dispendiosissima campagna elettorale.

Cose di cui parlano alcuni senza che tutti gli altri li possano ascoltare.

Cose tanto segrete perché, come si può solo oggi capire, non appartengono al business (non a caso gli scommettitori hanno perso alla roulette della borsa decine di miliardi nelle più diverse valute del mondo e ovunque nel mondo) ma alle complessità dei Saperi e delle Visoni Culturali contrapposte del Mondo. Tanto è vero che solo un’Intelligence culturale che fosse stata tale avrebbe potuto prevedere l’imprevedibile.

Noi, che non giochiamo in borsa, nel nostro piccolo, il giorno 25 gennaio 2016, su stimolo di una riflessione che la studiosa di cose complesse Stefania Limiti aveva fatto circolare in rete (onore all’intuizione e alla implicita solitaria pre-visione e allarme conseguente) simulammo l’invito al giorno del giuramento per Donald Trump.

1465568875_trump

Da uno scherzetto al dolcetto (per alcuni) il passo è stato breve.

Trump ha stravinto nel voto popolare, negli stati dove doveva perdere e ha adesso un Senato a maggioranza repubblicana! Questo sarà paradossalmente l’unico problema perché il vertici del sistema partitocrarico repubblicano lo detesta perché, con uno così, dovrà cessare di farsi i fatti suoi in accorto con i vertici dei democratici. Uniti, ladri di Pisa, a fottere la gente. Anche li come qui.

Auguri al mondo e a quelli che ancora hanno capacità e desiderio di assumersi responsabilità civili, politiche, culturali. Avere una certa età comincia a divenire un vantaggio perché almeno alcune cose ce le risparmieremo. Chiuderemo gli occhi prima e non dovremo vederle.

Oreste Grani/Leo Rugens


NEGLI USA LA DEMOCRAZIA – A VOLTE – FA BRUTTI SCHERZI: TRUMP, EX FIDANZATO (TRA LE ALTRE) DI CARLÀ BRUNI POTREBBE ESSERE ELETTO PRESIDENTE

harding

Il vecchietto/giovane (in quanto stimato ed amato da giovani) Sanders ha battuto, pochi giorni addietro, nell’Indiana, l’anziana Hillary Clinton. Trump ormai non lo ferma più nessuno e anche nell’imbarazzato (ma è proprio vero questo imbarazzo?) Partito Repubblicano, gli equilibri si stanno spostando a suo favore. Sarà uno strano novembre e il Mondo dovrà tenere il “fiato sospeso”, sia che si sfidino i “massoni” organizzati intorno ai Clinton contro i “massoni” organizzati intorno a Donald Trump, sia che, alla fine, in un imprevisto rush finale, Sanders batta, di misura, la Clinton. Situazione complessa, come da anni diciamo, sia per il popolo statunitense che per tutti noi. Vicini e lontani, come avrebbe detto Nunzio Filogamo. Dagli USA riceviamo (dal nostro corrispondente George Shi) uno ricordo di un presidente repubblicano (Warren Gamaliel Harding) eletto – inaspettatamente – nel novembre del 1920, proprio l’anno in cui fu ratificato il diciannovesimo emendamento che estendeva il suffragio femminile all’intero paese. La scheda dedicata ad Harding è troppo lunga e piena di riferimenti storici. Ve la risparmio ed elaboro io un “postino” adeguato ricordando a Shi, la prossima volta, di essere più coinciso. Questo nome (Harding) non dice niente a quasi tutti voi, se siete sinceri in questo momento. Eppure uno con questo nome, divenne Presidente degli USA, facendo leva sull’assoluto bisogno di “normalità” che in quegli anni serpeggiava in concomitanza con la confusione politica postbellica e quando molti americani si dimostrarono improvvisamente stanchi delle crociate idealistiche intraprese dal democratico Woodrow Wilson, presidente alla Casa Bianca dal gennaio del 1913 al quello del 1921.

Presidential candidate Hillary Rodham Clinton

Negli USA si fece strada il convincimento che soltanto una volta in una generazione si può innalzare un popolo al di sopra delle cose materiali. Così era apparso Wilson con i suoi ideali spianando la strada ad uno (Harding) che affermava, nel Partito repubblicano prima e in tutti gli USA dopo, che l’esigenza dell’America non era l’eroismo, ma la guarigione; non i toccasana, ma la normalità; non la rivoluzione, ma la ricostruzione; non il dramma, ma la calma; non l’irrequietezza, ma l’adattamento; non la chirurgia, ma la serenità; non la sperimentazione, ma l’equilibrio; non il tuffo nell’internazionalismo, ma l’appoggio al trionfante nazionalismo isolazionista. Perché di questo si trattava: chiudersi in un desiderio di normalità e di sentirsi soddisfatti nel difendere lo “status quo”. Isolazionismo, pericolosissimo per gli equilibri mondiali. Troppo o niente che si alternano da parte del “gendarme del Mondo”, genera grandissimi casini.

Le promessa elettorale di Harding di un ritorno alla normalità isolazionista rifletteva i suoi personali valori. Figlio di un agricoltore dell’Ohio amava presentarsi come il contrario di un intellettuale o di un crociato; si dichiarava essere soltanto un tipo all’antica sostanzialmente reazionario in tema di fede e moralità. Una tale autodescrizione, tuttavia, suggeriva il tipo di un “puritano” che Harding non fu mai. Fu solo un patentato bugiardo. Un bugiardone alla Donald Trump, per intendersi. Nella via privata, ben lungi dall’essere un moralista all’antica, beveva liquori di contrabbando nel bel mezzo del proibizionismo, fumava e fiutava tabacco da vero tabagista, gradiva intrattenersi ogni settimana con partite a poker e cercava attivamente soddisfazioni sessuali da donne diverse dall’austera matronale moglie che lui chiamava la “duchessa”. Ma la gente come poteva preventivamente sapere del carattere debole di Harding e del suo essere preda di tutti i vizi possibili? Non c’erano internet e facebook e i giornali dell’epoca non bastarono o non vollero bastare. Gli elettori videro semplicemente in lui un politico attraente, simpatico, socievole, amabile. Un tipo così, che si autodefiniva senza nessuna capacità di lungimiranza e senza doti di capo, ne alcuno spessore intellettuale, disse una volta: “Non posso sperare di diventare un grande presidente ma sarò ricordato come uno dei più amati”. Quando fu eletto (perché la democrazia fa anche questi scherzi per cui non vi dovrete troppo meravigliare se Trump dovesse divenire Presidente degli Stati Uniti d’America) il suo Gabinetto di Governo era composto di una tale accozzaglia di valenti personaggi (pochi) e di altri (troppi) che erano tra i peggiori del Partito repubblicano tanto che il suo Ministro degli Interni, Albert B.Fall, finì in carcere e, per un pelo, il suo Procuratore generale, tale Harry M. Daughererty, per poco non venne messo in stato d’accusa. Molte cariche minori spettarono a componenti di quella che ben presto sarebbe divenuta nota come la “gang dell’Ohio”: un gruppo di vecchi amici di Harding, con i quali il Presidente si incontrava regolarmente per giocare a poker, innaffiando – come detto – di bevande alcoliche di contrabbando le serate passate al tavolo verde alla Casa Bianca. Harding e i suoi amici si dedicarono a smantellare e a neutralizzare le componenti sociali ed economiche del progressismo che li aveva preceduti.

Donald Trump Addresses GOP Lincoln Day Event In Michigan

Sotto Harding (per fortuna durò poco) furono abolite leggi federali di garanzie sul lavoro infantile e sul salario minimo alle donne e come al solito (attenti ai luoghi comuni che ciclicamente si presentano) condannò al risarcimento dei danni le unioni sindacali in occasione degli scioperi. E mentre si mettevano sotto le opposizioni “di sinistra” (passatemi il termine) gli ignorantoni componenti della “gang dell’Ohio, usavano i legami con la casa Bianca per riempirsi le tasche. Il metro (riempirsi le tasche) è sempre quello ed è di facile riscontro. Si scoprì uno dei pokeristi che saccheggiava forniture mediche ed ospedaliere. Beccato, spinto a rassegnare le dimissioni, si trasferì milionario in Europa. Sempre per questioni di soldi, scoperto, si suicidò uno dei consiglieri più stretti del Presidente. Poco dopo si uccise anche un amico del procuratore generale Daugherty. L’uomo, che non aveva cariche federali, aveva aperto un ufficio presso il Ministero di Giustizia, adoperandosi – dietro pagamento di una parcella – in favore di persone implicate in procedimenti giudiziari. Il Procuratore generale stesso fu accusato di aver impiegato in modo fraudolento i beni tedeschi confiscati dopo la guerra. Trapelato il fatto, il Procuratore, rifiutò di testimoniare per non doversi autoincriminare! Avete letto bene! Denunciato due volte, non venne mai imputato di quel reato IN QUANTO AVEVA FATTO SPARIRE LUI STESSO LE PROVE, DISTRUGGENDOLE.

bernie-sanders-780x439

Ma il caso più eclatante è quello che va sotto il nome di Teapot Dome, che, come quello del Watergate esploso cinquant’anni dopo, diventò la parola chiave per definire un’epoca di corruzione governativa. “Teapot Dome” era un giacimento di petrolio in terra federale che avrebbe dovuto essere amministrato dal Ministero degli Interni, alla cui guida era l’Albert B. Fall, già citato. Questi fece in modo di concedere lo sfruttamento a società private, adducendo il pretesto che i contratti erano stati fatti nell’interesse del Governo. Cose che, dalle nostre parti, si sentono dire spesso, anche a Lodi, a 20 chilometri da Milano. I sospetti aumentarono quando, improvvisamente Fall cominciò a vivere da nababbo. Ad Harding stesso fu risparmiata l’umiliazione di una denuncia pubblica. A questo punto si dice che abbia pronunciato la famosa frase: “Dio mio è un mestiere infernale! Non sono i nemici a mettermi in difficoltà; da loro mi posso difendere benissimo. Ma i miei maledetti amici! I miei stramaledetti amici! Sono loro a non farmi dormire di notte!”

Nel giugno del 1923 partì per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, un giro di comizi nel Sud. Ebbe un infarto e dopo una sosta in un albergo a San Francisco, morì. Trasportato nell’Ohio, milioni di cittadini si schierarono lungo il percorso per onorare il presidente scomparso. Alla lunga, comunque, il dolore si trasformò in disprezzo e in disgusto. Per quasi dieci anni dopo la morte di Harding, davanti alle commissioni congressuali e poi ai tribunali, ci furono rivelazioni scandalose sui funzionari della sua amministrazione. Si venne a sapere di relazione amorose di Harding con numerose amanti. Come risultato di simili scappatelle amorose e di amicizie con persone corrotte, l’amministrazione di Harding fu vista come una delle peggiori della storia americana. In attesa che l’eventuale amministrazione Trump gli strappi il primato.

Oreste Grani/Leo Rugens


STEFANIA LIMITI SEGNALA UN GRAVE PERICOLO IMPLICITO NELLA “RESISTIBILE ASCESA” DI DONALD TRUMP

L’allarme ragionato che Stefania Limiti lancia sulla “resistibile ascesa” del fascista Donald Trump non è solo da condividere ma deve dare il segnale di una campagna che, a basso costo (se non di attenzione e di intelligenza), fareste bene a varare subito anche in Italia. Certamente ci aiutereste non poco a fare luce sugli avvenimenti in corso dove le fragilità della signora Clinton, in campo democratico, stanno tutte emergendo.  Per non avere dubbi su Trump e la sua funzione antidemocratica (circoscritta in un primo momento agli USA ma successivamente qualora risultasse eletto, planetaria), dovreste ricordare che aveste il privilegio di risentire parlare di Trump, in tempi non sospetti, da ambienti che, se ricordo bene, avete (amici biricchini ma coraggiosi) ogni tanto l’ardire di frequentare e che vi avevano cominciato a raccontare di interessi immobiliari macroeconomici di Trump anche nella vicina Cuba. L’isola, all’epoca dei fatti che vi suggerisco di ricordare, non era ancora sdoganata, come oggi appare. Dovreste ricordare che gli ambienti internazionali che a volte ascoltate incuriositi, vi davano il parrucchinato che si preparava a far progettare campi da golf e alberghi in Cuba, in stile “Battista” e clima pre-castrista, quando le cancellerie di mezzo mondo non sembravano sapere nulla di queste attività immobiliari. Ha ragione inoltre la Limiti a riportare il clima squadristico intorno al candidato repubblicano che i vostri media non descrivono e soprattutto quel dettaglio delle attività di sostegno sfegatato di quel figuro (Steve Pieczenick) di cui invece, con la massima attenzione e tempismo, voi del blog, vi siete a suo tempo interessati (Moro andava ammazzato, parola di Pieczenick, l’americano).

Pieczenick è un vero mascalzone, nemico dell’Italia e della sua legittima e necessaria sovranità. Se intorno a Trump si raduna una tale teppaglia (ed è così), in tutto il mondo si deve stare all’erta per il ruolo geopolitico che gli Usa, comunque, continuano ad avere, almeno fino al 2025.

E brava la Limiti, mi ha preso in contropiede perché questo allarme lo avrei dovuto lanciare io che sono qui proprio per questo. Toccato!

George Shi, se così mi chiamo.

Schermata 2016-01-25 a 09.57.44Schermata 2016-01-25 a 09.58.21Schermata 2016-01-25 a 09.58.47Schermata 2016-01-25 a 09.59.22Schermata 2016-01-25 a 09.59.46Schermata 2016-01-25 a 10.00.08


PER AMORE DI VERITÀ! VERO, FALSO, O AUTENTICO IL DOCUMENTO CHE PUBBLICO IN ESCLUSIVA MONDIALE?

 

Trump

Ho ricevuto (come mi capita ad ogni elezione dal 1981!) l’invito a presenziare, nel gennaio 2017, alla Cerimonia di Insediamento, a Washington, del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Per onestà, pur standomi sullo stomaco (come pochi) l’improponibile Matteo Salvini, devo mostrare alla rete il fax-simile del biglietto da cui si deduce che esiste una assoluta sintonia di visione politica e culturale tra i due tanto che, lo annuncio in prima mondiale, Matteo Salvini sarà il vice di Trump, qualora lo stesso vincesse. Altro che non sapere chi sia questo nostro autorevole estremista kus-kus-klaiano lombardo! Qui ci sono troppi bugiardi in libertà: uno è certamente Trump; l’altro potrebbe essere Salvini; viceversa sicuramente uno mostra la verità “documentata” e quello sono io. Non so capire come in termini di diritto statunitense si possa fare un’accoppiata con un non cittadino americano ma, in vero, a me l’invito è pervenuto e con il solito dovuto anticipo. Tanto per avvertirmi e tenermi libero.

autentica (1)

Per aiutarvi a riflettere sulla fase e sui cazzari che mantenete lautamente stipendiati:  mente Trump su tutto (ma questo potrebbe non essere ostativo alla sua nomina); Matteo Salvini è quel millantatore, venditore di tappeti e di tombini di ghisa che sappiamo; rimane quel ininfluente e marginale blogghettaro un po’ borgataro di Grani che con la scusa del Vero, del Falso e dell’Autentico la butta in …caciara. Tanto per depistare.

Oreste Grani/Leo Rugens

Advertisements

4 thoughts on “Ha stravinto Trump: New York non è l’America ed evidentemente gli “evangelici” che si erano schierati dietro a lui lo sapevano

  1. Gennariello Fieramosca in ha detto:

    I nemesici tarocchi di Trump sconfiggono l’ormai circhettino tossico e imbambolato di hollywood.Questo è il primo dato psicometrico che emerge.
    Il dato politico è invece che i sauditi e fratelluzzi(ogni riferimento al gergo del baccagghio è puramente casuale) musulmani vari ed eventuali vedranno bonificata la loro opera di infiltrazione negli apparati usa. Tempi duri quindi per i terroristi ribelli in Siria e per i nazistelli neopopperiani in Ucraina.La vera guerrafondaia doc da mettere fuori gioco qui era la Klinton non certo Trump che di guerre non è ha fatto neanche una…fino a prova contraria.
    Sarebbe invece interessante concentrarsi sulle posizioni politiche dei mormoni,quelli che forse hanno la banca dati genealogica piu’ imponente del mondo,come sa la sono procurata?
    Altra domanda: come l’ha presa il nostro caro palindromico filantropo speculatore sostenitore dell’insostenibile?

    • ilrisvegliodeldragone in ha detto:

      Sentivo la sua mancanza. Oggi più di altri giorni. Puntuale, arguto, veggente è ricomparso. Grazie e buon proseguo.
      Oreste Grani

      • Gennariello Fieramosca in ha detto:

        La leggo sempre e grazie di dare la possibilita’ ai fruitori della rete di esprimere le proprie opinioni su argomenti cosi importanti.Ritornando all’arcano,nel senso di misterioso, trionfo di Trump ,devo dire che è stata una sorpresa per me come suppongo lo sia stato anche per le decine e decine di giornalisti mainstream che lo davano per spacciato.Cosa sia potuto succedere noi popolani forse non lo sapremo mai. Quello che tenevo a sottolineare è che il dato importante di questo “imprevedibile” calembour della storia è che l’eremitaggio dorato hollywoodiano, con le sue magliettine da basket lunghe fino al ginocchio come fossero kaftani e le barbe hipster da califfato lisergico,è stato sconfitto da folle che forse anelano piu’ alla temperanza,omologa peraltro della sobrieta’ nella moda,che è necessita’ di riconciliare gli opposti.Quindi ben venga ,sempre se dovesse venire, un neoisolazionismo statunitense.

      • ilrisvegliodeldragone in ha detto:

        Ci mancherebbe che uno ritenesse un luogo magico come la rete, “cosa propria”. Bastano gli esponenti della nostra gagliarda partitocrazia a ritenere che tutto sia cosa loro o “Cosa nostra” a seconda delle latitudini. Scriva che le sarà aperto.
        Buona notte o buon risveglio.

        O.G.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...