Davanti alla Trump Tower, a New York, gli USA mostrano la complessità implicita nel dopo-voto “democraticamente” espresso

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Il mondo, dopo aver visto come fa una come Hillary Clinton a perdersi per strada oltre 10 milioni di voti, spingendo nell’apatia e nell’astensione una parte determinante del proprio elettorato democratico (donne, afroamericani, ispanici), ora potrebbe dover assistere ad una sempre più strisciante, lacerante, oggettiva “seconda guerra civile americana”.

La vastità (e la composizione articolata) delle manifestazioni che si stanno diffondendo nelle maggiori città statunitensi, potrebbero dire che in troppi non hanno intenzione di rappacificarsi con uno come Donald Trump.

Complessità che si aggiunge a complessità perché, spero vi sia chiarissimo, non si tratta di simpatie o antipatie verso il sindaco di Sarzana ma indirizzate nei confronti del Comandante Supremo delle Forze Armate dell’Esercito più potente del Mondo. Perché questo, dal 21/22 gennaio 2017 sarà Donald Trump. E, nel caso dell’Italia, anche, di fatto, il vero leader della Nato e quindi delle “nostre” Forze Armate. Per quel poco che possano contare.

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Tenete conto che uno dei fattori di incertezza geopolitica mondiale che Donald Trump (proprio lui e quindi cominciate ad abituarvi) dovrà affrontare riguarderà la sorte del così detto Occidente (?), indebolito, se non diviso, dalle cazzarate intorno alla guerra irachena e al suo dopo in essere, al conflitto libico, alla carneficina siriana, alla sorte dell’ISIS e soprattutto dello sgarrupatissimo Egitto (sull’orlo del tracollo) guidato dal galantuomo democratico Al-Sisi.

Il tutto dovendosi confrontare con un ometto alla Erdogan e sotto l’occhio vigile ed interessato di Putin che, pericolosamente, un sacco di gazzettieri farneticanti e sempre in cerca di un deretano da leccare, indicano come un gigante della scena mondiale.

Cominciate ad abituarvi quindi a meno che tutto non si risolva all’americana intendendo “alla Dallas” (e scrivendo questo certamente non come un auspicio ma solo citando la nostra collaboratrice pre-veggente e preoccupatissima di quanto, in passato, cittadini americani hanno ritenuto liberamente di fare) che, o scoprite che Trump è un genio, fino ad oggi incompreso, in “politica estera”, oppure oltre all’indebolimento (ma esiste ancora?) della UE, potremmo cominciare ad assistere alla messa in mora della stessa NATO se l’unilateralismo americano dovesse accentuarsi. Il tutto in un opportunistico, ipocrita (nel senso di ricoperto d’oro visto quanto costa tenere in armi la NATO) modello di attacco-difesa a geografia e geometria variabile.

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In poche parole un’Europa che diviene sempre di più irrilevante per Trump e con cui si potrebbe preferire tornare alle semplificazioni degli Stati Uniti che stringono accordi bilaterali. Metodo che in molti cretini suggeriscono, spaventati da ogni luogo mentale o di accordo dove la complessità sembra emergere o essere l’elemento caratterizzante. Ma che si voglia o meno azzerare l’Europa così come oggi si presenta già in ordine sparso o che si vogliano dare ordini ferrei tendenti a ribadire sudditanze e facili utilizzi, il vero problema per il semplice (questo certamente lo si può affermare culturalmente parlando), nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America sarà se la sua natura o gli stereotipi che sembra avere in mente (e ormai non è più un ragazzo che si sta formando) lo spingeranno verso questa cazzarata del far tornare gli USA fortissimi ovunque e a qualunque costo. Soprattutto se dovesse improvvidamente mettere mano al Sistema Asia-Pacifico dove, per inoltrarsi e trovare soluzioni stabili e vantaggiose, oltre che avere numerosissime “cannoniere” bisogna avere strumenti culturali capaci di giocare a scacchi/Ma-Jong con i padroni del Tempo e che ti guardano e ti pesano da dietro le fessure dei loro occhi a mandorla. Come stanno le cose questa mattina e in presenza di questi giganti (si fa per dire) che la guidano (italiani, francesi, tedeschi, spagnoli) Eurolandia sta per uscire dalla Storia! A meno di un miracolo della notoria e taumaturgica Madonna di Pompei. Ma siamo a gente che si affiderebbe ai “miracoli”.

In piena regressione del suo processo integrativo e di crescita politica, l’Europa, in ordine sparso, affiderà la propria sicurezza (quando le dovesse servire ma sarà prevalentemente questione di guerra tra la gente che si continuerà a combattere sul fronte semplificatorio denominato impropriamente terrorismo e che comincerei, viceversa, a definire ” insorgenza”) uscirà dalla storia e dovrà affidare la sua parcellizzata sicurezza alla eventuale benevolenza americana. Una nuova Yalta ancor più umiliante, “bloccante” e offensiva nei valori culturali potrebbe quindi aspettarci. Una Yalta, decisa da Putin/Stalin e da Donald Trump (che non mi sento di accostare a Roosevelt) per avere meno rotture di coglioni possibili sul fronte delle “pulci che pretenderebbero di avere anche la tosse” (gli europei!) e dedicarsi con le mani libere alla “Terza Guerra mondiale” da dichiarare sostanzialmente alla Cina e al suo progetto di egemonia mondiale.

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Come vedete, senza Europa e senza mediterraneocentricità, siamo finiti dentro il solito “dalla padella alla brace” o tra Scilla e Cariddi per rimanere nel Mare Nostrum. Intendendo dire che saranno solo guai da queste parti se i nuovi tra loro simpaticoni (Putin-Trump) dovessero decidersi che il Dragone, risvegliatosi, deve tornare a dormire o – addirittura – passare a miglior vita.

Pensieri che mi obbligano, da italiano europeo-mediterraneo mancato (non certo per mia volontà), a considerare i rapporti transatlantici  determinanti per scegliere chi, nell’ambito della mia Italietta, dovrà guidarmi. Nessuno che abbia vocazione a fare il servo. Nessuno che pensi che il problema sono le ondate immigratorie e l’edilizia dei muri da costruire.

Oreste Grani/Leo Rugens che consiglia di andarsi a rileggere le dinamiche tra Gulliver e i Lillipuziani, metafora del sommo Swift è che è sempre meglio avere in mente.

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