Arresti in Toscana. I rifiuti, oltre ad attirare i sorci, portano i galera il Corti Andrea e non solo

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Mentre chi non legge il blog è  sorpreso dalla vittoria di “pannocchia”, il Corti Andrea finisce in galera per una faccenda di rifiuti mentre Antonella Giglio diventa amministratrice unica di AMA.

Il Corti Andrea si riassume così:

50 anni, direttore generale dell’Ato Toscana Sud [Arezzo, Grosseto, Siena], l’arbitro della raccolta e dello smaltimento dell’immondizia, dovrà rispondere dell’accusa di turbativa d’asta e corruzione insieme all’ex parlamentare senese esperto di rifiuti, Fabrizio Vigni e ad altri 3 professionisti chiave per l’andamento della gara per i quali è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici. A lui in particolare i magistrati rivolgono l’accusa di aver incassato compensi illeciti per oltre 380mila euro.
Gli inquirenti indagano dal 2014 sull’assegnazione dell’appalto ventennale da circa 171 milioni l’anno per un totale di oltre 3,5 miliardi di euro, affidato dall’Ato di Corti che della gestione dei rifiuti dell’area è regolatore e arbitro per conto dei comuni. Vincitore privato della gara, assegnata nel 2012, era risultata la Sei Toscana, una società frutto di un raggruppamento d’imprese pubbliche e private riconducibile tra gli altri alla vecchia Banca Etruria e alla Castelnuovese, la cooperativa guidata per un decennio dall’ultimo presidente dell’istituto, Lorenzo Rosi. Sulla base di un approfondito esame degli atti di gara nonché della copiosa documentazione contabile e bancaria acquisita nel corso delle indagini dalle Fiamme Gialle, è però emerso che gli indagati avevano concordato preliminarmente – nonostante rivestissero ruoli distinti ed incompatibili – le modalità di dettaglio della procedura (addirittura le domande da rivolgere ai potenziali concorrenti), nonché la stessa materiale redazione di alcuni documenti, strutturando di fatto “su misura” il bando di gara così da favorire la società appaltante. Tra l’altro, come ipotizzato da un esposto del Movimento 5 Stelle alla Corte dei Conti che ha dato origine all’inchiesta, gli indagati avrebbero inserito nel bando stesso talune clausole che risultavano particolarmente vessatorie per ogni altra impresa che avesse voluto partecipare alla gara con la chiara finalità di scoraggiare eventuali concorrenti.

I guadagni illeciti di cui avrebbe beneficiato Corti sarebbero stati giustificati contabilmente dagli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto facendoli figurare quali costi sostenuti (fittiziamente) per incarichi di prestazione d’opera professionale o per collaborazione e/o consulenza. Quanto agli altri indagati colpiti da interdizione, si tratta innanzitutto di chi ha scritto il bando e di chi ha steso il progetto del vincitore. Quindi l’avvocato Valerio Menaldi, 52 anni, del foro di Firenze (interdetto anche dalla professione legale), partner, come Tommaso D’Onza anche lui indagato, dello studio legale fiorentino Mariani e Menaldi che ha redatto le regole della gara. Fa da contr’altare Eros Organni, l’amministratore delegato di Sei approdato alla guida della società dopo averne curato il progetto per vincere il bando insieme al collega Dario Capobianco.  Al momento della nomina al vertice di Sei, uno dei suoi grandi elettori, il sindaco di Siena, Bruno Valentini, l’aveva difeso definendolo un “tecnico dei servizi pubblici locali”. Dimenticandone forse le passate vesti di partner dello Studio di commercialisti di Luciano Nataloni, l’ex consigliere di Banca Etruria in tempi più recenti finito nel mirino della procura di Arezzo per “omessa comunicazione di conflitto d’interessi”, con cui Organni ha condiviso una lunga lista di attività imprenditoriali.

La misura cautelare dell’interdizione dai pubblici uffici per un anno ha toccato infine anche Marco Buzzichelli, 54 anni, consigliere di Sei, ma soprattutto amministratore delegato di Sienambiente, ovvero il perno sul quale è nata la stessa Sei. Il gestore del piano provinciale senese dei rifiuti fondato alla fine degli anni ’80 dagli enti locali e dal Monte dei Paschi di Siena, di cui Rosi è stato consigliere dal 1997 fino al 2002, conta tra i suoi storici presidenti anche un personaggio del calibro di Fabrizio Vigni. Ovvero l’ex consigliere provinciale e comunale di Siena, che da parlamentare, tra il 1994 e il 2006, è stato membro della Commissione ambiente della Camera e ha partecipato alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un curriculum d’eccellenza, insomma, per uno dei padri spirituali e materiali di Sei Toscana (che ha presieduto fino al marzo scorso) e dell’Ato Toscana Sud. Un figlio che gli è però costato l’iscrizione nel registro degli indagati.

L’avvocatessa Antonella Giglio si presenta invece così:

Avvocato Giglio, quando ha saputo di essere stata scelta?
In realtà l’ho scoperto sui giornali: sapevo che in Commissione sarebbe stato portato un solo nome, e di essere in corsa, ma nessuno mi aveva comunicato nulla ufficialmente.

Come è nata la sua candidatura?
Quando una mia cara amica consigliere dei 5 stelle mi ha detto che si era aperta questa posizione, ho pensato che sarebbe stata una sfida professionale interessante: ho sempre lavorato con gli enti pubblici, curando ricorsi su procedure e gare. Adesso farò il salto della barricata e proverò a scrivere atti amministrativi legittimi: questo è uno dei grandi problemi del nostro Paese. E anche di Ama.
….

Ma come si cambia Roma?
C’è un’azienda, Ama, da riorganizzare. Ma c’è anche una battaglia culturale da fare: il concetto di rifiuti e di raccolta qui è tutto da costruire. La maggior parte delle persone normali l’indifferenziata non la fa e non sa neppure cosa sia. Dobbiamo insegnare ai romani che i rifiuti non sono solo spazzatura ma anche una risorsa: non a caso nel mondo tutte le società che si occupano della loro gestione fanno soldi, solo l’Ama ha problemi economici. Partiremo da qui.

Ci dica tre priorità del suo programma.
Credo che questa azienda abbia bisogno di efficienza, trasparenza, legalità: tutte cose che spesso sono mancate in passato. È presto però per entrare nel dettaglio: devo prima conoscere la struttura e le risorse a disposizione.

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E della Muraro che opinione ha?
Mi sembra una persona estremamente competente, che sa ciò di cui parla. Altre valutazioni non spetta a me farle.

A Roma e all’interno del Movimento 5 stelle si è discusso molto dell’assessora all’Ambiente, anche per i suoi vecchi legami con Ama. Ma secondo lei all’azienda serve più competenza o discontinuità con il passato?
Credo che non si possa prescindere da entrambe le cose: è importante avere persone che sanno dove mettere le mani, ma se poi le mani le mettono male è anche peggio. È evidente che qualcosa in Ama non abbia funzionato: fino a che punto servirà rompere con le precedenti gestioni potrò dirlo in futuro.

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Si aspetta di trovare resistenze anche al suo arrivo in Ama?
Io mi auguro di trovare un clima positivo, perché mi piace lavorare in armonia. Ma se non ci sarà disponibilità totale non avrò remore a cambiare alcune pedine dove necessario. Del resto, se qualcuno non vuole stare in squadra può andare benissimo in panchina.

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Dopo gli arresti a La Spezia, l’antimafia a Sarzana, l’arresto del Fani Stefano presidente dei costruttori edili di Firenze, quest’ultimo, ma non ultimo, arresto segnala che in Toscana e nella limitrofa area della Liguria si stia consumando una battaglia o regolamento di conti che potrebbe portare a uno smottamento definitivo del PD. Non vedo l’ora.

Sottolineo che dove non vi sia l’ombra della malavita organizzata, intorno ai rifiuti troviamo sovente la politica; di questo la neo amministratrice Giglio mostra piena consapevolezza e poiché Muraro è ancora al suo posto mi viene da dire che le trincee scavate a difesa della Capitale dagli onesti 5 Stelle tengono, con l’auspicio di un imminente contrattacco, di quelli in cui non si fanno prigionieri.

Dionisia

 

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