Matteo Renzi, a pochi giorni dal voto, tra la burrosa esterofila Boschi e il criminale acclarato Verdini

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Congrue le richieste del PM nel Processo P3. Vediamo come va a finire soprattutto per il Macellaio di Aulla, Denis Verdini.

Perché, come sapete, una cosa sono le ipotesi del Pm e una cosa sono i giudizi. A volte (raramente) i giudici sono più severi dei PM. Speriamo che questa volta sia una di quelle. Poco più di 4 anni per il leguleio (è lui che ha suggerito i termini delle riforme costituzionali e delle leggi elettorali dovrebbero guidare la vostra repubblica nei prossimi anni e che, per dichiarazione pubblica, riscuote la stima, in campo politico-giuridico, della burrosa ministra Elena Boschi), pseudo-massone (certamente invece mestatore di professione), promotore di comitati d’affari e di cabine di regia occulte in piena violazione della Legge Anselmi. Gli altri sono gentaccia che potrebbero beccarsi dai nove anni in giù. Di Flavio Carboni dico solo che: “Una condanna definitiva a 8 anni e 6 mesi per la vicenda del fallimento del Banco Ambrosiano e una serie di assoluzioni: dall’accusa di concorso nell’omicidio di Roberto Calvi dopo che il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo; dall’accusa di essere stato il mandante dci tentativo di omicidio di Roberto Rosone, vice di Calvi all’Ambrosiano; dall’accusa di falso e truffa ai danni del Banco di Napoli; dall’accusa della ricettazione della borsa di Calvi. Queste sono solo alcune delle vicende che hanno visto coinvolto il discusso faccendiere sardo Flavio Carboni, arrestato oggi per l’ennesima volta nell’ambito dell’inchiesta all’eolico in Sardegna [… ].
Dal suo primo arresto, avvenuto in Svizzera nell’estate del 1982, la vita di Carboni è stato un continuo andirivieni tra aule di tribunale e arresti, quasi sempre annullati rapidamente. Le risultanze giudiziarie hanno evidenziato – secondo i pm – lo stretto legame di Carboni con esponenti della banda della Magliana e della mafia. Legato soprattutto alla storia del Banco Ambrosiano e della morte di Calvi, per la quale, oltre alla recente assoluzione dall’accusa di concorso in omicidio, era stato già chiamato in causa per la falsificazione del passaporto e l’espatrio clandestino del banchiere e per concorso in esportazione di capitali, il nome di Carboni emerge anche in altre vicende [… ]. Durante il sequestro Moro, per esempio, Carboni avvicinò esponenti Dc offrendosi di sollecitare l’intervento della mafia per la sua liberazione. Qualche giorno dopo Carboni riferì però che la mafia non voleva aiutare Moro perché troppo legato ai comunisti […]. Infine, il nome di Flavio Carboni entra anche nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.”

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Torniamo quindi su Denis Verdini. Con piacere ri-dichiaro di avere una questione personale con il norcino (scusandomi con i già tanto sfortunati abitanti della bella Norcia) di Aulla per aver lui, in complicità con altri senesi asserviti, scelto quel poveraccio di Alessandro Nannini per farne uno pseudo candidato di destra (era stato sempre comunista fino al giorno prima) nelle elezioni della primavera del 2011 a Siena dove “aspettatamente” il costituendo laboratorio del Nazareno, fece eleggere l’imbarazzante Franco Ceccuzzi, PD, e vera espressione della banda di malfattori che è ancora giudizio per quanto è avvenuto dentro e fuori il MPS, la Mens Sana, e i budget erogati dal povero David Rossi negli anni prima di essere costretto a morire anticipatamente.

Teniamo conto che 350 milioni di euro sono una cifra complessa da giustificare con campagne di comunicazione che non cavavano progressivamente un ragno dal buco. 350 milioni spesi per vedere sempre di più precipitare la reputazione del committente: o cretini incompetenti o ladri patentati.  Comunque morto il povero Rossi e viceversa ancora ricchi, vivi e in libertà, gli altri. Compreso il suo vecchio amico Stefano Bisi.

I quattro anni a Denis Verdini glieli dovrebbero solo dare per aver determinato l’elezione di uno come Ceccuzzi!

Altri xyz per cospirazione. Perché – di fatto – questo fanno questi ceffi. E questo fu l’errore iniziale, cioè quello della cancellazione del reato  di cospirazione contro i poteri dello Stato commesso da parte di Licio Gelli e da tutti i membri della P2. Oggi non avremmo ancora in giro quel vecchio biascicante di Maurizio Costanzo, il non so cosa faccia Fabrizio Cicchitto, il colonnello Antonio Cornacchia e le sue illuminanti memorie. Non avremmo avuto  Berlusconi e il berlusconismo e mille e mille altre forme di occupazione della “cosa pubblica”, finalizzata a tutto meno che al bene della collettività o a dare sostanza alla finalità sintetizzata magistralmente nell’espressione “che nessuno rimanga indietro” a cui i massoni veri si ispirano e non a quella dell’esercizio del potere in quanto tale.

Di Verdini il Norcino penso che sappiate tutto mentre dell’ottuagenario Flavio Carboni è bene rinfrescarvi la memoria. Sono le incursioni che i magistrati sono stati in 40 anni costretti a fare per monitorare i suoi comportamenti che di per se sono l’elemento di riflessione. Non tanto quindi gli esiti perché come sommessamente mi permetto di ricordare visti anche i non pochi episodi in cui sono rimasti coinvolti magistrati e abili avvocati in questi anni, pre e post P2, a volte, la “giustizia” non è tanto “giusta”.   

Non gli esiti quindi ma le chiamate dei PM (anche qualche ergastolo nella lunga carriera criminale di Flavio Carboni!!!!!!) vanno tenute nelle giuste considerazioni.

Come dice il nostro caro cittadino del M5S Alessandro Di Battista, non condannati reclusi ma, certamente, gentaccia.

Oreste Grani/Leo Rugens

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