Onore a Veronesi e a tutti i coraggiosi ammalati di cancro

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Uno dei modi di onorare Umberto Veronesi è quello di parlare seriamente di tumori, di prevenzione o, come farò oggi, di investimenti strategici attestanti una netta volontà di cambiare le cose su obiettivi giusti. La materia (visti i numeri degli ammalati che non potranno non aumentare) dovrà divenire oggetto di attenzione legislativa (Stato/Regioni). Quel che è certo è che toccherà ai legislatori trovare le formule per adeguare le risorse. Inoltre, per affrontare questa vicenda dei tumori, non si può più aspettare in quanto la manovra a tenaglia del “Granchio d’acciaio” (si allunga la vita e il tumore è in agguato per sempre un maggior numero di persone anziane) appare di difficile arginamento. Si sta facendo molto ma moltissimo si può e si deve fare. Soprattutto per curare l’uomo e non solo il cancro. E per curare l’uomo, paradossalmente, a mio giudizio, da ex ammalato, vi dico che ci vuole più scienza, più coscienza, vasta cultura e molti soldi che fare solo dei ben riusciti interventi chirurgici. Devo aver detto, tempo addietro, tra le righe di questo ininfluente blog, che, per affrontare la complessità del malato di cancro (soprattutto se è anziano) non bastano gli oncologi ma il nutrizionista, il riabilitazionista, il diabetologo, il neurologo e, a seguire o, durante il decorso della malattia, l’infermiera/e dell’ospedale o del territorio fino all’assistente sociale. Ad oggi, quasi sempre, la famiglia, durante il decorso della malattia, compie sforzi quasi disperati per riuscire a mettere insieme i pezzi del puzzle consultando questo o quell’altro specialista, spesso costretta a chiedere “ma vi siete parlati?”.

Quando il Granchio d’acciaio mi ha aggredito (ormai molti anni addietro) non mi consideravo anziano, per cui me la sono cavata con questa forza d’animo (niente chemio e darsi/avere finalità) e con l’amore del mio amore che da allora, pur cazziandomi su quasi tutto, tutti i giorni, non mi ha lasciato solo una sola ora della vita che è seguita all’aggressione. Storie quindi di attacchi e di difese in cui l’altro da se, la passione, l’amore, i valori, il cervello hanno un ruolo determinante. Se mi aggredisse di nuovo oggi, ormai anziano, vorrei che nel mio Paese (ma non tanto per me) ci fosse un serio, avviato, consolidato, diffuso Geriatric Oncology Program .

Mi farebbe piacere scoprire (e spero quindi di non dire fesserie perché in realtà già c’è e funziona tutto molto bene) che ci fossero dei luoghi (come il Lee Moffitt Cancer Center di Tampa in Florida voluto e messo a punto dall’italiano Ludovico Balducci?) dove questa “regia intelligente” (gli specialisti tenuti in stretta comunicazione) fossero capaci di una tale forma di rispetto davanti al malato sofferente da essere loro testimonianza, tutti insieme, di cosa fosse il il significato recondito del giuramento prestato.

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Se non lo conosci lo sconforto che ti può prendere (o che ti prende) quando ti comunicano che hai il cancro, difficilmente si può capire cosa dico quando dico che oltre a dare prova di intelligenza elaborando una vera strategia per affrontare il nostro Appennino killer, anche la nascita di enne centri d’eccellenza forti di questa cultura del rispetto della vita e di ogni singolo individuo, senza lesinare da parte dello Stato e senza avidità  e calcolo intorno alla fragilità del colpito di turno sarebbe la vera discontinuità con la Prima, Seconda, Terza repubblica. Invece non è così e i maestri/scienziati alla Veronesi sono rarissimi e i soldi che ci si prepara ad indirizzare in questa direzione sono insufficienti.

Centri diffusi di questo livello sarebbero segnale di volontà ad essere stimati (ed amati) nel Mondo non solo per i “Colosseo” e le “Pompei”, ma per questo inno alla vita che sarebbero questi luoghi taumaturgici. Per gli anziani e per i bambini.

Questo mi aspetto da chi oggi, nelle istituzioni repubblicane, si misura con il malaffare.  Particolarmente nel settore della sanità. Questo inizio di pensiero politico strategico mi aspetto da persone oneste a 5 Stelle quali, tra gli altri, ma non lo cito a caso, Davide Barillari, attivo nella Regione Lazio, elevate dalla volontà popolare al compito di pensare ed agire per la collettività. Questi progetti, queste svolte di indirizzo di spesa, faranno onorata e grande la nostra Nuova repubblica.

Ho bisogno di cominciare a sentire parlare di cosa voglia dire avere o non avere una certa scolarità e strumenti culturali quando si è colpiti dal cancro.

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Ho bisogno di capire che qualcuno supplirà alle eventuali mancanze di queste “armi” necessarie per comprendere la complessità di quanto sta accadendo “dentro” al nostro fratello-cittadino ammalatosi.

Ho bisogno di cominciare a sentire che c’è qualcuno che è pronto a battersi – fino a perdere  la propria libertà – in nome del fatto che un F35 non sarà mai utile a chi, nostro fratello-cittadino-compatriota, si è beccato il cancro. Quei soldi (tantissimi!) potrebbero essere sufficienti per curare l’uomo oltre il cancro.

Ho bisogno di cominciare a sentire qualcuno che sostiene che se uno abita a trenta chilometri da dove lo possono curare, i mezzi di trasporto per lui vanno organizzati e sottratti alle avidità (vedi l’esempio citato dall’amico Pompeo De Angelis per la dialisi) come fosse quella la vera priorità logistica del Paese.

Vorrei che, non a chiacchiere, nessuno venisse lasciato indietro.

E questo è quanto in filigrana deve cominciare ad apparire nei ragionamenti/decisioni di chi (in particolare i cittadini eletti nel M5S) abbiamo messo, con l’ultimo voto libero, nella condizione di poter cambiare i paradigmi culturali su cui dovrà essere basata la convivenza nella Repubblica che sarà. Democratica in quanto rispettosa di tutti. Perfino dei suoi nemici.

Una saluto rispettoso a Umberto Veronesi con l’augurio che, esistendo un’aldilà, abbia potuto riabbracciarsi con la sua amica Rita Levi Montalcini.

Oreste Grani

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