Indossare la corazza della giustizia dopo aver cinto i fianchi con la verità e indossato i calzari per propagandare il vangelo della pace

30agosto

Io penso che in pochi sappiate quanti soldi si presume (badate bene al verbo perché intorno a questi argomenti nessuno fornisce dati veri o presenta bilanci) sia costata la così detta guerra al terrore. Butto lì una cifra (in miliardi di dollari) tenendo a mente che un miliardo è fatto da 1.000 milioni di dollari :

3.700 – 4.000 miliardi di dollari!

E ora provate a smentirmi. Come abbia fatto ad arrivare a questa cifra per ora non ve lo dico ma tenente conto che ritengo che il calcolo sia per difetto e vi confermo che non ha dentro tutto quello che si sta spendendo, da cinque anni, in Siria e in Iraq. Dico Iraq e Siria perché, nella mia semplicità, l’ISIS è un allungamento del “brodo” post 11 settembre, a prescindere se siano stati “quelli” o “quegli altri” a soffiare sul fuoco o fargli prendere forma. Tanto sempre di petrolio/benzina incendiaria si tratta!

Tonnellate quindi, miliardozzo in più o in meno, che non hanno prodotto un bene amato “niente”.

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Gli ultimi otto anni (un tempo interminabile per il mio invecchiamento), dopo il Nobel per la pace consegnato quasi fosse stato un dicktat, una missione, uno sfottò, ad Obama, non hanno prodotto altro se non focolai di altre fiammate belliche e non una sola estinzione di incendi pregressi. Non una sola questione che si disputava con le armi prima, si è risolta successivamente al conferimento del prestigioso premio al Presidente USA con un negoziato di pace. Il Premio Nobel figlio, non dimenticatelo, dei soldi fatti da uno che aveva inventato la dinamite e i suoi derivati esplodenti. Se si esclude la fine della guerriglia in Colombia, nulla si può ascrivere quindi al partito della pace in questi otto anni. Un po’ poco e, comunque parliamo di numeri irrisori. Ci fa piacere per quella terra martoriata ma non mi sembra che la questione possa essere seriamente messa a bilancio.

Eppure non è che manchino esortazioni culturali consolidate negli anni (La lettera di Paolo di Tarso agli Efesini che avrebbe scritto durante la sua prigionia a Roma intorno all’anno 62 ne è un’esempio) quali:

“Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità (splendida espressione ndr), rivestiti con la corazza della giustizia (ancora meglio ndr), e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace (che dire? ndr)”.

Un esercito così armato e protetto evidentemente si sta organizzando intorno a Papa Francesco ma i risultati sono esclusivamente visibili per quanto riguarda la crescita di autorevolezza che la Santa Sede comincia ad avere nel Mondo intero. Per il resto, si delineano solo nuove commesse e immagini fatte girare in tutti i media di “consumatori” compulsivi di proiettili come mai era stato dato di vedere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

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Avete idea di quanto e cosa si sarebbe potuto fare d’altro con le migliaia di miliardi di cui ho fatto solo cenno? E mi riferisco a quei 4.000 miliardi senza parlare dei bilanci degli eserciti “regolari” di tutto il mondo che assommano invece ad altri milioni di miliardi.

Le attività diplomatiche post attacco alle Torri Gemelle, ad oggi, non ha mai dato vita a nulla che possa essere ricondotto a “porgere l’altra guancia” o cose del genere.

Nessuno sta lavorando (se non Papa Francesco) a storie di scuse, riparazioni di guasti, riparazioni di torti. Nessuno lavora perché si decida di perdonare. Cose difficilissime da mettere in moto ma che potrebbero costare molto, molto, molto meno che continuare a scannarsi.

Oggi mi sento propenso a indossare la corazza della giustizia, dopo aver cinto i fianchi con la verità e calzato gli alari per poter propagandare, con zelo, il vangelo della pace.

Questo “abbigliamento” mi sembra assolutamente più intelligente e funzionale alla fine dell’orrore.

Spero che mi duri questo atteggiamento di fraternità perché, da quando l’ho fatto mio, mi sento molto, molto, molto meglio.

Mi sento buono con quasi tutti.

Ho scritto, “quasi”.

Oreste Grani.

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