L’Italia porta l’acqua nella striscia di Gaza

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Notizia da saper pesare e da apprezzare nelle sue implicazioni imprenditoriali, culturali, politiche, umane.

Mi soffermerò su alcune ovvietà legate all’acqua. Lo faccio più per me che per voi che dell’acqua certamente sapete tutto.

L’acqua è simbolo ed elemento di vita, energia, salute, fertilità ed è anche fattore essenziale di sviluppo e creatività dell’uomo.

Per questo, tra altri motivi, alcuni non vogliono che sia di tutti e per tutti.

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L’acqua può essere anche portatrice di flagelli, inondazioni, maremoti, slavine e altre catastrofi naturali.

Nel Pianeta in Prestito, l’acqua è quasi tutto. Anzi, senza tema di essere smentito, è tutto.

Per questo – torno a dirlo – alcuni ne vogliono avere controllo e vantaggio esclusivo.

Tra le minacce incombenti sull’umanità la scarsezza di acque potabili è certamente la maggiore. Questione quindi (e mi scuso per la banalità delle affermazioni) di natura prettamente geopolitica.

Ogni volta quindi che vedo impegnata la parte migliore (intendo dire anche e soprattutto dal punto di vista della nostra imprenditoria altamente specializzata) del nostro Paese in questo campo penso che questo debba essere uno dei sentieri da percorrere per farsi veri portatori di civiltà e ritrovare autorevolezza e benessere diffuso per la nostra gente coraggiosa e intraprendente.

Noi che siamo stati come radici culturali e storiche (la Roma repubblicana e imperiale lo testimonia la Mondo) cultori del saper fare in questo campo possiamo/dobbiamo continuare su questa direttrice che già ci vede all’avanguardia nella desalinizzazione, nella potabilizzazione, nel riciclo di acque usate, nella bonifica e nella “conduzione” di acque potabili.

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Non a caso l’acqua è una delle priorità della Cooperazione allo Sviluppo Italiana su cui – anzi – dovremmo tutti vigilare di più perché di più si faccia.

Se ricordo bene, questo primato di natura tecnica e culturale, ci è stato riconosciuto, anni addietro, insediando in Perugia la sede ufficiale del World Water Assessment Programme che è il programma delle Nazioni Unite per il coordinamento di tutte le agenzie dell’ONU che affrontano i problemi idrici.

Non saprei dire come lavorino e quanto lavorino questi organismi ma sono quelli che più andrebbero sviluppati e su cui vorrei che il mio “sgarrupato” Paese cessasse di essere tale (almeno emergendo come guida intelligente sui temi strategici) e tirasse fuori tutta la sua tradizione di civiltà e capacità tecnologica.

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Gente che faceva servire Roma da 11 acquedotti e che come si vede dalla piantina che pubblico seppe costruire in tutto il mondo allora conosciuto vie per l’acqua potabile, non deve arretrare su questo terreno. Sono orgoglioso di leggere notizie del genere. Notizia che avrebbe rallegrato Shimon Peres, ad esempio (di cui ho tacito nei giorni successivi alla scomparsa per non mischiarmi ai ragionamenti ipocriti) ma di cui da oggi voglio ri-celebrare la statura politica, umana e culturale. Peres sarebbe giustamente lieto e se mai si potesse un giorno “battezzare” l’ acquedotto lo intitolerei paradossalmente a lui e ad un uomo di cultura politica palestinese altrettanto di qualità. Perché questo acquedotto a cui lavoreranno degli italiani sarà oltre che un capolavoro di tecnologia anche un atto politico che deve diventare esempio in una fase storica dove viceversa le classi dirigenti, invece di far scorrere salvifiche acque, preferiscono concentrarsi sul sangue da versare.

Che questo “grande lavoro” sia occasione di più ampie riflessioni, in Italia e nel Mediterraneo. In quel Mediterraneo dove si parla tanto e si fa poco per la convivenza pacifica, le convergenze evolutive o lo sviluppo nella sicurezza reciproca. L’acqua marina, ricca di sale ma, evidentemente, non di sapienza, si fa tomba per migliaia di esseri umani che spesso muoiono per venire a cercare l’acqua oltre che il pane. Eppure a Saragozza, all’Expo del 2008, di acqua si era ragionato in prospettiva di Milano 2015. Acqua e cibo. Per ora due Expo che si risolvono in flop sostanziali. Speriamo che in Astana 2017 (l’Expo è dedicato all’Energia), parlando di questo tema, si trovi la triangolazione intelligente (non la quadra, quindi!!!!) che questi tre lati si meritano: acqua, cibo, energia.

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Energia che solo a quel punto si rivelerebbe di tipo “superiore” come inutilmente proposi, a tempo debito, nelle sedi opportune e a chi di dovere.

Ma questa, come si dice spesso in questo marginale ed ininfluente blog, “è un’altra storia”. Storia che abbiamo, comunque, coraggiosamente cominciato a raccontare dedicando tempo e post al duo Aurelio Voarino – Ezio Bigotti.

La cui storia, come sempre di più si vedrà, non e storia “privata” e di cui mi interesso non certo quindi privatamente.

Oreste Grani/Leo Rugens

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