Essere Turcato o Taroccato? Questo è amleticamente il problema

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Essere Turcato” (geturkt) è un espressione che venne a lungo utilizzata (certamente per tutto il l’800 e parte del ‘900) nella lingua tedesca per indicare una contraffazione, una simulazione di qualcosa o, in ambito giornalistico, manipolazione di notizie. La storia che sta dietro a l’espressione “essere turcato” certamente tutti la conoscete ma se così non fosse ve la racconto io e così mi ascrivo merito per aver aperto qualche occhio ancora socchiuso o velato da un’eccesso di ingenuità. Soprattutto per quanto riguarda la manipolazione di notizie. Poter realizzare una macchina pensante, un supporto alla memoria umana in grado di elaborare le informazioni e sintetizzarle in modo coerente: il sogno nasce ben prima della scienza dei calcolatori. Ben prima dell’amica elettronica. Oggi è tutto facile e tutto possibile. O quasi tutto. Ma non sempre è stato così!

Nel 1769, quando incomincia la storia che vi racconto, alla corte di Maria Teresa d’Austria, il barone ungherese Wolfgang von Kempelen progetta un automa dotato di una memoria artificiale così prodigiosa da poter giocare un’intera partita a scacchi, prevedendo tutte le infinite varianti che questa comporta.

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Lo “scacchista turco” (così si chiamò subito il marchingegno) divenne ben presto famosissimo: gira le principali corti europee misurandosi con grandi avversari e viene acclamato dai suoi contemporanei come la più grande scoperta del secolo. La sapevate questa storia? No? Continuo quindi. Tutti si domandano quale sia il meccanismo che permette all’automa di immagazzinare le informazioni necessarie e di collegarle in una sequenza coerente: in pratica, in quale modo possa funzionare la sua memoria.

Diversi anni dopo la creazione dell’automa, nel 1789, in un articolo dal titolo” Sul giocatore di scacchi e sulla sua imitazione”, Joseph Friedrich zu Racknitz sconfessa la grande invenzione e svela il trucco che la aziona. Ci sono voluti venti anni! Nella base della macchina non c’è nessun meccanismo sofisticato: il cervello del fantoccio è semplicemente un uomo. Uno spazio sufficientemente ampio permette a un nano di assumere diverse posizioni e di nascondersi quando la base della macchina viene aperta per essere ispezionata dai curiosi. I quadrati della scacchiera sono numerati da uno a sessanta e i pezzi sono dotati di una calamita. Controllando lo spostamento dei tasselli di ferro sotto il tavolo e calcolando il numero di caselle corrispondenti, il piccolo uomo poteva seguire le fasi del gioco e, tramite un sistema simile ad un pantografo, azionare il braccio dell’automa sulla scacchiera. Una doppia fila di candele, disposta ai lati della scacchiera (ma vi rendete conto come fosse complicato ingannare gli astanti?), illuminava l’interno dell’abitacolo e un cassetto lasciato sempre aperto permetteva di respirare e resistere all’interno della macchina anche per un periodo abbastanza lungo. Il ricordo di questo “cervello artificiale” restò per molto tempo nella memoria storica e come ho detto l’espressione “essere turcato” andò di moda a lungo. Chissà se l’attuale “taroccato” (falso) deriva da un riutilizzo del termine “turcato”?  Difficile, ma possibile. In molti mi direte che “taroccato” viene dai Tarocchi. Ma il gioco dei Tarocchi non è “turcato”. È solo complesso.

Oreste Grani/Leo Rugens in versione leggera. Anzi, leggerissima.

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