Torno a parlare di acqua e delle capacità imprenditoriali italiane. Il vero Made in Italy che ci può tirare fuori dalla palude

In un recente post accennavo all’orgoglio che provo quando mi raggiungono notizie tipo “gli italiani portano l’acqua a Gaza”.

Oggi, ribadisco che, invecchiando, comincio a pensare il mio Paese esclusivamente come una grande task force capace di fare cose di questo genere e di saperle fare in modo egregio.

So che i “romani antichi” facevano anche altro (compreso orride stragi) ma oggi mi godo il piacere di pensare che le nostre radici culturali e storiche (DNA compreso) siano principalmente quelle magistralmente descritte nel testo che di seguito trovate riprodotto e che dedico alle maestranze e agli imprenditori italiani che si preparano ad effettuare i lavori nella striscia di Gaza. Cari tutti, se mai un giorno doveste accedere a questo mio marginale ed ininfluente blog, ricordatevi, agendo in loco, che siete gli eredi di tanta grandezza e capacità di pensieri complessi.

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Evviva Quinto Marcio Rex e tutta la sua discendenza.

Evviva voi che porterete l’acqua dove lo spirito di parte voleva consentirne l’uso ad alcuni e non a tutti. L’acqua invece e il diritto alla vita felice devono essere beni inalienabili di tutti gli esseri viventi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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