L’era militare, che dura da sempre, possa, tra i popoli, far posto a una nuova competizione non più diretta verso la forza bruta e l’accumulo di armamenti, bensì verso il progresso e lo spirito inventivo

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È passato il tempo giusto per rendere omaggio alla vita e al pensiero di Shimon Peres.

C’è un tempo per ogni cosa e oggi è tempo di riprendere, fuori dalle espressioni retoriche sparse in occasione della sua morte, a riflettere sui suoi insegnamenti ed eredità di pensiero.

La prima condizione per il vero sviluppo di Israele è la pace.

Ma non dobbiamo aspettare di averla conclusa. Dobbiamo prepararci alle azioni successive. In modo da sfruttare senza perdere tempo questo nuovo potenziale.

Questo processo avrà inizio nel momento in cui il nostro paese e la regione saranno “gravidi” di pace, vale a dire nell’attimo stesso in cui, finalmente, cominceranno i negoziati. Sin da quel momento, e senza attendere l’affermarsi della pace, potremo seriamente dare il via ai programmi di sviluppo economico.

Dobbiamo far capire che la pace non è uno stato di riposo. È la nuova occasione per ricreare possibilità. affermiamo che questa terra, la nostra, deve diventare la terra delle conoscenza. La terra promessa deve diventare la terra del sapere – ecco la reale posta in gioco. Non si tratta di una pace per stare tranquilli, bensì una pace per mettersi a costruire. Generazione dopo generazione siamo stati circondati dall’ostilità e dall’odio. Molti hanno finito per abituarsi, pensando che quella fosse una situazione stabile, eterna. Le prime barriere da distruggere sono quelle dello scetticismo e del cinismo. Il nostro compito è di dare al futuro un contenuto nel quale si possa credere. In questa direzione convoglieremo le energie. Il nostro vero messaggio è che l’era scientifica, se sapremo sfruttarla, permetterà a ogni individuo di sviluppare se stesso, di divenire e di restare padrone di se stesso. Ora è possibile.

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La maggioranza dei nostri eroi militari ha superato se stessa grazie all’ammirazione e al rispetto di cui era circondata all’interno della nazione, che ne apprezzava il patriottismo e il coraggio. Quanto è più grave il pericolo. tanto più si accresce la capacità di mobilitazione degli uomini; e la simpatia che il pubblico prova per gli eroi pronti a sacrificarsi, pronti anche a vincere, crea valori. Quando sopraggiungono tempi più calmi il prestigio dell’esercito diminuisce o scompare. Il pubblico arriva a non volgere più lo sguardo da quella parte. Se l’opinione pubblica sarà educata a capire che la scienza, la conoscenza (il controllo responsabile delle tecnologie ndr) rappresentano una speranza concreta che riguarda ciascuno, e offrono la vera sfida alle migliori  intelligenze, avremo risultati precisi tra i giovani più dotati. Questi risponderanno alla nuova sfida con una creatività. e perché no, un coraggio pari a quello dei loro padri dinanzi ai pericoli militari. solo l’interazione tra individuo e collettività è decisiva.

Quando l’opinione pubblica, meglio informata (è tutto qui il problema ndr), capirà come si presenta il futuro, conoscerà le nuove priorità del suo interesse, allora la gioventù si mobiliterà istintivamente verso quelle nuove conquiste, Sì credo che sia possibile.

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Questo era Shimon Peres quando era libero di parlare e di “profetizzare”. Questa era la sua parte migliore e il suo amore per la Pace.

La Quarta rivoluzione scientifica quindi come Infosfera dentro la quale far scoppiare la pace. Altro che la guerra cibernetica come estensione semplicistica delle guerre tradizionali!

O terreno di scontro dove, visti i costi, anche fare business. Anzi, soprattutto business.

Oreste Grani/Leo Rugens

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