Se fossi in voi proverei a non dimenticare il padre della madrina del Si!

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La vicenda della frequentazione tra il padre della Ministra Maria Luisa Boschi, madrina, con Denis Verdini, di questa ipotesi di stravolgimento della Costituzione Italiana (certamente tra i due, per dichiarazione spontanea di stima, c’era una simpatia spero, in questo caso, solo di tipo politico-professionale) e il criminale seriale, Flavio Carboni, già impiegato della Pubblica Istruzione (!) ed ex imprenditore discografico quando il numero 33 non aveva significato di un elevato grado massonico ma solo di vendite di canzonette, va raccontato con maggiore attenzione in queste ore in cui la stessa burrosa signorina Boschi gira l’Italia e le comunità degli italiani all’estero per convincere (lei così spera) la maggioranza degli indecisi a votare SI. Non ritorno tanto sulla già nota questione degli incontri a via Ludovisi, nell’ufficio lussuoso di Flavio Carboni che notoriamente vive con il denaro della pensione di ex impiegato dello Stato, ma del fatto che fosse proprio uno come Carboni a cercare di salvare la banca dove il Babbo della Burrosa era un inguaiato dirigente.

Amici lettori, penso che se si devono leggere interviste del tipo di quelle che trovate di seguito, dico che tutto il sistema del consenso, delle segnalazioni, della selezione della classe dirigente deve essere sottoposta ad una trasformazione radicale.

Prendiamo atto che un ex poliziotto Riccardo Starace (anni in servizio), invece di avvertire semplicemente un ex collega dell’insolita situazione in cui rischiava di trovarsi, cerca su internet e poi se la ride di quanto riscontra, intorno all’appena conosciuto Flavio Carboni.

Per prima cosa mi chiedo cosa avesse imparato, un tale sprovveduto, nelle Forze dell’Ordine oltre che a fare il gigante in piazza (se ci andava) per ordine pubblico e negli stadi dove giocava a rugby per la Polizia di Stato?

Flavio Carboni non è un criminale qualunque ma uno che, introdotto da Oberdan Spurio nel giro dei “cravattari” romani, se l’è fatta, “oggettivamente” per varie sentenze passate in giudicato, con la peggiore criminalità che la Capitale abbia mai conosciuto. Parlo del periodo che va dal 1973 fino …ad oggi.

Oberdan Spurio nella bottega (pietre, oro, argenteria, tappeti preziosi) datagli in copertura da Domenico Balducci (detto Mimmo il cravattaro), a sua volta abilissimo nei movimenti finanziari a prestito con tassi usurai, negli anni ’70, apre un vero e proprio sportello bancario dove passano più soldi che nelle banche vere.

Tutta gente grezza ma, come sentenziò, il giudice Otello Lupacchini, particolarmente intelligenti.

Balducci in particolare.

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Tanto che legò con Carboni (che era istruito avendo fatto l’Impiegato del Ministero della Pubblica istruzione!) e insieme si dedicarono alla mossa delle mosse: introduzione della criminalità negli ambienti vaticani. A Roma, amici cari, per decenni la chiave di volta è sempre stata la stessa e se non fosse arrivato Francesco Bergoglio la situazione, ancora oggi, sarebbe cambiata di poco. Non a caso (intendo riferirmi al Vaticano), Balducci e Carboni in quegli anni hanno dei referenti nella dirigenza politica democristiana romana (all’epoca DC e preti, erano una cosa sola!) quali Benito Cazora, Clelio Darida (a fatto il sindaco di Roma) e Mauro Bubbico. Tra gli altri. Poi questi stessi ambienti si dovettero rapportare con l’onnipresenza di Vittorio Sbardella e non escludendo Giulio Andreotti e gli ambienti siciliani che Sbardella rappresentava a Roma. Gioia e Lima, entrambi assassinati avevano la sede romana presso gli uffici di Sbardella. Criminalità e politica vaticana/democristiana sono stati una sola cosa per decenni. Carboni inoltre se la faceva con Pippo Calò che a sua volta aveva relazioni diffuse e rizomiche con la mafia e  con la destra eversiva e, come al solito (che noia!), con ambienti dei servizi segreti e massoneria. E qui casca l’asino o, meglio, la Repubblica Italiana perché di questo si tratta e la gravità di quanto ancora accade (come volete chiamare se non “ancora” il fatto che nell’estate del 2014 avvenivano gli incontri per salvare la Banca dell’Etruria non a caso banca dell’oro per antonomasia e nelle disponibilità del “pistoiese-aretino” Licio Gelli?) non deve essere in alcun modo sottovalutata. E questo è ciò che mi preoccupa. Intendo dire la campagna per il NO non è fatta sui temi impliciti in questi accenni ma si va di fioretto come se non fosse in gioco la residua libertà che questi criminali nei decenni trascorsi ci hanno lasciato. Ci dicono che è accesa la campagna elettorale. Boh! Tenete conto che sul referendum Monarchia/Repubblica ci furono i morti.

Sulla Legge truffa del 1953, volavano mazzate tutti i giorni. Ricordate che per molto meno di quello che sta provando a fare l’aspirante dittatore matteo renzi, nel Luglio del 1960, insorse mezza Italia e ci furono da Genova fino a Palermo, morti e feriti. Carboni è uno legato non solo alla criminalità di cui ho detto ma anche ad un altro (Silvio Berlusconi) che ancora blatera di come si debba o non si debba votare. E non mi interessa che dica (i Ladri di Pisa docet) di votare NO. Qui parliamo di un ambiente (quello a cui il padre della ministra Boschi si è rivolto) che si è radicato nella Capitale dopo aver cominciato a sequestrare/far sequestrare/ereditare vantaggi dai sequestri, Giovanni Bulgari (i marsigliesi fecero l’operazione il 13 aprile 1975) e mutando pelle, referenti, nomi di superficie non ha mai mollato l’osso tanto che ancora i padri delle ministre quasi fossero dei “minestrari/pulciari” vanno a chiedere protezione/mediazione/soluzione di problemi complessi a questi personaggi sentenziati come criminali. Questa intervista è l’indice incontrovertibile del degrado e la Ministra Boschi non può essere considerata una persona attendibile avendo in casa (e come genitore) uno ridotto così. Perché questa storia che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli può essere vera solo per il privato ma mai, mai, ma, mai per il pubblico e le cose che interessano lo Stato. A questo bel tomo di Carboni si aggiunge Verdini e li torniamo nel torbido e nella pseudo massoneria che è usata come foglia di fico disinformante ogni volta che ci si trova di fronte a della gentaccia semplicemente malavitosa. Carboni, Verdini ignorano tutto quanto è retaggio culturale del mondo sapienziale. Sono teppisti seriali, vilentatori della cosa pubblica e basta. Che cosa c’entrano Mazzini e Garibaldi?

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Poi c’è la questione del babbo e della mamma truffaldini di quel Matteo Renzi che andava, fino a poche settimane addietro, d’amore e d’accordo con la giovane e burrosa esponente della Famiglia Boschi. Che cosa c’entrano le firme di Messina? Flavio Carboni non è meno criminale perché qualcuno ricopia firme a Messina! Flavio Carboni potrebbe aver orchestrato l’omicidio di Roberto Calvi. Flavio Carboni si è visto chiamare, anche recentemente, in associazione a delinquere con Denis Verdini (lui solo 4) ben nove anni! Che cosa c’entrano le firme di Messina? Qui stiamo parlando eventualmente di piccoli avidi ambiziosi (i grillini siciliani) mentre intorno alla copertura della Banca Etruria sono girate tonnellate d’oro.

Oro che, avendo la criminalità romana descritta una propensione alla ricettazione, squaglio e trasferimento ritroviamo nei forzieri della banchetta dei preziosi a garanzia di prestiti da fare agli amici bancarottieri o a criminali per comprare partite di droga o acquisto e vendita di armi: Senza l’IVA ovviamente. Di ben altre frequentazioni e responsabilità si tratta. Responsabilità che definirei storiche. Questa è gente che ancora ha denaro per ricevere grulli in uffici lussuosi a via Ludovisi e che riesce a cadere sempre in piedi perché ha liquidità per pagare i migliori legali del Paese.

Dietro a Matteo Renzi, a partire dalla cena al ristorante La Loggia di Firenze in cui scelsero lui invece del figlio del “cenciaio”, ci sono gli ambienti pseudo-massonici eredi di questi grovigli putrescenti.  Non ha caso la signorina Boschi è divenuta ministra (e suo padre è ciò che è), ministra che se la intende (sul piano politico/legislativo/giuridico) con Denis Verdini (che è ciò che è) e ci consiglia di votare SI come, altrettanto impone (democraticamente) Vincenzo De Luca ai sindaci della Campania. E Benigni e Santoro si sentono a loro agio? Berlusconi è un finto NO! Salvini è un mentecatto! Carboni e quelli che ci si rivolgono sono criminali con alto livello di consapevolezza individuale. Ma ragazzi, la volete smettere di farvi trattare così? Parlo degli italiani e in particolare dei cittadini onesti che si sono organizzati sotto il simbolo delle Cinque Stelle.

Oreste Grani/Leo Rugens


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