Ritengo che questo Vincenzo De Luca vada fermato strappandogli la maschera con cui vi inganna

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Per capire chi sia in realtà Vincenzo De Luca e quanto il suo agire sia sostanzialmente un comportamento violento e pericoloso per la cosa pubblica, bisognerebbe che qualcuno che lo conosce bene, da tempo e da dentro alla “Campania”, si decidesse a raccontare chi sia in realtà questo signore e come si sia avvicinato alla politica. E grazie a quali appartenenze sia diventato ciò che è.

Sarebbe necessario che qualcuno, come si sul dire, si decidesse a “parlare”. Non in quanto correo di nulla ma per dirci da vicino come il signore, con mille abilità relazionali, abbia preso la guida di uno Stato. Perché, non lo dimenticate, la Campania è uno Stato. E se un Capo di uno Stato agisse e si esprimesse come De Luca, agisce e si esprime, in molti avrebbero a che ridire. Da questo “collaborare”, non mi aspetto che ci siano rivelazioni di sconvolgente portata sul piano giudiziario tradizionale ma piuttosto verità più sofisticate (incredibile a dirsi di una tale soggettone!!!) fino ad appartenenze a mondi che per accoglierti, un po’ di ritualità e riservatezza, te la impongono.

Per sapere meglio chi sia questo blateratore di oscenità e minacce, bisognerebbe andare indietro nel tempo a quando – ad esempio – la famiglia Amendola, aveva un peso e non solo sul territorio partenopeo. Quel tempo postbellico in cui si formano i destini del Nord e del Sud di questo Paese. Un tempo lontano anche per uno come Claudio Velardi, sia pur anziano degli intrighi di palazzo, ma forse troppo giovane, per ricordare da dove viene De Luca. Santoro dovrebbe essere meglio, per età, conterraneità e frequentazione di partito. Ma figurarsi se parla, ora che addirittura è sodale, nel SI, con l’ottimo De Luca. Ci vorrebbe qualcuno dei bei tempi in cui Bassolino era apparentemente il boss incontrastato della Regione. Oppure ci vorrebbe qualcuno “sbirro” ai tempi del sequestro (ad opera delle BR) e della liberazione (con la mediazione delle Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo) del assessore DC, Ciro Cirillo. O qualcuno ferrato in Scienze della comunicazione, docente alla gloriosa Università di Salerno. Qualcuno che ci possa raccontare chi abbiamo in realtà di fronte, Crozza/De Luca o De Luca/Crozza. Non dimenticate mai che gli Alighiero Noschese (e non a caso cito il fuori classe “suicida”) vi possono guidare nelle complessità imperscrutabili sempre più dei giornalisti lecca orecchie.

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Io, in un elenco che ho pubblicato in altro post DE LUCA SINDACO DI SALERNO – A CORRENTE ALTERNATA – È ORA CHE VENGA SOSTITUITO DA UN ESPONENTE DEL M5S, speravo di aver trovato questo qualcuno, capace di togliere la maschera a Vincenzo De Luca.

Niente, un vero buco nell’acqua.  Nel post  facevo riferimento ad un elenco di persone chiamate a rispondere, in associazione tra loro, di vari reati (immobiliari), al Tribunale, proprio di Salerno. Tra questi cittadini bricconcelli c’era anche uno che si chiamava Vincenzo De Luca, salernitano, ed io avevo sperato di aver fatto un vero e proprio scoop. Ma – ovviamente – era un omonimo.

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Altrimenti oggi non dovremmo sentir proferire auguri e minacce di morte da parte del Governatore (lo ripeto è come se queste esternazioni picconanti le facesse un Capo di Stato vista la popolazione e in fatturato della Campania) De Luca.

La compagnia degli eventuali correi in quel processo a Salerno era succosissima: truffatori internazionali, truffatori italiani, truffatori locali e i soliti servizi segreti.

Neanche quindi quell’indizio (che appunto si dimostrò fallace) mi portò, a tempo debito (guardare la data del mio post, 9 febbraio 2015) a capire chi stesse scalando il potere nella mia terra d’origine. Ora che la “resistibile ascesa” si è attuata, rimane solo un’ultima speranza perché, come si dice, la spes è l’ultima a morire.

Per togliere la maschera – dicevo prima – all’attore tragico De Luca (che sia un buon amministratore non me ne frega nulla apparendomi al tempo oggettivamente un tiranno violento) e per capire cosa ci sia sotto a tale “rappresentazione del potere”, ci vorrebbe la mente, ancora lucida, di un fine conoscitore delle cose segrete di questo Paese. Ci vorrebbe, ad esempio, lo studioso di aspetti latomistici della vita, di tradizioni antichissime, di ricorrenze annuali, di ordine misurabile, di commemorazioni occasionali, di raggi radicali nell’immanifesto che io, in un codice personale, chiamo “Il radiologo”. E di cui, per motivi complessi e di affetto residuo, non ritengo opportuno fare il nome. Basterebbe, viceversa, che “il radiologo”, spontaneamente, cominciasse un racconto/ritratto del bellimbusto e questa oscena rappresentazione finirebbe d’incanto. Ma temo che, pur “schifando” De Luca, il suddetto operatore “sanitario” non abbia interesse o intenzione di rilasciare interviste.

A meno che qualcuno, esponente del residuo mondo del giornalismo investigativo, non riesca ad individuare chi ci sia celato dietro lo pseudonimo che sono solito usare (il Radiologo) e, rintracciato il personaggio autorevole, offrendo tutte le garanzie del caso, non facendosi fuorviare dalla semplicità in cui il nostro trascorre i suoi anni da anziano, evocando il residuo senso profondo etico, politico, civile dell’intervistando, non lo induca a parlare.

Se così fosse, vi potreste togliere, una volta per tutte, lo sfizio di capire chi cazzo sia questo squinternato che imperversa, indisturbato, a minacciare questa o quelli: Bindi e i Cinque Stelle.

E di questi tempi non sarebbe cosa da poco.

Se il “radiologo” mi legge, battesse un colpo e il giornalista con le palle lo trovo io. E lo mando – rispettosamente – ad intervistarlo. Nel cuore della Campania, a due passi da Salerno.

Oreste Grani/Leo Rugens

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