Anche oggi vi do un buon motivo per votare NO! Perché certamente, per timore e odio verso M5S, Aurelio Voarino voterà SI

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Sono cinque facce di italiani per bene quelle che compaiono nella foto ricordo con la signora Alma Shalabayeva, documento “scattato” ad Astana, nel lontano 2013.  Facce di italiani onesti, tutti e cinque del M5S e, tutti e cinque, voteranno NO!

Compatrioti per bene e intuitivi, perché avevano ragione loro a preoccuparsi di mettere in sicurezza la signora “deportata” dopo essere stata “rapita”, chiedendo, come rappresentanti del Parlamento e del Popolo Italiano, di sincerarsi che la Shalabayeva e sua figlia stessero bene. In quel momento solo intuitivi (in quel lontano 2013 cosa altro potevano essere?) perché troppo giovani politicamente e poco “navigati” nella fogna della politica italiana, nazionale e, soprattutto, internazionale. Ma seppero fare splendidamente la loro parte e la Storia (e gli Archivi di Stato!) lo testimonieranno. Per loro e per altri.

Bravi e intelligenti, loro e “gli altri”.

Oggi, 27 novembre 2016, sappiamo che la priorità assoluta è che ogni minuto secondo che ci separa dalla giornata del “4 dicembre” sia dedicato a raccogliere consenso per il NO ma, non appena vinto (o perso), quella foto e quei frangenti, uniti alla ricostruzione ormai certa di una parte degli  avvenimenti che li precedettero, va posta al centro di un dibattito alto sulla politica estera di questo nostro violentato Paese e sulla nascita di una sua necessaria Strategia di sicurezza nazionale e internazionale. Strategia di cui l’Italia è priva, anche formalmente, come in questo marginale ed ininfluente blog si afferma dal primo giorno in cui decidemmo di mostrarci in Rete. Assenza quindi come il “Caso Shalabayeva”  ha dimostrato e continuerà a dimostrare essendo, in quel caso come in altri, la nostra strategia sostanzialmente schiacciata su quella dell’ENI. Cioè di personaggi alla Scaroni/De Scalzi che sono forse italiani ma non “gli Italiani”. Anzi, potrebbero, come a volte si è sospettato anche in sede giudiziaria, essere degli italiani che si fanno i cazzi loro e non quelli della Repubblica e dei nostri compatrioti.

Comunque, come ci eravamo permessi di dire noi e per primo Alberto Massari con l’aiuto intelligente di Gianroberto Casaleggio e la sua Adagio, non solo il Caso Shalabayeva non è chiuso ma, grazie al dibattimento in sede giudiziaria ormai ineludibile (o anche qui volete evocare il Segreto di Stato alla Abu Omar?), ne vedremo delle belle. Anzi delle brutte, anzi, bruttissime. E siccome a quella data avremo vinto il referendum e un intero “sistema di potere” sarà sul orlo dell’abisso (perché di questo si tratta), tranne i diplomatici kazaki in fuga (dal loro punto di vista gli unici che agivano in “legittimità”), chiunque, a qualunque titolo (vero Voarino?), sia entrato in questa vicenda ne pagherà le conseguenze.

Così, cari e affezionati lettori, comincerete a capire (come nelle vicende tipiche del Grande Gioco) perché questo anziano, ininfluente, marginale signore ha intrapreso un duello a distanza (ma non per questo meno pericolo) con l’oscuro travet torinese Aurelio Voarino (l’amico intimo e referente di quel Nurlan Khassen determinante nell’organizzazione del rapimento!!!!), con il suo padrone Ezio Bigotti, con il suo  complice di sabotaggio Paolo Pasi e ultimo ma non ultimo, con il francese un po’ italiano (quanto basta ogni volta) Fulvio Guatteri.

Questioni complesse, caro ancora silente lettore SESE, che era meglio non andassi a toccare difendendo tesi (Ablyazov delinquente e non patriota) che la Storia dimostrerà essere tutte artatamente costruite o interpretate da fessacchiotti come potresti anche tu essere. Fessacchiotto o prezzolatino.

In questa ora di soddisfazione “professionale” (vedi post IL CASO SHALABAYEVA È PIÙ APERTO CHE MAI), torno a dire che Ablyazov doveva essere “aiutato” a tornare in patria e che questo stavamo facendo attuando il Progetto “Viaggio in Italia e ritorno. La cultura come conoscenza tra Italia e Kazakhstan” di cui mi assumo tutta la responsabilità e non il merito, in quanto, senza una squadra di cittadini consapevoli e di alta statura morale non avrei mai potuto attuare, in attività sussidiaria allo Stato, la complessa operazione di intelligence culturale denominata “Energie superiori – Verso Astana 2017”. Quando il “Duo Voarino-Bigotti” (sono ancora in dubbio se fu solo Voarino a sabotarci, alle spalle stesse del troppo semplice Bigotti, abile in altro, ma non certo nel Grande Gioco) decise che non dovevano essere serviti gli interessi dell’Italia, giurai che, di tale scelta, ne avrebbero risposto in sede di Verità e di Storia. Non potendo disporre o ti poter interagire, con d’altro. Ma di Verità e di Storia me ne intendo. Agirono quindi non nell’interesse dell’Italia e un giorno non lontano vedremo, certamente, di chi.

Dicevo che non gli interessi dell’Italia, ebbe a servire Voarino, sia durante il sequestro della signora Shalabyeva, che subito dopo la violenza ormai provata, sia per mesi, fino a quando non riuscì ad attuare (ecco la complicità con il losco figuro Paolo Pasi) il suo piano di sabotaggio alla felice conclusione del Progetto “Viaggio in Italia e ritorno. La cultura come conoscenza tra Italia e Kazakhstan“. Per “chi” abbia portato a termine il sabotaggio, va provato. Per cosa, visto l’uomo, ad agire lo hanno certamente spinto i soldi. Gli interessi di altro Paese (un po’ come il caso dell’ex deputato Luca Volontè al servizio dell’Azerbaijan) perché, viceversa, la pacificazione da noi ideata, tra Nazarbayev e Ablyazov (il ritorno definitivo del Figliol prodigo), non solo avrebbe servito gli interessi certi della Repubblica Italiana ma lo avrebbe fatto, una volta tanto, con una visione lungimirante (tra i due passano oltre 25 anni), e lo avrebbe fatto, spiazzando, una volta tanto, le intelligence in competizione, da anni, nella vicenda.

Per prima quella francese che non a caso ancora oggi si tiene Ablyazov in galera, senza sapere cosa farne. Giusto Guatteri?

Se si fosse potuto, in un clima di riservata e atipica negoziazione (e questo è uno splendido capitolo della vicenda che sono ormai pronto a raccontare e a documentare) far riconciliare il “truffatore” e “il truffato”, si sarebbe concluso un capolavoro di stabilizzazione, almeno di quella area euroasiatica che viceversa non appena morirà Nazarbayev si capirà di cosa stia parlando questo marginale ed ininfluente animatore di blog.

Ma se uno non riesce a ricordare cosa sia seguito alla morte di Tito in Jugoslavia, è difficile che capisca quali siano gli interessi della Pace e della prosperità dei popoli che si intendeva perseguire attuando un progetto di accreditamento di un canale diplomatico alternativo quale era ormai ben consolidato da quanto era avvenuto a Torino nella cornice complice del Salone del Libro del 2015. Ma se uno serve gli interessi di altri o di altro  ovviamente fa saltare il tavolo perché non si vada a meta. Ablyazov non doveva in nessun modo, tantomeno in modo morbido, intelligentemente e culturalmente negoziato, rientrare in Patria perché, viceversa, dopo essersi riconciliato con il padre padrone, avrebbe ripreso lui, come gli spettava, la guida del Kazkhstan.

Ma questa non è un’altra storia ma solo la fine di una puntata perché – come detto – Il Caso Shalabayeva, non è chiuso.

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Tanto meno l’attività di denuncia del ruolo di Aurelio Voarinio e del sabotaggio di quanto era stato attuato (e quanto bene lo si era fatto) esclusivamente nell’interesse superiore della Nazione. Italiana, ovviamente.

Te l’ho detto che ci saremmo visti a Filippi, uomo da niente. Te l’ho detto che non ti avrei consentito di sabotare una tale intelligente attività sussidiaria, senza pagare un prezzo altissimo. Pari almeno a quello che hai fatto pagare a tutta la squadra. Gente meravigliosa composta da chi sapeva e sa oggi di essere stato dalla parte giusta. A differenza tua che, non solo hai tradito l’Italia, ma adesso dovrai giustificarti con il tuo datore di lavoro (Bigotti) che forse incolpevole, hai trascinato in questa vicenda. Senza dire di Bruxelles e di come, per soldi o favori para-imprenditoriali, invece di pensare al tuo Paese, ti mettevi a disposizione di faide di potere tutte interne ai palazzi kazaki. Tra poco vedrai che, passo dopo passo, mollichella dopo mollichella, ombra elettronica dopo ombra elettronica, prova logica dopo prova logica, confidenza dopo confidenza, troviamo i veri moventi, le modalità operative e con esse chi ha avvertito Ablyazov e chi, per odio feroce pregresso e interessi in gioco, voleva, a qualunque costo, fottere l’ambasciatore Andrian Yelemessov.

Te lo dissi che ci saremmo visti a Filippi, fidando sul fatto che, non avendo nulla da fare, per come mi hai ridotto, determinato e, diciamolo, intelligente come sono, alla fine ti avrei fottuto. E non sessualmente. Perché, la Verità (che va sempre servita, come da massone dovresti sapere) è che sto andando dietro a te, piccolo sorcio malato, perché, propenso e abituale come sei al doppio gioco e al tradimento, voglio ben altro. E, se ricordi come sono fatto e cosa, nelle 56 (!) riunioni che abbiamo tenuto, ti ho fatto capire di me, certamente non di soldi si tratta. Ma ancora una volta di interessi superiori della Nazione. Italiana, ovviamente.

Oreste Grani/Leo Rugens

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