Il Canale di Suez 21 – Pompeo De Angelis

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Nella primavera del 1862, Lesseps mostrò di avere in mente qualcosa di più personale e di meno universale del canale di Suez. Ormai era certo che l’opera di congiunzione dei due mari aveva rotto gli ostacoli principali e che sarebbe proseguita, in condizioni quasi normali. Ora poteva creare la sua casa in una città nel paesaggio assolato del Nord Africa da lui prediletto quanto quello ombroso de la Chernaie. La città avrebbe preso il suo nome, luogo d’incontro del flusso delle sue due vite, alla congiunzione dei quattro angoli del mondo, in un feudo particolare sui terreni sottratti all’Egitto dalla Compagnia, da cui irraggiare, lungo il canale d’acqua dolce e il canale marittimo, su porti, città minori, reti stradali e ferroviarie, piantagioni e giardini. Il viceré Said Pascià era costretto a cedere centinaia e centinaia di ettari in più rispetto alla convenzione del 1854 e del 1859 e a spostare in corvè altri diecimila fellah dalla zona di Assuan, non potendo saldare altrimenti le quote delle sue azioni alla Compagnia. Lesseps intanto attirava sempre più francesi, italiani, greci e in misura minore austriaci, maltesi e olandesi a cui offriva una cittadinanza piena. Torniamo indietro di qualche mese: prima che il canale marittimo irrompesse nel lago Timsah, convocò la sua colonia di collaboratori e sciorinò, davanti ai loro occhi, la mappa della vasta piana del Seuil di El-Guisr, a nord-ovest del lago secco Timsah, che si arrestava a picco sui bordi del bacino, rigoglioso di una messe di canne, di 2.000 ettari di superficie e di una profondità di 4-5 metri sotto il livello del mare. Sulla sponda della grande fossa era disegnato un rettangolo, che correva parallelo al canale d’acqua dolce. Dentro il rettangolo erano messi in fila cinque quadrati identici; erano i moduli di cinque quartieri: quello centrale per contenere i palazzi del potere, ai suoi lati erano collocati due quartieri europei e alle due estremità un quartiere arabo e uno greco. Gli ingegneri (Bernard de Montant, Jean-François Viller, Voisin-Bey), che avevano elaborato un piano regolatore urbano su quello schema, dichiararono che la città era “creata per anticipazione”. Spiegarono: “Non si possono improvvisare gli stabilimenti da costruire ai quali aggiungere le case d’abitazione. … Non c’è urgenza e gli importanti progetti di Timsah possono essere studiati con tutta la maturità che è indispensabile metterci.” Tra il rettangolo urbano e il parallelo canale, la strada di 2 chilometri di lunghezza e di 45 metri di larghezza si chiamava quai; tra i quadrati dei cinque quartieri le strade di separazione misuravano 30 metri di larghezza ed erano chiamate avenue. In ognuno dei cinque quartieri era posta una piazza quadrata al centro da cui si dipartivano in diagonale verso gli angoli, le strade di 19 metri di larghezza, che tagliavano le rue larghe 11 metri, su linee ortogonali, fra le abitazioni.

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Anche la toponomastica veniva anticipata. Il quai era dedicato a Mahammet Alì, primo vicerè dell’Egitto moderno. La piazza principale prendeva il nome di San Francesco di Sales, patrono personale di Lesseps e della sua cugina imperatrice; la piazza araba aveva il nome di Ibrahim, figlio del primo viceré d’Egitto e fratello di Said; una terza piazza era in omaggio a Champollion, padre dell’egittologia, decifratore dei geroglifici il cui motto fu ”Sono tutto dell’Egitto e l’Egitto è tutto per me”; una quarta celebrava Leibniz, il filosofo che aveva proposto a Luigi XIV di Francia la via dell’apertura dell’istmo africano; la quinta a Monge che aveva fatto la stessa proposta a Napoleone I. Le quattro avenue inneggiavano alle regine: Cleopatra d’Egitto, Eugenia di Francia, Vittoria del Regno Unito, Isabella di Spagna. Le strade minori mostravano i nomi delle nazioni, delle città, dei personaggi implicati positivamente nella costruzione del canale. I fedelissimi riservavano Il nome della città al loro leader e presidente, ma per il momento si limitavano a chiamarla la città di Timsah. Infatti, gli ingegneri conclusero: “La città è stabilita da un piano destinato a rispondere a tutti i bisogni, per il giorno in cui si manifesteranno.”

La prima pietra della città nuova fu posta il 27 aprile 1862. Al mattino, gli agenti della Compagnia si ritrovarono, provenienti dai dieci cantieri, nella città di El Guisr nella chiesa di Maria Vergine per una messa solenne, che terminò con il “Domine salvum pac imparatorem” a cui seguì la preghiera a Sant’Eugenia, protettrice di Porto Said, per evocare l’imperatrice. Il sacerdote benedì la pietra della fondazione su cui era inciso: “XXVII APRILIS. AN.D. MDCCCLXII”. Il rito religioso terminò e una folla eterogenea si avviò, a piedi o con ogni mezzo, lungo l’altopiano, verso Timsah. “Era un magnifico quadro – riferì la Revue de l’Isthme del 15 maggio 1862 – Sopra di noi fluttuavano le bandiere unite della Francia e dell’Egitto. Attorno a noi, un cerchio di uomini di tutti i paesi e di tutti i costumi. Le vetture, i cavalli arabi, i cammelli carichi di spettatori, al centro il prete in abiti sacerdotali consacrante la città nuova, e lontano all’orizzonte, sotto i raggi del sole al tramonto, il profilo delle montagne.” La pietra incisa venne posta nelle fondazioni dello chalet di Lesseps. “Quando tutto fu terminato, nel silenzio del raccoglimento, si levò una doppia acclamazione: Viva Mohammed Said! Viva il Presidente della Compagnia Universale! Vi era veramente entusiasmo ed emozione in tutte le voci e in tutti i visi. Ancora dunque un progresso fatto.” Il presidente Lesseps non era presente alle cerimonie, perché era corso in Europa per spianare la strada a Said Pascià, che stava per arrivarvi. I convenuti a Timsah trassero questo augurio: “Ai primi di novembre la nuova città sarà pronta affinché ci si possa trasportare e istallare tutto lo stato maggiore esecutivo e amministrativo della compagnia e dell’impresa.” Era stata creata dal nulla una città ideale, che aveva i contatti con il Cairo tramite il Nilo e tramite una ferrovia, che in 3 ore arrivava al Cairo e in 6 ore ad Alessandria.

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Said Pascià, in visita in Europa, sbarcò a Tolone dalla fregata Siah-Bahari il 14 maggio 1862. Lesseps partì a cavallo da le Chernaie, lo accolse al porto e li accompagnò, il viceré e il suo seguito, in un viaggio a tappe, per stazioni zeppe di folla acclamante e soste per banchetti nelle prefetture, da Tolone a Marsiglia, da Avignone, a Lione, da Digione a Parigi con il treno imperiale. In quattro giorni, giunsero nella capitale, dove l’imperatore concesse un’ala del palazzo delle Tuileries ai benvenuti visitatori. In onore degli ospiti, si svolsero le grandi manovre a Campo di Marte, che il viceré contraccambiò con un pranzo di magnificenza orientale per Napoleone III e Eugenie l’imperatrice, nel salone dell’Orologio. Il corteo orientale ripartì per Londra il 2 giugno: dalla Gare du Nord fino a Boulogne in treno e, con due battelli a vapore dello stato, fino alla sponda inglese. A Londra l’accoglienza fu glaciale. La regina non riservò alcun onore al coronato, anzi si chiuse nelle sue stanze senza ricevere il principe egiziano, che pagò salato il conto di un albergo stretto e scomodo a Wimbledon e nessun grande ufficiale portò fin lì un ossequio. Soltanto il Times dedicò una pagina alla visita, sottolineando l’importanza di quelle presenze e la scortesia della corona, nel numero del 7 giugno: “ Said Pascià, che ci visita in questo momento, è l’abile successore di Mehmmet Alì, un esempio notevole di luci europee inserite sulla vecchia educazione orientale. Come molti egiziani e turchi i suoi gusti si sono formati e le sue conoscenze acquisite sotto una direzione francese e si può dire che è tanto un Franco quanto un Orientale. … Lui e i suoi predecessori, quantunque contrastati nelle loro ambizioni dalle armi inglesi, hanno mostrato verso la nostra nazione un favore estremo. Con una politica intelligente, che più di un politico europeo dovrebbe imitare, la casata egiziana ha incoraggiato il commercio tra l’Egitto e l’India. … La ferrovia da Alessandria a Suez è un monumento di buon senso, di spirito d’impresa e di coraggio politico del governo egiziano.” Il quotidiano ricordò che Said Pascià fece transitare sul suo territorio i reggimenti di truppe inglesi nel momento della rivolta indiana e infine: “Tutti gli inglesi di qualche distinzione che hanno visitato l’Egitto vi hanno trovato una ospitalità cordiale e degna di un principe della cristianità”. Said Pascià e i suoi non si trattennero i due mesi programmati, ma se ne andarono ben prima. Il 5 agosto, il corteo sbarcò a Cherbourg, si trattenne a Parigi fino al 28, da Tolone si recò a Costantinopoli e rientrò ad Alessandria il 1° ottobre con 12.000 carabine a canna rigata, dono del sultano. Lesseps lasciò Parigi l’8 ottobre, via Trieste, e giunse ad Alessandria il 16 ottobre. Partecipò alla cerimonia di sbocco del canale marittimo nel bacino di Timsah, il 17 novembre. L’acqua del Mediterraneo impiegherà sei mesi per riempire la fossa.

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Lesseps incontrò, nella residenza sulla diga del Nilo, il viceré il 16 dicembre 1862 in occasione del 41°compleanno di Said. “Sua Altezza mi pare gravemente colpito da uno sfogo cutaneo che era cominciato durante il suo soggiorno a Londra. Il suo medico è inquieto. Sono afflitto per lo stato del mio caro principe che, durante la sera, la mano appoggiata alla mia spalla e guardando dal balcone i fuochi d’artificio mi mostrava in mezzo a questi fuochi il luogo che aveva indicato per la sua sepoltura. «Non mi rimane molto tempo, miei cari amici» aggiungeva rivolto a Koenig-Bey e a me. Cercai di fargli abbandonare tali idee; la sera proseguì gioiosamente; lasciandomi mi raccomandò di tornare alla diga dopo la mia escursione con Bulwer.” L’ambasciatore inglese a Istanbul Henry Bulwer visitò i cantieri dell’istmo di Lesseps, partendo il 17 dicembre, scendendo da Zagazig a Timsah nel canale d’acqua dolce, risalendo il canale marittimo fino a Porto Said. Da Damietta, nel delta orientale, tornò ad Alessandria da dove il 5 gennaio 1863 ripartì per Istanbul.

Lesseps era tornato accanto al viceré, alla Diga sul Nilo, preoccupato dello stato di salute del sovrano. La sera dell’8 gennaio 1863, Said Pascià offrì un pranzo ad Abd-el-Kaden, venuto in visita da Istanbul. Si sentì male e pregò Lesseps di prendere il suo posto a tavola. Terminato il banchetto, Lesseps raggiunse il malato, che soffriva di dolori acuti dalla nuca al tallone, nella camera dove era assistito dal suo medico di fiducia Haage-Bey. Il medico prese da parte Lesseps e spiegò che i foruncoli che Said aveva sulla pelle si stavano sviluppando all’interno e che questo era un pessimo segnale. Il viceré era sicuro della sua fine e chiese al Presidente della Compagnia di poter firmare l’atto di pagamento delle azioni del canale conservate dal governo egiziano. Lesseps lo tranquillizzò e gli assicurò che ci sarebbe stato tempo per regolare la questione. La mattina, si recarono in giardino a fumare la pipa. Istallato in poltrona, Said riprese la sua abituale gaiezza. Quando il servo che portava le pipe ripassò davanti a loro, Said sussurrò: “Vedete quel gagliardo? Mi sorveglia con attenzione, perché è lui che annuncerà la mia morte al mio successore, e, secondo l’uso, avrà un bakchic (dono)”. Fu deciso che il vicerè sarebbe partito per Alessandria a respirare l’aria marina e Lesseps si spostò a Porto Said. Nella notte fra il 17 e il 18 gennaio 1863, Mohammed Said Pascià morì. Nato nel 1822, era stato educato alla cultura francese e aveva servito nella marina di cui divenne grande ammiraglio nel 1840. Nel 1854, fu chiamato al trono, in virtù del firman ottomano del 1841 che dichiarava ereditario il governo dell’Egitto in ordine di primogenitura. Dovette subito affrontare una rivolta di estremisti musulmani capitanata da Kiaiah Elfy-Bey, che represse, ma poi amnistiò i ribelli, ristabilendo la concordia nel paese. Sempre all’inizio del regno organizzò una flotta e un contingente di 10.000 uomini con cui l’Egitto partecipò alla guerra di Crimea contro la Russia. In quell’anno, accettò la convenzione di 99 anni per l’apertura del canale di Suez. Le riforme interne riguardarono l’agricoltura con la libertà di coltivazione e di mercato ai fellah e il pagamento delle imposte in denaro e non in natura. Nel 1856 abolì la schiavitù in Egitto e in Sudan. Enormi furono i lavori pubblici per regolare il corso del Nilo e per sviluppare la ferrovia che percorse l’Egitto da Alessandria a Suez passando per la capitale. Stimolò e subì la costruzione del canale di Suez. La scuola elementare e secondaria di stampo occidentale fu un’altra sua grande preoccupazione e il rafforzamento della scuola di medicina. L’epitaffio della Revue de l’Isthme, diretta da Desplace, disse: “Se il suo carattere era talvolta indeciso, Said Pascià ha saputo, senza deviare, perseverare nella via tracciata; se le sue prodigalità sono state giudicate eccessive da qualcuno, egli nondimeno ha lasciato l’Egitto prospero come mai lo era stato.” Il 18 gennaio, mentre avveniva la sepoltura di Said, venne proclamato vicerè Ismail Pascià, suo nipote, non essendo possibile la linea della primogenitura: un figlio maschio di Said, di nome Ahmad Rfaal, era annegato nel Nilo nel 1858. Rimanevano due figlie femmine e il ragazzo Tussum, quello che Lessep aveva portato con sé in Francia nel 1859, ma che, alla morte del padre aveva nove anni, per cui non potette accedere alla corona. Tussum fu affidato al tutore Halim Pascià, un suo zio. Nel passaggio di potere si registrò ancora la rivolta di un quartiere di Alessandria ad opera di ufficiali e militari dell’esercito legati al vecchio partito dei fanatici musulmani. Vennero assaliti alcuni civili francesi, ma stavolta la punizione dei sovversivi arrivò. Il 20 gennaio, Il nuovo viceré ricevette la colonia europea di Alessandria nel segno della pace. Un oratore rivolse questo saluto a Ismail Pascià: “Invochiamo l’Onnipotente, davanti al quale sono uniti tutti gli uomini di tutte le religioni, affinché accordi a Vostra Altezza un regno lungo e felice. L’agricoltura, il commercio, l’industria, la giustizia e la libertà concorreranno alla prosperità di questa terra ospitale e feconda; il nome di Ismail Pascià sarà glorificato in Europa come in Egitto.” Il viceré rispose: “Signori, la mia costante preoccupazione sarà di vegliare sulla tranquillità e sull’ordine pubblico, che sono indispensabili alla sicurezza delle transazioni e a sviluppare il commercio da cui dipende la prosperità dell’Egitto e della città di Alessandria in particolare: Alessandria non è per la sua popolazione che la seconda città dell’Egitto, ma per la sua posizione geografica, per l’importanza della sua colonia europea può aspirare ad essere la prima. Non trascurerò i suoi bisogni e interessi. È con opere di utilità pubblica, con misure in grado di attirare i capitali e favorire le grandi speculazioni, che cercherò di rispondere alle speranze da voi riposte in me e ai voti che mi avete indirizzato.” La grande speculazione del canale di Suez passò nelle mani di Ismail Pascià.

Pompeo De Angelis

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