Siparietto: Venghino signori, venghino, una bella invasione “colorata” non la si nega a nessuno

I colori, come si sa, sono fondamentali in quasi tutto (se non in tutto).

Lo sono anche nel mondo degli specialisti che mettono a funto i piani di guerra dove si combatte, in simulazione, un colore contro l’altro. Negli Stati Uniti d’America (quelli ora guidati da Donald Trump) c’è una grandissima tradizioni di preparazione di piani di guerra. Un numero impressionante che negli ultimi cento anni hanno visto ipotizzare la guerra contro quasi tutti i Paesi del Mondo.

Per i conflitti più importanti si sono scelti sempre dei colori per classificarli in codice.

La lettura di questo elenco non deve farvi sorridere. Anzi, se fossi in voi, mi porrei il problema di come possano essere vere queste informazioni e non frutto delle solite provocazioni di questo inaffidabile, marginale, ininfluente blogger.

I piani di guerra che certamente sono stati redatti (come fossero cose serie) vedevano gli USA sempre di colore Blue e fin qui ci siamo; Orange il Giappone (e anche qui ci siamo non tanto per il colore ma perché contro il Giappone aveva un senso ipotizzare una guerra che poi c’è stata); Yellow la Cina che, per luogo comune, è abitata da “gialli”; Black è stata la Germania (c’è stata la guerra e che guerra e in effetti erano “neri”, anzi “nerissimi”, di cuore soprattutto; Gold la Francia e qui mi comincio a perdere ma comunque ci può stare non tanto per il colore ma per l’invasione in Normandia anche se quando il piano era stato messo a punto (prima del ’30) non si sarebbe dovuta ipotizzare una guerra con o contro la Francia; Red è il colore della Gran Bretagna e qui rimango attonito perché gli USA – sappiatelo – contro i RED, avevano preparato piani di guerra e di invasione del territorio britannico; Crimson (cremisi) per indicare il Canada e lo Scarlatto per indicare i “nemici” Australiani e i Neozelandesi. Sono esistiti dei piani (Blue contro Green) per l’invasione del Mexico se non fossero bastati i muri; per l’invasione di Cuba (poi tentata con clamoroso insuccesso) il colore scelto era stato Tan, il marrone chiaro; per Centroamerica, Caraibi e Azzorre si usava il Grigio. Per il Sudamerica era stato scelto il Viola; per le Filippine il Marrone (Brown); per l’Islanda, l’Indaco. Infine (e qui statevi accorti) negli USA si è messo a punto un Piano per lo stato d’assedio (Internal disturbances) denominato Plan White o Piano Bianco!

Piani per tutti e contro tutti. Negli anni, al Pentagono, hanno visto nemici ovunque addirittura ipotizzando una coalizione anglo-giapponese, ritenendo comunque questa ipotesi molto improbabile. Ma i piani si facevano e come.

Questa cosa del “non si sa mai” deve farvi riflettere sulla fase che ci aspetta e di come, paranoici e non previdenti (o più semplicemente perché la giornata in qualche modo bisogna occuparla), alcuni ambienti siano pronti a tutto. Il Washington Post, nel non lontano 2005, pubblicò la notizia dell’esistenza di un piano di invasione verso il Canada (Il titolo dell’articolo era “Incursione in ghiacciaia) e, prendendo spunto dalle modalità con cui era andata avanti la guerra in Iraq, il giornale ironicamente scriveva: “Quando invaderemo il Canada nessuno potrà mugugnare che non avevamo un piano”.

Mi soffermo sul Canada perché ci sono indizi divertentissimi in materia, tipo che il solito Michael Moore, in una pellicola del 1995, ci racconta di una Casa Bianca che si lascia trascinare in una folle guerra contro il Canada. Mi immagino le risate di coloro che ebbero la fortuna di vedere il film. Si sarebbero meno divertiti se avessero saputo che nel 1993 uno storico (Webster Rudmin) sostenne che gli Stati Uniti stavano progettando realmente un’invasione del Canada allertando – per l’impresa folle – la Decima Divisione di Montagna.

Quello che voglio dire con questo bizzarro post sui colori che, negli USA, non ci sono daltonici al Ministero della Guerra/Difesa e che il loro vero mestiere e quello di continuare a fabbricare scenari dove, con tutti e contro tutti, si possa continuare a consumare materiale costosissimo sfornato dall’industria bellica statunitense o mondiale ma preferibilmente sempre controllata da Wall Street.

Oreste Grani/Leo Rugens

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