Se invece di servire Verdini, Piccini, già sindaco di Siena, faceva il suo dovere oggi non ci giocheremmo il futuro a testa e croce

Piccini Pierluigi

La quotazione in Borsa del MPS, già di partenza irrisoria, in questi giorni, sale e scende, in un’interminabile altalena. Comunque, nella impossibilità di tornare ai vecchi fasti in quanto sempre di centesimi di euro si tratta.

E ci mancherebbe pure! Un luogo fisico e “immateriale” dove, pur di non far emergere la Verità, si è deciso che il Direttore della comunicazione della banca più antica del Mondo, David Rossi, si dovesse “suicidare” e, per essere sicuri che lo facesse, lo si è accompagnato alla finestra da cui è uscito di scena, non solo è maledetto ma lo rimarrà per sempre.

Il MPS è stato più volte luogo di congiure: la più grave di un passato recente è stata quella in cui i massoni toscani, in accordo con gli avanzi della partitocrazia di sinistra, defenestrarono (le finestre c’entrano sempre!) Pierluigi Piccini, favorendo l’ascesa del suo ex Giuseppe Mussari.

Nasce tutto da lì.

Da quando cioè uno dei migliori sindaci che aveva avuto Siena (il Piccini), convinto dai “fratelli” (gentaccia dentro e fuori la Città del Palio), che sarebbe diventato lui il Presidente della Fondazione e quindi il dominus delle elargizioni (all’epoca la banca era ancora una mucca da mungere e lo si faceva all’anno per 450/500 milioni di euro!) che consentivano un controllo ferreo del territorio e quindi il perpetuarsi a vita del potere, si vide fottere/tradire/sostituire proprio da quelli che considerava i suoi fedelissimi. E uno di questi era l’avvocato Giuseppe Mussari, emigrante a Siena dalla Calabria, terra tormentata e massonica come nessun’altra.

È tutto lì. Chi avesse (fosse anche uno studente che volesse dedicare una tesi di laurea all’argomento) il coraggio e la capacità di interrogare, anche i senesi ormai amareggiati e resi più malleabili dalle sfortune finanziarie (tenete conto che a Siena la gente non parlava perché tra l’altro quelli del Monte ti ricattavano sul C/C scoperto, sul mutuo, sul finanziamento senza adeguate garanzie, sul posto al figlio, sulla possibilità di giocare in serie A etc. etc. etc.), si troverebbe davanti ad una strana storia di sensibilità – anche sentimentali – offese. Chi ne avesse la capacità, scriverebbe una storia degna della penna di Gide, di Genet o di un Mishima stesso, dove se anche un giorno il sole cadesse in pioggia d’oro sul nostro mondo il consiglio è di conservare (non si sa mai), in un angolo, un piccolo mucchio di fango. A Siena, prima dell’irruzione nella trama oscura di gentarella oscena come Denis Verdini, la qualità dei pensieri e dei ragionamenti amorosi era pronta a farla divenire terra di testimonianza dove, per amore, alcuni sarebbero stati pronti a vivere e far vivere l’amato di sorprese, di cambiamenti, accettando quei rischi che oggi tali non sono più, esponendosi ad eventuali affronti, senza costrizione e senza più commedia sociale. A Siena, poco prima che si consumasse tra Piccini e Mussari il tradimento per la Presidenza della Fondazione del MPS, si preparavano culturalmente grandi sorprese. Fino a poter sostenere liberamente che un pederasta è un uomo che per sua natura si oppone all’andamento del mondo ed è un uomo che si rifiuta di entrare nel sistema in vista del quale il mondo è organizzato. A Siena ci si preparava a dire, nei fatti, che i pederasti rifiutano il mondo come è organizzato e nel farlo non solo lo rifiutano, lo negano, lo fanno vacillare. Forse lo cambiano nel profondo. Altro che il marginale, ininfluente Niki Vendola e le sue pantomime matrimoniali e paterne. Siena si preparava a scioccare l’Italia cattolica e mezzo mondo ben pensante, molto prima e con grande intensità di pensiero libero, del folclore distraente dei Gay Pride.

giuseppe-mussari_h_partb

A Siena, prima dell’irrompere della grettezza maschilista e puttanesca di Denis Verdini e del suo all’epoca dominus Silvio Berlusconi, la figura che guidava culturalmente la città era in grado di distinguere ogni sfumatura attinente la dualità di un qualunque dottor Jekyll e mister Hyde, tra la libertà del contenuto e il rigore del contegno, tra la peccabilità di fondo e l’impeccabilità della forma. Piccini era un fuori classe emergente nel panorama della politica italiana che si era laureato con una tesi sull’Estetica in Cesare Brandi. Per questo, tra l’altro, avrei voluto che non si esponente al ricatto di quella gentaccia che popolava Siena. Per quello avrei preferito che non accettasse la Maserati 4 porte che gli offriva (destino cinico e baro) un altro Piccini, inizio vero della sua parabola discendente come uomo e come politico. Perché, dopo dieci anni, si può dire: a me Piccini Pierluigi me lo presentò Piccini Pio, amico e subalterno del commendatore Licio Gelli. Piccini Pio era un gran lavoratore ma pasticcione (soprattutto dopo la morte di suo fratello Sergio), inadeguato che si trasformò, in fine, in un cinico fino ad aver messo sul lastrico migliaia di lavoratori con Omega ed Eutelia. Piccini Pierluigi, prendendo in comodato d’uso la prima 4 porte della sua vita, abdico a se stesso e si predispose alla fine ingloriosa che ha fatto. La fine che ha fatto il MPS e con esso tutta la città di Siena e l’Italia centrale ha anche questa etimologia. Il MPS, la Banca Etruria e gran parte dell’economia che andava dal Tirreno all’Adriatico, passando nella Ravenna di Gustavo Raffi e del Bar Belli. Tutto per cappotti di cammello, Porsche e Maserati 4 porte. Forse valeva la pena di rinunciare a qualche comodità ed oggi, il nostro, in un panorama tanto depresso, popolato da Boschi e boschetti, poteva svolgere un ruolo di stimolo se non di guida del Paese.

 verdini-macellaio

Ma chi ha la statura intellettuale (e la necessaria conoscenza delle ritualità dei mondi occulti paramassonici) per raccontare questo romanzo d’amore e di sangue? Perché, Mussari e Piccini, si “amavano” prima del tradimento e ad oggi a nessuno (se non a loro) è dato di sapere se fu solo amore platonico con le modalità rassicuranti con cui, a volte (lo dico nell’intimità di questo ininfluente e marginale blog), si amano due compagni di fede. Partitica e massonica. O se si erano frequentati anche sessualmente.

Oreste Grani che non smette di pensare che il Piave passava da Siena e che non aver resistito sul Piave, nella Primavera del 201, ha generato l’orrore di una partita che finisce, oggi, 4 dicembre 2016, al lancio della monetina. Testa o croce, SI o NO!

A voi vi sembra una cosa seria che la qualità della vita di milioni di persone debba essere decisa a testa o croce?

Perché ormai, in qualunque modo vada a finire, sempre in questo cazzo di modo (con il lancio – forse addirittura truccato – della moneta) ci stiamo giocando il futuro.

Annunci