A Paternò (e non solo), con 82% di NO, è cominciato il Grande cambiamento!

paterno

A Paternò (Catania) si è giocata la partita tra NO e SI e in pochi, a 96 ore dal voto, capiscono la portata dell’esito della sfida in quel comune siciliano: 82% i NO, 18% i SI. E questa volta non c’entra la Mafia ma solo la povertà e l’abbandono che questa gente ha vissuto negli ultimi anni proprio da parte di un’amministrazione che, per definizione, essendo di “sinistra”, li avrebbe dovuto salvaguardare.

Se tira una brutta aria in Sicilia, ve lo abbiamo detto mille volte, viene giù il Paese e questi mentecatti/mascalzoni/puttanelle/vanesie/riccastre se ne strafottono allegramente. Anzi, diciamo dove è il gap: loro fottono, anche tra loro, sbevazzano, pippano cocaina, sistemano i figli per i prossimi quarant’anni, mentre la gente (ormai milioni di persone per bene) non sa a che santo votarsi. In questo, siamo grati alla Banda Renzi per essere stata tanto egocentrica e vanesia  (penso di averlo chiamato per primo in Italia, Attanasio Cavallo Vanesio, spaventato dalla superficialità e dalla predisposizione alla corruzione del personaggio!) da aver provocato loro stessi la valanga di NO.

Solo dove la criminalità e gli stereotipi dominano il voto (cioè all’estero), i signori del SI hanno vinto con larga maggioranza.

Ora tutto questa sensibilità e intelligente reattività mostrata a Paternò (e non solo ovviamente) va ulteriormente raccolta dal M5S e da altre formazioni civiche che volessero in queste ore sorgere e confluire, di fatto, nell’azione rivoluzionaria promossa dal MoVimento, dando vita ad un Comitato di Liberazione Nazionale dalla dittatura partitocratica. Il gruppo dirigente a 5 stelle manca ancora di esperienza “malandrinesca” (dicono i cretini e gli opportunisti) ma non dell’onestà, presupposto per cambiare il Paese. Il resto, si aggiusta. Forza ragazzi, seguiamo l’esempio di Paternò e della sua risposta fiera. Che le leggi elettorali allo studio non siano un ostacolo (qualunque barbatrucco volessero inventare) perché l’obbiettivo del 51% è possibile. E se si prende il 51%, non ci sono cazzi, la partita è vinta. Se provano a far saltare il tavolo, alziamo le mani e non solo quelle. La Costituzione appena salvata, parla chiaro: è nostro diritto/dovere difendere la Legge e la Libertà. La sussidiarietà alle Forze dell’Ordine e la sinergia civile-militare è prevista costituzionalmente. Basta informarsi e poi non temete di essere nel giusto.

Alle urne, alle urne! In piazza, in piazza!

La legge c’è già (quella con cui hanno tentato di fotterci) e ora, chi di coltello ferisce, di coltello perisce. Alle urne, quindi, secondo quanto, in modo inequivocabile, la maggioranza degli italiani vuole. E se il Popolo sovrano questo vuole (compreso la fine dell’euro, di questa Europa matrigna e la dittatura dei banchieri massoni), che nessuno si permetta di mettersi di traverso o questo Paese potrebbe sorprendervi ulteriormente. Come se tra poche ore si commettesse la leggerezza di un Renzi Bis, tutto, inaspettatamente, diventerebbe lecito. E nella Storia, dopo la Pasqua di sangue (in Irlanda), si potrebbe annoverare un Natale tragico italiano.

In campana signori che l’Italia potrebbe non essere tutta fatta di emuli di Verdini, Boschi, Bocchino, Napolitano, Mieli, Benigni, Meli, Alfano, De Luca, Gentiloni, Odevaine, Orfini, Serracchiani, Mussari, Ceccuzzi, Bianchi (Dorina), Boccia, Confalonieri, Casini, Serra e, soprattutto Marchionne.

Oreste Grani/Leo Rugens

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