Milioni di No si portano via non solo i Renzi ma soprattutto gli Alfano Angelino e gli Aurelio Voarino (che fa anche rima)

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Mi dicono che la signora Shalabayeva è ancora convinta che, dopo il “rapimento”, suo e di sua figlia, debba il trattamento riguardoso che le riservarono in Patria (dopo averla portate via con la forza, facendo violare a quegli opportunisti dei nostri connazionali in servizio al Ministero dell’Interno ogni genere di legge vigente in Italia), a non si sa quale attività diplomatica del nostro Ministero degli Esteri. Certo che dopo l’episodio (orrendo e disonorevole) Emma Bonino si battè per la liberazione della Shalabayeva! Certo che la liberale, libertaria Emma “dopo” non poteva non cercare di contrastare/rimediare alla violenza fatta perpetuare da Angelino Alfano e dai suoi solerti funzionari. Dopo, molto dopo.

Io faccio una affermazione rischiosa ed impegnativa: senza l’attività tempestiva, intelligente, coraggiosa (erano 5 ragazzi politicamente totalmente inesperti) dei parlamentari del M5S che si recarono, con determinazione e schiena dritta ad Astana pretendendo di verificare quali fossero le condizioni reali di detenzione della moglie e della figlietta di Muktar Ablyazov, la questione starebbe ancora a caro amico.

Aggiungo che io personalmente, per motivi che non ritengo ancora giunto il momento di spiegare se non con questa anticipazione nella rete (di cui mi assumo tutta la responsabilità di legge), preoccupato di come un regime violento quale fino a quel momento quello kazako si era dimostrato essere con i dissidenti e le loro famiglie (spesso le questioni si risolvevano con la morte violenta dei personaggi in gioco), mi attivai perché la Delegazione del M5S fosse accolta con la massima attenzione da parte delle autorità che rappresentavano gli interessi del presidente Nazarbayev e lì trattati con il rispetto assoluto delle loro funzioni parlamentari.

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Mi attivai quindi – in chiave doverosamente sussidiaria – a supplire ad una evidente clamorosa mancanza di conoscenza di quale peso etico morale e politico sostenesse i cinque pentastellati che si inoltravano su quel terreno pericoloso e sconosciuto, armati solo della loro onestà di intenti.

Alessandro Di Battista, con piglio di leader, già guidava i nostri compatrioti, a quella data, impegnati a difendere l’onore della Repubblica Italiana dal danno di immagine e di sostanza che l’ENI e Angelino Alfano, “in combinato disposto”, stavano procurando al nostro già tanto sputtanato Paese.  C’era chi in quelle ore drammatiche (Aurelio Voarino, era uno di questi, in accordo e su ordine di Nurlan Khassen) voleva che ci si attivasse, a qualunque costo, per la cattura di Muktar Ablyazov e altri che capirono subito che ben altro bisognava fare per prepararci – in un futuro prossimo e certo – a lavare l’onta dei vigliacchi e degli imbecilli (ma per nostra sfortuna anche italiani) che avevano portato a termine il sequestro.

Accettai quindi di occuparmi della faccenda e misi a punto subito, dissimulandolo, un piano alternativo all’attività cieca, violenta, autolesionistica che Voarino e i suoi interlocutori in Ambasciata kazaka volevano attuare o che io stesso attuassi.

La prima cosa che feci fu di mettere a punto un decalogo di comportamento che le autorità kazake, ad Astana, avrebbero tassativamente dovuto tenere durante l’accoglienza dei nostri compatrioti a cinque stelle per tutta la durata della loro visita ispettiva.

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Nel decalogo c’era scritto, senza possibilità di equivoci, che se non volevano aggiungere cazzate a cazzate, si sarebbero dovuti mostrare rispettosi e attenti a tutte le richieste (compreso la diretta via internet di cui tutti si meravigliarono che fosse stata concessa) dei nostri parlamentari, smentendo subito lo stereotipo che ci si trovasse di fronte a cinque ragazzotti rompicoglioni e di nessun peso politico.

Nell’appunto con le istruzioni, mi permisi di affermare il contrario e di quella affermazione profetica e onesta ancora vado orgoglioso ritenendo che aver “facilitato” (a loro insaputa) il compito dei nostri cinque alfieri fosse mio dovere di italiano in spirito di servizio alle istituzioni repubblicane. I cinque cittadini per ben pentastellati, non solo stopparono la deriva pericolosissima che l’intera vicenda stava prendendo, ma crearono,, con la loro presenza ad Astana, i presupposti per una rilettura degli avvenimenti, a posteriori (come solo ora è possibile e sta avvenendo) che serva a quegli stessi (o ad altri) cittadini nostri rappresentanti nel M5S e nelle Istituzioni repubblicane. Mostrare ora cosa c’era dietro a tanta ben riuscita spedizione non solo è nostro compito ma nostro dovere. Io non ho nulla di personale contro Aurelio Voarino (non è vero perché anche come uomo lo disprezzo) ma devo rendere edotta la Rete di cosa volessero fare lui e Khassen e di cosa invece “noi” (ovviamente non agii da solo) riuscimmo a fare, piegandoli ai nostri ragionamenti e finalità patriottiche. Intendendo nell’interesse della nostra Patria che è, fino a prova contraria, l’Italia.

La signora Shalabayeva deve quanto non è successo o quanto è successo, “dopo” il suo rapimento (anche) ad Emma Bonino, ma “prima” lo deve ai cittadini organizzatisi nel M5S che, tempestivamente e con fermezza morale, la andarono a trovare/proteggere. Qualcosa di meritevole e forse di determinante lo fecero anche altri che dettando le regole dell’accoglienza di quella delegazione di italiani ingenui (così diversi dai soliti che i kazaki conoscevano, frequentavano, corrompevano, intimorivano) ma già amati da chi vedeva in loro il futuro prossimo del riscatto della nostra sgarrupata ma bellissima Italia.

Oggi, dopo la vittoria schiacciante del NO, ci meritiamo un po’ di racconto autocelebrativo e un’altra onesta porzione di verità. Viceversa tacendo e non chiarendo i particolari potremmo sembrare qualcuno che ha qualcosa di personale con Aurelio Voarino o con quei kazaki che ci volevano dettare la linea dopo aver indotto altri italiani in divisa e con le stellette a tradire gli interessi della Repubblica. Ma non siamo tutti uguali e il 4 dicembre si è visto.

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Dopo la vittoria del NO, noi sogniamo sovranità e la sovranità senza la crescita di Intelligence Culturale non la riconquisteremo. Per quello, in quel frangente drammatico, tra l’altro, accettammo di mandare, con la massima urgenza, nelle ore precedenti l’arrivo ad Astana dei 5 Pentastellati, il decalogo di comportamento da seguire pedissequamente (e così fu) di cui faccio oggi cenno. Lo facemmo per non aumemntare il fango già lanciato a vergogna dell’Italia. Che, come si è dimostrato, non è fatta solo da servi impiegati nell’ENI o da prezzolati al soldo dei kazaki ricchi.

In queste ore, per la vittoria del NO, mi sono fatto un bellissimo regalo che ormai nessuno potrà più alienarmi.

Ciao Ciao Aurelio a te e a chi ha pensato vigliaccamente di potermi intimorire.

Siamo passati nella cruna dell’ago del referendum e ora coprire i vostri magheggi diventerà sempre più difficile.

Per prima cosa perché Angelino Alfano non sarà mai più, nella storia della Repubblica, ministro, sottosegretario o parlamentare. Anzi, non sarà mai più un cazzo di niente. Il che non è poco. Se ci trovassimo di fronte a una così grave provocazione, ogni gesto di reazione sarebbe lecito.

Oreste Grani /Leo Rugens in attesa di smentite o di ulteriori minacce.

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