Più cose da chiedere, con fermezza, quale condizione per fidarsi di “alcuni”

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Cominciamo con la sconfessione pubblica di Angelino Alfano, con particolare evidenziazione delle sue gravissime responsabilità nel Caso Shalabayeva/Ablyazov.

Non si può, tassativamente, affrontare una fase delicata (anche per le implicite tensioni sociali che si potrebbero ulteriormente evidenziare) con uno sputtanatissimo Ministro di Polizia che, violando ogni tradizione repubblicana post bellica, è di parte e di nessuna garanzia di equità e di rispetto della norma. Un ministro dell’Interno che si è fatto (lui, la sua famiglia e il suo gruppuscolo di assatanati parlamentari) i cazzi suoi come mai era stato visto succedere.

Accellerazione della messa in stato di accusa (chi deve capire capisca) di quella gentaccia (alla Denis Verdini) che ha ritenuto di poter ricattare le istituzioni repubblicane e tenere sotto schiaffo la democrazia parlamentare e i nostri già tanto impoveriti compatrioti (17.469.000 persone).

Stop definitivo ad ogni manovra tendente ad impadronirsi di settori delicatissimi delle istituzioni legate alla Sicurezza dello Stato e in particolare sospensione della “vendita” della Vitrociset (vedi nostro post CHICCO TESTA, PERSONALITÀ PERICOLOSA, PER CONTO DI MATTEO RENZI, VUOLE FARSI RE DI VITROCISET. E INOLTRE VOTA SI!)

Fare “Piazza Pulita” nel settore è una espressione riduttiva di quanto sarebbe necessario mettere in atto.

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A tal proposito, basterebbe aver assistito all’audizione, 48 ore addietro, come testimone, al Processo Mafia Capitale, di Marco Minniti, nella veste di Sottosegretario con delega ai Servizi Segreti per, dai balbettii che – a mala pena – emetteva su domante nodali per l’intero impianto accusatorio relativo a rapporti con i “servizi” di Massimo Carminati, per dedurre, senza via di scampo, in mano a chi, per troppo tempo, siamo stati.

Rimozione (prepensionamenti e dimissioni spiiiiintaneeee) di tutti quei generali (sia della GdF che dei Carabinieri) che hanno cavalcato l’ipotesi politica (di fatto autoritaria e contro lo spirito e la sostanza della Costituzione repubblicana), che faceva capo a Matteo Renzi e a Marco Carrai, ma ideata da ambienti riconducibili a centrali di intelligence di Paesi stranieri, notoriamente nostri competitori. In tempo di “guerra” (ma siamo solo in guerra contro l’ISIS?), sarebbero stati considerati “collusi con il nemico”. E come tali puniti.

Cambio della guardia ai vertici di AISE/AISI/CIS e di ogni altra istituzione meno nota che abbia a che fare con l’Intelligenza dello Stato e predisposizione di quella trasformazione organizzativa e culturale che è necessario attuare quanto prima e a garanzia della libertà repubblicana portando sotto la responsabilità diretta del Presidente della Repubblica (come dal 23 marzo 2012 pubblicamente auspichiamo) tutto il comparto.

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Basta con gentarella che si fa una stagione a Palazzo Chigi e, così facendo, piazza i suoi ai “servizi segreti” per poter, dossierando, premendo, a volte anche ricattando, mettere sotto schiaffo gli avversari politici.

Tre presidenti del consiglio non legittimati da niente e da nessuno che si sono solo avvalsi di questo loro potere per rafforzarsi (o tentare di farlo) personalmente e poi, signori si scende, vedere l’atro subentrante ripetere la mossa di danza.

E che cazzo c’entra questa perverso modo di procedere con la sicurezza nazionale e internazionale e con la formazione di un personale che ha bisogno di certezze e di continuità per mostrare tutto il suo valore? Valore che non si esprime se non in un clima di meritocrazia e di pulizia di intenti repubblicani e in quanto tali democratici.

Sturatevi le orecchie: ci siamo rotti il cazzo di furbi prepotenti che usando il denaro pubblico strumentalizzano gli organici del servizio per sapere ciò che non ha senso sapere personalmente (le debolezze eventuali degli avversari politici o paradossalmente anche di quelli a loro fedeli è un compito riservatissimo solo esclusivamente del personale preposto e mai finalizzato a pressioni ma solo esclusivamente per capire se tali debolezze mettono a repentaglio la sicurezza dell’Italia), distogliendo risorse  a svantaggio di quelle che sono le finalità “sacre” del servizio, cioè l’interesse superiore della Nazione e la protezione intelligente dei cittadini, cioè del vero “datore di lavoro” dei funzionari/dirigenti strapagati che è, come si è visto anche il 4 dicembre, il popolo sovrano.

Ve lo diamo noi adesso un po’ di sano populismo e vediamo chi aveva ragione quando, già anni e anni addietro, sosteneva essere arrivato il tempo del grande cambiamento culturale. Adesso pensate che vi lasceremo guidare la messa a terra dei reclutamenti in atto e la transizione alla Nuova Repubblica? Ora pensate di poter sgusciare tra le maglie di una rete troppo larga? Pensate di non dover rispondere di quello che avete fatto o non fatto?

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Il tempo del 51% (e non consegnato a Silvio Berlusconi) si avvicina e, con esso, il nuovo “25 aprile” che già si intravede al vasto orizzonte.

Questa volta non ci sarà Togliatti a salvare i traditori della nostra gente, vessata e impoverita da una casta di oligarchi, servi a loro volta, di sanguinari massoni urlogisti antidemocratici. Negli USA c’è un nuovo presidente che si circonda di generali (siamo a sei) ma che potrebbe distrarsi rispetto al Mediterraneo, lasciandoci, dopo decenni, la possibilità di riscoprire una sovranità che potrebbe essere sinonimo di nuova libertà e ritrovato benessere.

In alleanza con delle altrettanto liberate Spagna e Francia e dove, finalmente, come Italiani, non dovremo comportarci secondo il vecchio detto: “Con Franza o Spagna, purché se magna”.

Nel Mediterraneo, che dobbiamo pretendere pacificato, il nostro bellissimo Paese potrebbe finalmente e non solo, con un’immagine retorica, fare da ponte.

Proviamoci, perché l’Amica Africa deve cessare di essere una polveriera che ci minaccia e che concorre a suscitare, con le sue ondate immigratorie, pensieri xenofobi che dobbiamo lasciare circoscritti nel cervellino di Matteo Salvini e quattro bru-bru brianzoli.

Senza Intelligenza dello Stato, affidata a donne e uomini, competenti in modo comprovato e leali alla Repubblica, nulla di questo potrà essere ipotizzabile.

Cambio della guardia quindi come prima condizione per accettare di ragionare, successivamente, di qualunque altro tema “politico”.

La legge elettorale, cari amici del M5S è cosa importante ma nulla a paragone di quanto spero che in questi mesi abbia cominciato a capire il cittadino parlamentare Angelo Tofalo promotore di http://www.angelotofalo.com/ .

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Lui, il prof. Aldo Giannuli, altre intelligenze lasciate opportunamente defilate per non farle trovare – oscene complici – di tanto servilismo traditore e in particolare il generale  Umberto Rapetto possono, se lo vorranno, guidare la transizione verso quel reclutamento (già iniziato ma come una scelta più di forma ipocrita che di sostanza) nel mondo delle università per selezionare, formare, valorizzare quella vasta risorsa strategica che fermenta in un Paese molto, molto, molto più complesso di questa gentarella che ha preteso di essere custode della nostra sicurezza.

E’ ora di dargli un taglio (è un segnale che vi devono dare, amici a 5 Stelle), prima ancora di ogni altra decisione di dialogo possibile.

Bizzarro suggerimento ma se ci riflettete, solo apparentemente eccentrico. Comunque, mentre si tratta il nuovo corso politico della Repubblica, oltre all’ovvia cacciata di Angelino Alfano, io chiederei di far rotolare un po’ di teste (metaforicamente, state tranquilli!) ragionando, riservatamente, con il Presidente della Repubblica e con le persone competenti che già oggi lo circondano.

Persone competenti che, tra l’altro, saprebbero loro stesse da dove cominciare per sganciare un po’ di zavorra maleodorante e preparare la chiamata a se (il Quirinale) dei vertici dei servizi segreti.

Chiedere non costa nulla e farebbe capire che l’epoca delle ingenuità dei cittadini onestamente eletti nel M5S, è finita.

Nessuno può candidarsi a guidare il Paese (come è tempo che facciate) se non da vita a un’epurazione spietata di quegli ambienti.

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E il termine epurazione non deve destare paure di nessun tipo. Semplicemente etimologicamente bisogna purificare le acque inquinate. Si fa con le fogne, vediamo se riusciamo a farlo con “l’ambiente” delle barbe finte.

Oreste Grani/Leo Rugens grato alla Provvidenza (o altro) per avergli fatto assistere al grande tonfo dell’aspirante dittatorello, di Paolo Gentiloni, Angelino Alfano, Maria Luisa Boschi, Denis Verdini, Marco Minniti, Marco Carrai e compagnia cantando.

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