In questo clima di gravi provocazioni (Gentiloni) stanno per sferrare l’attacco al M5S

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Raffaele Marra

Ieri ho scritto che mai avrei pensato che che Mattarella avrebbe generato una tale situazione di pericolo per la sicurezza interna del Paese, e oggi lo confermo. Così come ho scritto, in questi anni, decine di volte che, “quella sera” (Rodotà-Rodotà al posto di Giorgio Napolitano) non solo Beppe Grillo doveva arrivare a Roma, ma arrivato a Roma, dovevamo, popolo incazzato e guida egemone, alleati, far sentire/provare a chi ordiva complotti (ma state tranquilli che i complotti non esistono se non nella fantasia dei complottisti!), nel chiuso dei Palazzi, contro gli interessi della Repubblica, un “carico di botte”, quale esempio di come sarebbe andata a finire se i furbi eversori non si fossero adeguati alla volontà popolare. Invece, non solo Grillo sparì nel nulla lasciando i cittadini (migliaia) per ore in attesa sotto Palazzo Chigi e il Parlamento, ma le gente delusa di non poter menare le sante e purificatrici mani. Perfino dopo che arrivò l’ordine di “tutti a casa” (ma non per i politici partitocratici, come, per mesi, in tutte le piazze d’Italia, si era promesso) mentre la folla sciamava, avendo la Provvidenza, ad esempio, fatto scovare in un ristorante del Centro, Dario Franceschini, nessuno gli torse un capello.

Queste debolezze/gentilezze, usate con questa teppaglia, oggi le si pagano perché, tranquillizzata da tanta “tolleranza”, fa come cazzo gli pare.

Se a questo si aggiunge che la morsa si potrebbe chiudere sulla speranza di un futuro di libertà e sovranità popolare con le dimissioni dell’assessora Muraro, si capisce che la guida politica del M5S non solo non esiste ma quelli che sembrano avere maggiore responsabilità nel compito gravoso di non disperdere la delega di oltre 9 milioni di italiani che li votarono al parlamento repubblicano e 19.500.000 di NO, sono nell’incapacità/impossibilità di azioni strategiche finalizzate alla “presa del potere” e la cacciata dei tiranni.

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Dietro agli errori di Virginia Raggi (più che la messa sotto accusa della Paola Muraro mi preoccupa, vicino-vicino alla sindaco, la presenza di Raffaele Marra e, alle spalle dell’aspirante (?) agente dei servizi segreti, già GDF, l’ombra inquietante dell’ex bel maratoneta, mons. Giovanni D’Ercole, personaggio (già puparo di Gianni Alemanno), che sappiamo fino a quali ambienti, religiosi tradizionalisti, potenti e antidemocratici, conduce (ancora?), nel labirinto vaticano. Cittadini, romani e non, sveglia, perché siamo a rischio di perdere tutto, con un violento uno-due al mento. Gentiloni (con Alfano, Minniti, Lotti, Boschi, Padoan) da una parte, la caduta rovinosa di Virginia Raggi, dall’altra. Potrebbe essere – a breve –  un KO se si svelasse una trama abile rappresentata dall’apertura di matrioske  preparate, con largo anticipo, e ora aperte, una ad una, da chi, a Roma, non avrebbe mai voluto un Alessandro Di Battista a guidare la Città Eterna ma potrebbe aver preferito la più fragile (e “suggestionabile”?) Virginia Raggi. Speriamo di sbagliarci ma non vorremmo scoprire che aver lasciato disputare la corsa al Campidoglio senza sperimentare un’intelligence preventiva e “spietata” nei confronti di chi si candidava, si dimostrasse una gravissima ingenuità capace di lasciar accadere che una “quinta colonna” venisse accolta tra i collaboratori della vincitrice della sfida elettorale.

Se così fosse (e viste le incertezze intorno alla questioni nodali dello Stadio, dell’ACEA, dei rifiuti, dell’ATAC e soprattutto della sicurezza della Capitale così potrebbe essere), vorrebbe dire che, alla fine, una mente raffinata e “siciliana”, è riuscita nel suo intento. Misero intento, ma suo e non di tutti noi.

Continuo a ripetere: quella sera (Rodotà-Rodotà) Beppe Grillo doveva arrivare a Roma e dovevamo mostrare, anche solo per poche ore di “eccessi”, cosa il popolo del M5S sarebbe stato capace di fare se questi non avessero cessato le loro sordide manovre eversive.

Dopo ci fu il “per bene e saggio” Napolitano; dopo la sequenza dei pupi perché nulla cambiasse; ora il referendum gravemente sfregiato; infine la provocazione di un rafforzamento  chiave repressiva  compreso una continuità con i servizi segreti che non promette nulla di buono.

Ora, addirittura, potrebbe essere troppo tardi.

Ma la speranza, come si sa, è l’ultima a morire. Prima potrebbero morire i nemici della Libertà, della Giustizia e della Repubblica.

Oreste Grani/Leo Rugens che come leggete cambia passo e “gravità” di pensieri

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