Da domani si va in Piazza, ve lo dice Leo Rugens che – difficilmente – si è sbagliato

Roma. Grillo in Piazza del Popolo

Questa mattina arriva a Roma, Beppe Grillo e speriamo abbia la visione sufficiente per fare i conti non tanto con la Virginia Raggi ma, a distanza, con gli ambienti che, con perfidia, avrebbero potuto saper agire, con largo anticipo, grandi mezzi economici, e professionalità per destabilizzare, al momento opportuno, il M5S nella sua interezza.

Si apre, quindi, dalle parti del Campidoglio (Muraro o non Muraro), la partita su ciò che chiamiamo meritocrazia, sicurezza e coerenza con i valori dichiarati e gli impegni presi. Si avvicina l’ipotesi coraggiosa che la storia della “strana coppia” (non in chiave sentimentale o caratteriale alla Neil Simeon ma per l’atipicità delle estrazioni e frequentazioni professionali pregresse), Raggi-Marra, sia osservata – finalmente – con la dovuta intelligenza e determinazione, non potendo escludere (100% per 100%) di trovarsi di fronte ad una abile costruzione di interramento di un ordigno a tempo o di un “veleno” a lento rilascio. La partita in gioco, infatti, era (ed è) grandissima (certamente internazionale) per cui, sia pur senza paranoie, nulla può essere escluso.

A Londra, agivano, scelti anni prima nelle università, raffinati agenti del KGB interrati nell’Intelligence Service britannico che sembra impenetrabile. Vicinissimo a Willy Brant, borgomastro (sindaco quindi) di Berlino, fu trovato un agente doppio reclutato dalla STASI (DDR). Un burattino come Gianni Alemanno ha, per anni, preso ordini, a Viale Bruno Buozzi, presto la mattina, sulla tomba del fondatore dell’Opus Dei. Eppure sembrava il sindaco della capitale e a guardagli le spalle c’era addirittura il generale dei CC Mario Mori, anni addietro super investigatore prestato ai Servizi Segreti Civili (SISDE).Vediamo di non meravigliarci di nulla visto che gli unici che da mesi non sapevano che avrebbe stravinto il M5S, alla luce delle cose che stanno avvenendo, sembrano essere stati i vertici del MoVimento, locali e nazionali.

corteo_studenti

Senza meritocrazia e intelligence culturale, diffusa e partecipata, non ci sarà sicurezza, diciamo da anni. Garantire la sicurezza nel ambiente che dovrà dare vita al futuro Governo della Repubblica è questione vitale o, come sosteniamo da queste parti, strategica. Forse, in materia, c’è stata un po’ di presunzione asinina o, peggio (speriamo che non sia così) qualche connivenza o complicità di troppo. Certo, dobbiamo prendere atto che ogni tentativo leale, generoso, disinteressato di dare un contributo su questa materia, per un motivo o per un altro, è stato respinto, quando si era ancora in tempo. Dietro ai rifiuti c’era una regia?

Il 18 dicembre 2015 (tra pochi giorni, cittadini a cinque stelle, facciamo un anno!), ci siamo fatti “sotto” al MoVimento (con modalità che un giorno chiariremo definitivamente) e, in quella sede, si è ritenuto, viceversa, che questa materia intelligente si potesse lasciare a vecchi furbacchioni dell’ambiente dei Servizi che si è visto quale capacità abbiano avuto di guardare le spalle al MoVimento e quindi al Popolo Italiano nelle elezioni amministrative che dopo pochi mesi si sono tenute nella Capitale. Bastava, dopo il Convegno del 18 dicembre 2015, mettere su un think tank appositamente dedicato alle complessità emergenti che, mentre ragionava di Intelligence partecipata e diffusa, cominciasse a vigilare con oculatezza, prudenza, riservatezza, amore per l’Italia e la nostra gente sull’insieme del MoVimento e questo bordello, a scoppio ritardato, non sarebbe successo. Monsignori alla Giovanni D’Ercole o meno che si fossero attivati per introdurre qualcuno da qualche parte li avremo facilmente individuati, e questo, con chiarezza, sento il desiderio/dovere di dirlo e di renderlo pubblico.

Non possono essere meccanismi permeabili come le “primarie” (basterebbe guardare che culo ha fatto agli italiani un delinquente come Denis Verdini quando ha deciso che l’uomo giusto era Matteo Renzi) che possono garantire il futuro della selezione della classe dirigente di cui ha bisogno il Paese. Come, da mesi, inascoltati, ci permettiamo di suggerire, a chi, nel M5S, si è scelto il settore della sicurezza e dell’intelligence.

manifestazione-roma-324x230

Questa “cosa” della denigrazione della Giunta Romana a Cinque Stelle non doveva accadere perché il patrimonio rappresentato dal ritrovato desiderio di Libertà, Giustizia, Meritocrazia non era esclusivamente di alcuni che si sono fatti dominus della vicenda, staccandosi in proprio e rimanendo indifferenti a quei meccanismi e a quelle risorse che la tanto amata rete offriva loro. Ma bisogna avere occhi per estrarre dalla realtà ciò che c’era ma non si vedeva. Ma se uno non ha questa dote, non può pretendere di guidare il Paese in questa fase drammatica.

Grillo, se se la sente, deve mettere mano con risolutezza a questa vicenda, forse anche, rizomicamente, chiedendo aiuto, perché lo scontro con Gaetano Caltagirone (e i suoi ambienti di riferimento) è uno scontro mortale e ormai, da questa mattina, ai ferri corti. Ma per saper usare il ferro corto bisogna avere una freddezza e una maestria che non tutti hanno.

Forza, Giuseppe Grillo da Genova, come siamo abituati a chiamarti affettuosamente in questo blog, dal primo giorno. Forza e coraggio perché la partita è cazzuta. Più della traversata a nuoto dello Stretto.

Se uno rilegge con attenzione (ma nessuno lo farà) quanto da mesi scrivevamo (cose che mandavamo anche a dire, di persona, con le prudenze del caso a chi era già rappresentante del popolo sovrano) rispetto a questo aspetto della vita della collettività, si accorgerà di quanto si sarebbe potuto fare per evitare di far accadere ciò che ora potrebbe accadere. A Roma (quindi nel Paese), vanificando gli sforzi di anni di marcia verso la consapevolezza di milioni di cittadini, sabotando, di fatto, la speranza di democrazia e governo intelligente delle cose in Italia e in Europa. perché, non vi distraete, il M5S è un esempio di modello politico che vale per il Mondo e non solo da queste parti. Per questo la partita non poteva essere lasciata “in mano alle creature”.

manifestazione-studenti-620x264

E questo Grillo e Casaleggio lo avrebbero dovuto sapere, loro che “creature” certamente non erano. In questo settore si dice che o uno c’è o ci fa. Terzo non è dato. Prima o poi dovremo capire, anche nel M5S, se alcuni c’erano o ci facevano. Non è questione da poco, viste le conseguenze e gli effetti domino possibili. Nel momento in cui questi vogliono instaurare un “regime”, anche nelle forme (non si vota più in Italia come, grazie alle bocche generose di  “Tera Patrick” e di “Valentina Nappi”,  provocatoriamente,  in questo blog, vi abbiamo annunciato da anni), mettere su un team che sapesse guardare le spalle (prima, durante e dopo le elezioni), alle candidature a cinque stelle, non era solo necessario ma doveroso. Perché la lotta politica (e gli interessi macroscopici che intorno le si muovono) non è terreno per i ciucci presuntuosi o per le colombelle vanitose, facili prede degli sparvieri sempre in agguato.

Se ci si salva a Roma dalle esplosioni a suo tempo interrate, dovremo andare per santuari ad accendere ceri e portare doni.

Oreste Grani/Leo Rugens che comincia a pensare (e lo dico ormai senza prudenza) che, quella mattina, il 18 dicembre 2015, alla Camera dei Deputati si è persa un’occasione “chiacchierando” di Intelligence diffusa, ubiqua, partecipata. E mentre se ne parlava solo (forse con quelli sbagliati) i “professionisti”, operavano.

E se un governo non garantisce la sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini, forse è ora di porsi il problema di cosa ci stia a fare. Perché se è per garantire i loro stipendi allora è ora di menare.

Altro non  si meritano. Non siamo noi i violenti. Siamo solo stati troppo tolleranti. E ora per questa nostra elasticità, tocca menare.

Oreste Grani

Annunci