Oggi parliamo in modo triviale (me ne scuso con i miei lettori) del perché non vadano difesi gli interessi della famiglia Berlusconi

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Bollorè, nella mia testa di animatore di un blog marginale e ininfluente, oltre ad essere il boss di Vivendi, cioè il gruppo finanziario che si vuole pappare la Finivest, è sinonimo di “Havas”, di “Veolia” e quindi di Eliseo, dove Havas ha uno dei suoi 62 uffici.

Chi sia Havas lo potete leggere, con un po’ di curiosità e intelligenza, nel web. Così come chi sia Veolia. Noi sappiamo molto bene chi siano Bollorè, Havas, Veolia e relativamente ad Havas, anche Ablyazov, il marito della signora Shalabayeva, scappato a quei cazzoni di italiani e catturato da quei furboni dei francesi. Ablyazov, dissidente kazako, recentemente liberato dallo Stato Francese, dopo una lunga e fruttuosa detenzione.

E quando diciamo l’Eliseo a prposito di Havas, è come dicessimo il Quirinale per l’Italia o la Casa Bianca per gli USA. Se uno avesse un ufficio di rappresentanza all’Eliseo voi, giustamente, pensereste che in realtà quel qualcuno è una emanazione cazzuta della Repubblica Francese. E così è. Anzi, Bollorè è la Repubblica francese.

Lo stesso Stato che ha incubato prima e coperto dopo, Hiperyon e la galassia dei terroristi rossi negli anni ’70-’80; che ha fatto pippa ad ogni serio approfondimento sulla strage di Ustica; che lui stesso con kla complicità della bella sorella di Carlà ha organizzato la fuga verso il Brasile del criminale Cesare Battisti; Stato (o chi per esso) che, a tutti gli effetti, faceva da anni le prove generali di penetrazione e controllo della Telecom quando, ad esempio, quattro cazzoni, reduci da aver operato con e grazie al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nella lotta al terrorismo, ritennero di avere il bene-placet a organizzare dossieraggi di tutti i tipi con la copertura della presidenza della Società (Marco Tronchetti Provera) Telecom. In realtà erano sotto schiaffo e controllo di un agente dei servizi segreti francesi (sempre loro) tale Fulvio Guatteri che, infiltrato, come le carte processuali provarono, metteva a punto ogni forma di monitoraggio dei ladruncoli, certamente non a vantaggio o protezione di una struttura tanto delicata quale la maggiore società di telecomunicazioni del nostro già sgarrupato Paese. Siamo un colabrodo da decine di anni e ora non dobbiamo meravigliarci di niente. Tantomeno se Bollorè, a nome del suo Paese (lui, fortunato, ne ha uno), scala la cassaforte di una famiglia di imbelli quale è quella ormai di Silvio Berlusconi. Bollorè attua l’Abc dell’Intelligence economica e i nostri stanno a guardare, tronfi della loro presunzione e inadeguatezza, ora che il vecchio comincia a mostrare gli anni (80) sotto il peso degli eccessi sessuali e gli spompinamenti delle belle nord africane.

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Così, mentre ad Arcore si faceva la gara a chi era il più desiderato “culo” del Capo del Governo italiano, i francesi, foglia a foglia, con una tonnellata di soldi a disposizione, si compravano di tutto e di più. Adesso, ridicoli e traditori, cosa volete che si possa fare? Perché dovremmo schierare le cannoniere (che non abbiamo!) per difendere la proprietà di uno che quella ricchezza se l’è procurata con tutti i trucchi del mondo, meno che con il sudore della fronte? O vogliamo rimuovere la Storia d’Italia degli ultimi 25 anni, a cominciare da Bettino Craxi, dalla P2, dalla Mafia, dalla Standa e il conflitto d’interesse più smaccato del Mondo?

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Mercato, mercato e ancora mercato, salvaci tu!!!!!! E questo lo dico con la morte nel cuore ma sarebbe un orrore ancora una volta che l’Italia fosse divisa in mettenculi e piglianculi. Oltre a tutto, con i soldi vostri (e non di Berlusconi che aveva solo miliardi di debiti quando si è buttato in politica), la bella nipote di Mubarak, il culo adolescente (era minorenne e per questo ora è ricca sfondata!), lo dava solo al Capo del Governo, mentre le sue spalle e le sue residenze le guardavano, non i nostri servizi segreti ma Lele Mora (condannato), Emilio Fede (condannato), Marcello Dell’Utri (condannato), Antonio Mangano (condannato), Cesare Previti (condannato), Sergio Lavitola (condannato), Nicole Minetti (condannata), Denis Verdini (condannato) e, ultimo ma non ultimo, Corona (condannato).

Il problema in Italia, come è chiaro a tutti, è Alessandro Di Battista che non volendo che si difendano i soldi della famiglia Berlusconi va, quanto prima, condannato a qualcosa.  Comunque.

Oreste Grani/Leo Rugens

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