Questa cosa che Marra ci abbia fottuto poteva/doveva non accadere!

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Nella mia vita professionale, ho selezionato centinaia e centinaia di persone per candidarle ai più diversi ruoli e funzioni. La lettura dei curricula mi è sempre servita a evidenziare le potenzialità del candidato e al tempo le eventuali aree (le ho sempre chiamate “enclave”) dove si potessero annidare finalità diverse da quelle dichiarate, in sede di colloquio, dall’aspirante al “posto”. Durante la conversazione (che bisogna saper condurre e che si articolava, secondo la mia tecnica, in diversi tempi, luoghi diversi e in presenza di più persone) determinante era sempre far emergere “chi conosceva chi”. Questo tipo di verifica si dovrebbe far svolgere sempre da chi non solo c’era al tempo dei racconti del candidato ma sarebbe ottimale che l’esaminatore avesse una tale dimestichezza con gli ambienti e i tempi di cui si dovesse ragionare nel colloquio da poter inquadrare il candidato dentro un quadro sinottico che, interpretato, difficilmente consente di sbagliare clamorosamente sulla sincerità del soggetto. Da sempre, il sapersi orientare per esperienza personale in tali “quadri sinottici” consente di abbassare il tasso di rischio di essere turlupinati sulle reali capacità dell’aspirante alla posizione lavorativa ma soprattutto di essere “penetrati” da una quinta colonna o da un avvelenatore a lento rilascio.

Inoltre, se uno non se la sente di fare da solo questa attività ci sono degli specialisti da ingaggiare che, osservando gestualità, modalità narrative, approfondendo dati e informazioni che vengono forniti dall’esaminando, sono in grado di coadiuvare chi deve scegliere. Che noia dover dire queste banalità, a guaio consumato. E di questo non aver agito con un minimo di scientificità che vi (perché a voi che l’avete votata deve risponderne) deve dare esaustive spiegazioni Virginia Raggi.

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Facciamo conto che la presenza di Marra (da anni in organico al personale del Comune di Roma, noto come catto-neofascista aspirante ad essere assunto in pianta stabile nei “servizi” grazie ai buoni uffici di un chierichetto abile e proattivo come mons. Giovanni D’Ercole) a fianco della esordiente nella politica romana Virginia Raggi sia frutto solo di una ingenuità/incapacità a scegliere le persone di cui fidarsi del Sindaco a Cinque Stelle.

La cosa, testimonierebbe, una ferma volontà della stessa di fare di testa sua e di essere oltre che testarda una pippa emerita. Cosa già certamente grave.

Facciamo conto che, viceversa, vista la posta in gioco (a Roma era certo che sarebbero scesi in campo per delegittimare la prevedibile e prevista vittoria del M5S i “servizi di intelligence” che i palzzinari riccastri si sarebbero potuti permettere), oltre che dai compagni/e del MoVimento (numerosi/e comunque che l’avevano avvertita nelle più diverse forme e con gli approcci consoni alla esperienza/inesperienza di ciascuno sulla pericolosità del Marra e dell’ambiente da cui proveniva), l’avvocatessa fosse stata avvicinata da un esponente di primo livello del MoVimento, portatore a sua volta di informazioni specifiche e allarmi sulla manovra che si delineava e, facciamo l’ipotesi che queste informazioni, frutto viceversa di ambienti di grande esperienza nel settore della sicurezza e nelle lotte di potere, fossero state rimosse, senza dare loro alcun peso, ci troveremmo di fronte a qualcosa che potrebbe, tra non molto, rivelarsi “dolosa”.

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Questa è la tesi che, per essere affrontata e discussa, bisogna, capisco, ora avere, nel Movimento tutto, un coraggio leonino, aprendo una stagione di messa a fuoco di cosa bisogna saper “masticare” per generare il Grande Cambiamento Culturale relativo alla Quarta Rivoluzione Industriale che ci entusiasma oltre che di qualche, nessuno si offenda, ovvietà sulla demiurgica natura della Rete. Snidare e allontanare (imbruttendolo, diremmo noi della vecchia guardia) preventivamente un pezzo di merda come Marra, è mestiere per professionisti del CS, e non di signore per bene che si sono sentite un po’ arrogantemente “regina de Roma”.

Proviamo quindi a non accontentarci delle scuse e ripartiamo da zero. Io penso una cosa che dico con la morte nel cuore ma la dico forte di ciò che anche uno scemo capirebbe essere implicito in quello che in questo post è affermato: Virginia Raggi si deve dimettere. Dico questo se non si vuole che la situazione peggiori dovendo alcuni, dopo essersi morsi la lingua per troppo tempo, arrivare alla domanda nodale: signora, lei ci fa o c’è?

Si deve dimettere perché ritengo che se si scoprisse che la Raggi si è addirittura consapevolmente fatta complice, sarebbe un colpo da KO per la lotta di Liberazione dalla dittatura partitocratica in cui è impegnato il M5S.

Si deve dimettere perché questo allontanarsi consentirebbe, passo dopo passo, bambolina dopo bambolina, di scoprisse da “chi” Marra è stato scelto (per i comportamenti tenuti a suo tempo con Scarpellini), attenzionato, sondato, “premuto” ad agire immettendolo nel clima dilettantesco ed euforico della campagna elettorale e fatto posizionare sotto la luce opportuna da chi, per mestiere, sa orchestrare questo “spontaneo” divenire delle cose. Uomini della  “restaurazione” hanno preparato la “mossa” e ora stanno riscuotendo il successo, prevedibile e previsto, a scapito di tutti voi.

Marra sta killerando la speranza di una Nuova Repubblica. Viceversa, andava trattato, da chi lo sapeva fare, da sabotatore prezzolato e collaborazionista. Con durezza preventiva, dal momento che, quando lo si fosse beccato provarci a destabilizzare, Raggi o meno consapevole, lo si sarebbe potuto affidare, ad esempio, a delle gentili suorine (non voleva appoggi “vaticani” per entrare nei servizi segreti?) del convento di Santa Teresa delle Carmelitane Scalze che, per arrotondare, fabbricavano (lo fanno ancora?) discipline di corda (euro 9,85); cilici per la parte superiore del corpo (euro 6,00 per una striscia con punte aguzze; euro 9,85 per due strisce con punte aguzze; 11,85 per tre strisce con punte aguzze), cilici per gamba (euro 3,90 per un’unica striscia; euro 5,90 per due strisce; euro 7,90 per tre strisce); cilicio per il braccio (euro 2,00 per un’unica striscia; euro 2,80 per due strisce; euro 3,95 per strisce); croce puntuta per petto: euro 5,90!!!!!!!

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Come vedete, c’è un prezzo per tutto e sarebbe giusto ora scoprire quale (e da chi) è stato il prezzo pagato a Marra, per avvelenare i pozzi della democrazia.

Un ultima riflessione.

Ma se Giuseppe Grillo da Genova – in persona – glielo aveva detto alla Raggi che Marra non era per la quale (e, come ho scritto nel post, a noi risulta che anche altri autorevoli esponenti politici in colloqui privati e premurosi, l’avevano avvertita), di fronte a quale impossibilità a sbarazzarsi dell’avvelenatore ci siamo trovati e quanto era condizionata/spaventata questa avvocatessa per comportarsi con tanta determinazione “negativa”?

A questi quesiti investigativi, alla fine, dobbiamo sapere dare risposta.

Oreste Grani/Leo Rugens che continua a sostenere che reclutare, selezionare, formare il personale politico destinato a dirigere il Paese è cosa da specialisti e quindi da “custodi dei custodi” della democrazia. Certamente, con la doverosa e pacata autocritica, bisogna smetterla di pensare che la rete sia in grado di effettuare questo processo di selezione della classe dirigente, che può divenire egemone solo e unicamente dopo un percorso di ricerca collettivo e insieme al dare a questo processo una risposta motivata.

Non si consente ad una Raggi qualsiasi di ereditare il patrimonio di rivolta accumulatosi con decenni di sofferenza di milioni di persone trattate senza alcun rispetto in questa nostra Capitale, senza prima un lavoro in comune che si conclude tuttavia in una scelta univoca impegnativa per tutti, scaturita da un metodo di persuasione. Questa mancanza di metodo, caro Grillo, è figlia di modalità con cui si è sottovalutata l’assenza di “questo clima da lavoro comune” che a Roma sarebbe stata evidente anche ad un cieco. A Roma non c’era stato un processo di formazione della leadership degno di questo nome e la formazione delle scelte non era stata attuata alimentando una corresponsabilità della loro attuazione.  Si è andati al voto con il gruppo dirigente locale nettamente spaccato è questo doveva essere un segnale d’allarme del fatto che “gatta ci covava”. Chi manovrava “da fuori”, per sconfiggere la speranza, questo doveva ottenere come clima e questo era riuscito a creare.

Quando si era capito che la Raggi non era una figura egemone per stima raggiunta tra tutti e che si preparava non ad una leaderschip poco laica e di alcuni contro altri, bisognava subito affidare all’Intelligence (ma il problema che questa “cosa” che io chiamo così nel M5S non esiste e invece intelligentemente sarebbe dovuta essere organizzata e lavorare preventivamente a questi guai e a questi climi di ostilità reciproca che erano sintomo di qualcosa di artatamente costruito dai nemici del M5S) perché scoprisse cosa viveva sotto alla disistima.

Perfino le informazioni anonime vanno – con la dovuta prudenza – vagliate, in una investigazione degna di questo nome, a differenza di quanto i luoghi comuni dicano. Figurarsi se uno viene e riferisce cose in modo circostanziato, facendo nomi e cognomi, indicando rizomi evidenti e frequentazioni di persone che non potevano non essere ostili al Grande Cambiamento. La responsabilità di quanto è accaduto (e potrebbe ancora accadere) è quindi di più persone che la selezione naturale aveva messo nelle condizioni di intervenire. Dall’alto, come si dice. Fottendosene della critica ostile che evidenziava che si dirigeva il MoVimento “dall’alto”. Era meglio beccarsi questa critica che essere, ora, cornuti e mazziati. Proviamo a reagire, con coraggio e intelligence. E non è un refuso.

Ari firmo

Oreste Grani

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