HUT 8, Winston Churchill, Alan Turing e il destino del mondo

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Rileggendo un post scritto da poche ore (BISOGNAVA, IN TEMPO UTILE E IN UN LUOGO APPARTATO, CHE QUALCUNO DICESSE A MARRA: “NON C’È TRIPPA PER I GATTI. SMAMMA!”) mi accorgo di aver evocato, trattando della vicenda del “pacco” o “misura attiva” come si chiama in gergo, tirato al M5S (quindi a tutti gli italiani stanchi della dittatura partitocratica), il mitico Bletchley Park e la HUT (baracca) 8 dentro cui nasce Colossus il primo vero calcolatore elettronico della storia.

Un accostamento osceno che mi è evidentemente sfuggito per un vero e proprio lapsus freudiano. Chissà cosa avevo in mente, di serio, nel mio recondito?

Chissà se, pensando a chi amministra la Capitale d’Italia, il riferimento inconscio è andato alla “gallina dalle uova d’oro”, espressione coniata da Winston Churchill per definire la Stazione X, cioè la Scuola governativa britannica per la Cifra e i Codici, struttura segretissima installata in una vecchia dimora nei pressi della città di Bletchley, a circa 70 chilometri a nord-ovest di Londra. Siamo all’inizio della Seconda guerra mondiale e Churchill ha chiaramente intuito che la “guerra segreta” è altrettanto importante di quella “palese” o, quanto meno, che la “prima” deve accompagnare la “seconda”.

Questioni che andavano risolte culturalmente prima se si voleva intraprendere un percorso complesso come fermare in Nazi-fascismo.

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Questioni, sia  pur nella loro evidente diversità e dimensione, che altrettanto andavano risolte, con sufficiente anticipo, quando si fosse deciso, fondando il M5S, di andare a cambiare le condizioni di vita di un intero popolo angariato da tiranni e manipolatori di coscienze.

Grillo non è Churchill ma a questo problema dell’intelligence ci doveva pensare più seriamente.  questo è quello che penso e questo p quello che scrivo. Come al solito.

Tiranni dicevo che non credo abbia ancora oggi intenzione di mollare la presa. E quindi, scusate la metafora e l’analogia sproporzionate, personcine da affrontare con le armi dell’intelligenza ben oleate e non facendosi fare il culo da uno come Raffaele Marra.

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Tornando alla HUT 8 (era la “baracca”n° 8 della struttura segreta) tutti gli sforzi in Bletchley Park furono indirizzati a cercare di individuare i meccanismi che avrebbero permesso di leggere i messaggi trasmessi dal nemico, soprattutto i sistemi di codifica tedesco e italiano. Il successo dell’iniziativa andò oltre ogni aspettativa ma i risultati della Baracca 8 furono resi pubblici solo negli ultimi anni ’70 per non esporre agenti e intellettualità , eventualmente ancora in vita e in attività, dai contraccolpi della Guerra Fredda. I tedeschi  (o i loro eredi) solo a quel punto capiscono come era andata e come gente del calibro di Alan Mathison Turing, Hugh Alexander, Henry Hinsley, Dilly Knox li avessero cucinati.

Alla HUT 8 lavoravano, oltre che fisici, matematici, giocatori di scacchi (Turing stesso era un grande scacchista), linguisti, eruditi di ogni tipo, perfino “cruciverbisti”.

Tutte persone di altissimo livello professionale e intellettuale che mentre venivano “utilizzati” per la difesa della Nazione, consentirono con la loro attività e “contaminazione transdisciplinare” il salto in avanti alla scienza matematica e a quella che oggi tutti chiamiamo informatica.

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Nella HUT 8 nasce il primo computer della storia per sconfiggere le “perfide” Enigma e Lorenz (le macchine elettromeccaniche con cui i tedeschi si sentivano al sicuro), ma – così facendo – si genera quel meccanismo scientifico e intellettuale che oggi chiamiamo Infosfera o Quarta rivoluzione industriale.

Churchill voleva solo sconfiggere il nazi-fascismo ma, mosso da quel fine, con Turing (che strana coppia!) cambiò il tempo futuro in cui noi tutti oggi viviamo.

Chissà a cosa pensavo viceversa io quando , nel mio cervello vecchio e stanco, ho mischiato perle (Turing e la Baracca 8) con porci (Marra, Scarpellini, Caltagirone).

Forse avevo la mente ostruita dal fatto che, senza intelligenza, cultura, amore della Verità e della convivenza civile in equità, non sarà possibile difendere il principio che la sicurezza è, come dichiarava il 23 marzo del 2012, durante il convegno “Lo Stato Intelligente” l’amica e collaboratrice Emanuela Bambara (ben coadiuvata da fuori classe come Luciano Floridi, Alessandro Zanasi, Liviu Muresan, Shalom Babout e tanti altri valenti intellettuali)  un problema di natura complessa.

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Luciano Floridi

“Sicurezza – disse Bambara in quella occasione  – è un concetto intelligente, un tema che richiede intelligenza della complessità.

Aggiunse che:

• La meritocrazia è una questione di sicurezza.

• La tutela ambientale è una questione di sicurezza.

• L’autonomia energetica è una questione di sicurezza.

• La gestione pubblica delle risorse idriche è una questione di sicurezza.

• La protezione delle reti, fisiche e informatiche, è una questione di sicurezza.

• Il controllo diretto dei beni di prima necessità e delle materie prime, naturali e tecnologiche, è una questione di sicurezza.

• Una politica dei trasporti e della comunicazione democratica e secondo una logica di servizio e non di profitto è una questione di sicurezza.

• Un sano rapporto tra finanza ed economia è una questione di sicurezza.

• La lotta alla corruzione e all’evasione è una questione di sicurezza.

• Il contrasto al lavoro nero, anche nelle forme mascherate di forme di contratto atipico, è una questione di sicurezza.

• La libertà dell’informazione è una questione di sicurezza.

• Un sistema di giustizia giusto è una questione di sicurezza.

• L’equilibrio tra i poteri è una questione di sicurezza.

• La cooperazione internazionale è una questione di sicurezza.

• Una politica estera sapiente e strategica è una questione di sicurezza.

E sono tutte questioni di intelligenza di Stato”.

Con queste affermazioni e impegni impliciti, in un luogo istituzionale repubblicano, si prefigurava il possibile.

Gente seria che con largo anticipo, tentava di porre le questioni come vanno poste.

Ma, come ho detto, si ritenne di fermarci/mi.

E di fatto, anche per questa qualità di pensiero e di intendimenti, il giorno dopo, mi dissero che ero “persona indegna”, “troppo patriottica” e che dovevo farmi da parte.

Per rimettere a posto quelle calunnie, tra l’altro, rimasto con pochi fedelissimi, ho fatto nascere questo marginale ed ininfluente blog.

E grazie a questo blog, come si legge (e si intuisce) sono ancora vivo e vegeto, intento a rimuginare sul valore strategico dell’insegnamento che ci viene dal lavoro “segretamente intelligente” che si svolse, per tutti noi, nella mitica HUT 8 di Bletchley Park. Segretamente coordinate, quelle intelligenze, da un uomo (Alan Mathison Turing) che, nel 1954, decise che era meglio suicidarsi che aspettare che la Storia gli desse ragione.

Oreste Grani/Leo Rugens

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