Bisognava, in tempo utile e in un luogo appartato, che qualcuno dicesse a Marra: “Non c’è trippa per i gatti. Smamma!”

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Anche voi sapete che il tempo passa. Anzi, a volte, fugge. Tanto è vero che mi sembra ieri quando (e invece era il 18 dicembre, ma del 2015) il volenteroso cittadino, onesto parlamentare del M5S, Angelo Tofalo, riuscì ad organizzare un convegno dedicato ad una ipotesi di “Intelligenza Collettiva“.

Mi sembrò una buona notizia che preludeva ad un periodo in cui il MoVimento si sarebbe inoltrato nel periglioso/tempestoso/insidioso mare della lotta politica ma almeno “armato” di quella intelligenza (Intelligence?) senza la quale tutto è perduto.

Come – in queste ore drammatiche – la vicenda Marra-Raggi dimostra.

Mi sono sbagliato ad entusiasmarmi in quei giorni lontani ma non certo per inadeguatezza di Tofalo che anche successivamente ha continuato a cercare di organizzare “qualcosa” dopo quel primo esordio interessante. Durante l’anno trascorso, ho visto comparire intorno a lui personaggi provenienti dall’ambiente che istituzionalmente si interessa di questa complessa disciplina ma che io avrei evitato di attivare/invitare. Ma io, come è notorio, non sono Angelo Tofalo. Più semplicemente, sono l’animatore di questo marginale e ininfluente blog.

Alcuni di quelli che si aggiravano intorno a Tofano, mi inquietavano, altri (come Aldo Giannuli e Umberto Rapetto), mi rassicuravano. Oggi prendo atto che, in modo colpevole, i vertici del MoVimento hanno lasciato troppo solo Tofalo e che quel suo opportuno porre l’accento sull’Intelligence e la Sicurezza nazionale è stato un tema strategico sottovalutato. E, alla luce del disastro Roma/Campidoglio, dire “sottovalutato” è dire poco.

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Non dico la STASI ma, almeno, un po’ di rispettoso uso delle fonti aperte e l’ascolto dei suggerimenti della rete e dei sinceri amici del MoVimento lo volevamo organizzare?

Anche perché, lo scrivo con fermezza e da sempre, non era “cosa propria” il patrimonio dei 9 milioni di voti nazionali prima e dei 770.000 dopo “usciti” sulla Ruota di Roma.

Penso, anzi, da ininfluente e marginale animatore di Leo Rugens, che nessuno avesse il diritto di non ascoltare, perfino snobbare i segnali di leale amicizia e, diciamolo, anche di soccorso intelligente, in una materia in cui non ci si improvvisa.

La Raggi è colpevole anche di questo, se non – soprattutto – di questo.

Sempre che la signora non la dovessimo scoprire una abilissima simulatrice, ben scelta, pre-parata e poi sacrificata in una logica di potere che non risparmia niente e nessuno. E allora anche a casa sua sarebbe opportuno recarsi e in molti. Comunque, nel dubbio amletico (ci fa o c’è?), sarei stato per una rapida e catartica “espulsione”.

La signora non ha ascoltato nessuno e tantomeno quelli che, raccolta a suo tempo la stima di Casaleggio Padre e di Beppe Grillo, nel M5S si interessano (oggi è formalmente un anno “Intelligence Collettiva” 18 dicembre 2015), professionalmente di “intelligence e di sicurezza nazionale”.

Ma il problema che questi “grillini” sono da sempre troppo democratici e non avrebbero dovuto consentire che la signora ignorasse gli allarmi e i consigli affettuosi.

Ne va del patrimonio collettivo e non si doveva fare questa eccezione.

Difficile parlare di Quarta rivoluzione Industriale (che si mise in cammino partendo dalla HUT 8 sita a Bletchley Park dove nasce sostanzialmente il primo computer della storia ideato dai cripto-analisti Alan Mathison Turing, Hugh Alexander, Dilly Knox, Herry Hinsley e tanti altri per “leggere” i messaggi cifrati delle macchine “Enigma” utilizzate dai nazisti) e poi farsi far fessi da un fascistello ignorante come Raffaele Marra. Da lui e dagli “occhi chiusi” e “orecchie tappate”  (eppure quando non le copre con i capelli sono decisamente a “sventola”) della ingenuotta, somarella, ma terribilmente presuntuosa Virginia Raggi.

Mi trovo confinato da alcuni anni in una residenza telematica marginale e ininfluente ma non tanto da non avere orecchie e occhi per non sapere che Virginia Raggi era stata avvertita, in tempo e con dovizia di particolari. Ritengo inoltre che, una volta messa dal popolo sovrano a capo della Capitale d’Italia, non si sarebbe dovuta permettere di tacitare i soccorritori.

Torno a dire: questa è materia non solo di giustizia ordinaria ma anche e soprattutto di Sicurezza nazionale perché, sabotare la volontà di milioni di cittadini che si erano espressi a favore del M5S, è un atto eversivo e come tale andrà investigato.

Delle casette Enasarco di quel losco figuro di Raffaele Marra non me ne frega un cazzo. Voglio, viceversa sapere chi, dossierandolo, favorendolo, corrompendolo ha interrato la mina per, un giorno, farla deflagrare, invertendo la rotta di quella che, non lo dimenticate, è una vera e propria lotta di Liberazione nazionale contro la Tirannia dei Malfattori e della Partitocrazia sua alleata.

Lotta senza esclusione di colpi, quindi, dove le mammolette, ingenuotte, somarelle andavano monitorate ogni giorno e rimosse, seduta stante, se si fosse delineato un qualunque atteggiamento di connivenza con il nemico.

E questo (la difesa degli interessi del Popolo italiano) era lavoro (come il pacco che vi hanno preparato!) da professionisti.

Certo, si trattava di saper scegliere tra una testa di cazzo che “nella vita voleva entrare nei servizi” e delle intellettualità che, del “servire tacendo”, hanno fatto una vera e propria religione. Servire la Costituzione Repubblicana e il Popolo sovrano, tacendo e senza aver per se nulla a pretendere.

Ma se non si sa distinguere tra questi due modelli di fedeltà e di Intelligenza dello Stato, è meglio non provare a sedersi sulla sedia che fu di Ernesto Nathan. Quello, per intendersi, di “non c’è trippa per i gatti”.

Oreste Grani/Leo Rugens

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