Caro Tofalo l’Intelligence collettiva non andava solo teorizzata ma realizzata preventivamente

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Ora si cerca di sapere chi sapesse qualcosa di Marra e chi (Luigi Di Maio) sia stato tanto fesso da “farsene garante”. Così hai bruciato con una sola polpetta avvelenata il Campidoglio e Palazzo Chigi. Anche questo è tipico di una misura attiva (oltre a tutto clamorosamente andata in porto) che, quando viene studiata preventivamente nei suoi stadi successivi di “accensione” e ridondanza, si decide (con pochi e ragionati “se”) come trarre il massimo vantaggio dalla confusione/panico che scatta dopo che l’esca viene mangiata e ingurgitata.

Gli uomini sono molto meno prudenti ed evoluti dei “ratti” (anche se per ora non si vede) e quindi si fanno intrappolare dai loro stessi meccanismi mentali. Ora sarà un massacro fino a quando non si riuscirà a far parlare Marra e a sapere da lui chi ha ordito la messa in mezzo e il suo stesso “ricatto”.

Torno a dire (e me ne assumo la responsabilità) che Marra non poteva non essere individuato nella sua “impresentabilità” e “pericolosità” solo utilizzando le fonti aperte e il ruolino di marcia professionale!

Che c’entra un ragazzo per bene come Luigi Di Maio che, a mala pena, ha ricordi di come veniva (lui) interrogato a scuola?

Perché pensare che se Di Maio parla con Marra, da questa “chiacchierata”, sia in grado di capire chi abbia davanti e quante matrioske siano celate dentro alla “bambolina con la barba”, già finanziere e anelante entrare nei servizi segreti? E’ la parte più imbarazzante di questa vicenda il pensare che l’interrogatorio lo si potesse affidare ad uno come Di Maio. Già la Taverna, con la sua immediatezza e veracità, sarebbe stata più scaltra e non me ne voglia la signora perché non dico questo in termini offensivi ma, anzi, elogiativi. Per selezionare questo tipo di personale (ma, ripeto, Marra non andava neanche esaminato) ci vogliono persone che hanno conoscenza diretta dei meccanismi che hanno generato questo putridume. In particolare quello romano. Di Maio, oltre a tutto, è anche semplicemente campano.

Ora si viene a sapere che gente che è nata tra la “spuma del mare magnum della rete” aveva bisogno di particolari garanzie (provenienti da chissà quale fonte riservata e inquinante vorrei proprio saperlo!) per sapere che prima ancora della nascita del M5S già Raffaele Marra (e suo fratello) erano alemanniani. Lo sapeva chiunque fosse stato collega di Raffaele Marra, dentro e fuori il Campidoglio.

Se Alemanno si era selezionato – come tutti sapete – il fior fiore di gentaccia di ogni risma, (soprattutto dopo l’allontanamento del suo braccio destro Umberto Croppi), mi dite per quale motivo una si dovesse scegliere la continuità con un ceto politico di tale infimo livello?

E’ qui il problema: la inadeguatezza del pensiero politico e del rigore del gruppo che si autocandidò e si strinse intorno a Virginia Raggi.

Che cosa c’entrano le garanzie di Luigi Di Maio? Non si chiedono garanzie ad uno come Di Maio che, per motivi anagrafici, non sa nulla, perché – banalmente – non solo è troppo giovane ma si è affacciato alla politica e alle stanze del potere da pochissimo tempo e che quindi avrebbe potuto commettere l’errore che tutti i neofiti commettono in questo caso: chiedono a chi dovrebbe saperne di più e così si espongono a qualunque ulteriore turlupinatura.

Il problema dell’attendibilità di una fonte è tutto, scrivevamo in questo blog il 28 gennaio 2013 – IL GRADO DI ATTENDIBILITÀ DI UNA FONTE È TUTTO. E UMBERTO CROPPI È ALTAMENTE ATTENDIBILE.

Ma, per stabilire il grado di affidabilità di una fonte, ci vogliono i professionisti (e questo è il primo vero problema) che andavano selezionati molto, molto, molto, moltissimo tempo prima di pensare che forse, un giorno, si sarebbero vinte le elezioni, sia al Parlamento, che al Comune di Roma.

Andava costituito un gruppo di lavoro che trovasse una metodologia molto tempo prima di ipotizzare che si sarebbe potuto raccogliere la fiducia di milioni di italiani. Che ora sono stati doppiamente frgati. La sicurezza non è un fatto paranoico ma non si può lasciare in mano alle creature.

Torno a dire (anche se possono sembrare cose apparentemente disgiunte) che quella sera (Rodotà-Rodotà), Grillo doveva arrivare a Roma.

Aver scelto di andare fuori a cena o ad una festa di compleanno in compagnia di branco di assatanati violentatori (questo è la partitocrazia) e poi scoprire che vogliono fotterti in tutti i modi consentiti dall’anatomia, è veramente quanto non doveva accadere.

Ma ragazzi cosa sapevate di Francesco Gaetano Caltagirone prima di decidere che avreste conquistato il Campidoglio che non era ormai evidentemente luogo da oche? Cosa sapevate di come fece trattare il sequestratore filippino “pazzo di sua moglie” la bella Farinon? E il genero (Casini) infedele con sua figlia Azzurra come è stato trattato al momento opportuno?

Per provare a contrastare le capacità di trama del Padrino di Roma, ci voleva almeno qualcuno che se lo ricordasse da quando, studente negli anni ’60, in quelle aule affollate del Biennio di Ingegneria, faceva trasparire le sue inclinazioni politiche e il suo modo di fare, successivamente, “affari”. Caltagirone fu il primo a mettere mazzieri a difesa dei suoi cantieri quando si temeva che potessero essere occupati. Decenni addietro.

L’intelligence partecipata e diffusa non vuole dire che deve essere un’intelligence “gaggia”. Anzi, in quanto ubiqua, non è individuabile e può riservatamente osservare, quello che accade, dentro e fuori gli organismi, le relazioni tra le persone, i gradi di avvicinamento degli avversari malintenzionati.

Che, ragazzi miei, non si poteva non sapere che avrebbero agito. Anche ricattando i troppi Marra che galleggiano nella P.A.

Se Marra non parla sarà difficile smontare questa vicenda che – continuo a dire – non doveva accadere.

Oreste Grani/Leo Rugens

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