È morto Alberto Statera, fuoriclasse del giornalismo italiano

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È morto Alberto Statera, fuoriclasse del giornalismo italiano. Sono triste e sento, in questo momento di turbamento, tutti gli anni che ho.

Conoscevo Alberto dal 1959, quando – a ottobre di quell’anno – mi ritrovai dodicenne, trasferito a Roma, proveniente da Genova, con la famiglia che seguiva mio padre, fresco di promozione alla direzione dell’Istituto Nazionale Assicurazione Malattie (INAM). Mi iscrissero ad una scuola media di quello che all’epoca era il quartiere (i Parioli) “alla moda” e andai a vivere a via Archimede. Alberto, figlio del grandissimo Vittorio Statera, capo ufficio stampa del Quirinale con Giuseppe Saragat, viveva, a via di San Valentino, a poche decine di metri da me. A scuola conobbi Alberto e suo fratello Franco. Pur di diversa età (passava un anno tra di loro) la famiglia era riuscita a farli iscrivere nella stessa classe. Aveva una bella famiglia fatta anche da unfratello più grande che divenne poi Gianni Statera e dal piccolo Dario di cui non ricordo il percorso successivo. La madre era in casa (con grande dedizione e disciplina) a pensare a questa banda di maschi.

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Entrambi (Alberto e Franco) mi furono compagnetti di studi (ginnasio e liceo), di gioco (quanto pallone a Villa Balestra) e, Alberto per anni, anche di banco. Con Alberto siamo cresciuti intimi fino ad avere simpatia per la stessa ragazzina che frequentammo, con una certa spregiudicatezza per quegli anni, di comune accordo. Poi, Alberto, sia pur giovanissimo, si innamorò di Paoletta e con lei si fidanzò seriamente e poi si sposò. Quando leggo i nomi di Vera, Emma, Jacopo e Frida in una sua dedica nel libro Il termitaio del 2009 augurante loro un’Italia migliore penso che siano i nomi dei suoi nipoti. Paoletta penso che sia rimasta tutta la vita con lui innamorata di un uomo intelligentissimo.

Alberto divenne nel tempo un vero fuoriclasse del giornalismo economico. Altri vi racconteranno la carriera. Io vi ricorderò alcuni dei post che, in questi anni, gli ho dedicato, ribadendo per filo e per segno quanto, lui vivo, ho affermato con lui e grazie a lui.

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DALL’AUTORE DEL “IL TERMITAIO. I SIGNORI DEGLI APPALTI CHE GUIDANO L’ITALIA”, ALBERTO STATERA, MI ASPETTAVO DI PIÙ

2 GIUGNO: SOTTO L’OPERAZIONE MASTRAPASQUA, GATTA CI COVA. IN PARTICOLARE POTREBBE SPUNTARE IL NOME DEL GATTACCIO DI POSILLIPO (ALBERTO STATERA PREFERISCE CHIAMARLO “LA VOLPE”) ALFREDO ROMEO

ALBERTO STATERA – IL VALZER DEI BOIARDI: DALL’ENI A FINMECCANICA LE 100 NOMINE DELLO STATO PADRONE

ALBERTO STATERA DA IL BEN SERVITO A GIANCARLO ELIA VALORI. E NOI VI SUGGERIAMO DI NON DIMENTICARE IL LEGAME (CONSULENZIALE) TRA RENZI E “FIOR DI LOTO”

UNA NOTA A: «LE PRIMARIE DEI MASSONI SOTTO LE LOGGE DI SIENA DI ALBERTO STATERA»

“LA BANDA MARONI ALL’ASSALTO DELLO STATO” SENTENZIA OGGI SU LA REPUBBLICA ALBERTO STATERA. PRESI DI MIRA DA UN CECCHINO INFALLIBILE CON UN TELEMETRO A COINCIDENZA.

SIENA E MONTEPASCHI SECONDO ALBERTO STATERA. UNA OSCENA AMMUCCHIATA, MANCANO SOLO I CAVALLI

“MASSONI – QUEGLI UOMINI IN NERO NASCOSTI TRA POLITICA E AFFARI” SONO SOLO MILLANTATORI E FURFANTI, CARO STATERA

CARO STATERA, LA CACCIA ALLA VOLPE (DI POSILLIPO) È UN PROBLEMA DI SICUREZZA NAZIONALE E NON SOLO DI BUON GIORNALISMO DI DENUNCIA!

 

Oreste Grani/Leo Rugens


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È morto Alberto Statera, grande storia da giornalista libero

Da l’Espresso a Repubblica, passando per la direzione di molte delle testate locali del Gruppo Espresso: aveva compiuto 69 anni a settembre. Un talento di scrittura graffiante e conoscenza: ci ha sempre fatto capire cosa c’era “dietro la facciata”

di MARCO PANARA


22 dicembre 2016

La sua prima cifra era la libertà, una libertà quasi sfacciata. La seconda era la scrittura, un talento che gli consentiva di graffiare senza offendere, di raggiungere limpidamente il cuore della vicenda. Alberto Statera, nei 47 anni della sua vita di giornalista era stato quasi tutto. Giornalista di agenzia all’esordio, poi un pilastro dell’Espresso con Eugenio Scalfari e successivamente con Livio Zanetti. In quegli anni con “Terzo Grado” inventò l’intervista moderna, uno stile diretto, senza compiacenza. D’altra parte la compiacenza non faceva parte delle mille sfaccettature della sua personalità.

Dopo l’Espresso è stato l’autore del rilancio della Nuova Sardegna, il primo dei quotidiani che ha diretto, poi negli anni duemila ha diretto anche il Mattino di Padova, la Nuova Venezia, la Tribuna di Treviso e il Piccolo di Trieste. Dalla Sardegna al Veneto dovunque sia stato ha lasciato una traccia, una scia di rispetto profondo figlia probabilmente di quella sua incapacità di compiacere il potere, di qualunque colore e di qualunque forza fosse. Il suo vagare tra esperienze diverse lo ha portato alla Mondadori come Direttore di Epoca e di Storia Illustrata, fino all’arrivo di Silvio Berlusconi: se ne andò, la sua coscienza non gli consentiva di rimanere; poi per cinque anni alla Stampa. Gli ultimi dieci anni sono stati a Repubblica, di cui è stato un editorialista e un raccontatore straordinario, profondo e impietoso dei meccanismi oscuri di questo strano paese.

Negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, prima che internet ci risolvesse il problema, il suo archivio era famoso, della politica e dell’economia c’era tutto, e lui ne faceva un uso sapiente che gli consentiva di dare profondità alle storie, di capire e di farci capire da dove arrivavano, chi e cosa incrociavano e come finivano. Cosa c’era dietro la facciata.

Non era un uomo mondano. Un pugno di amici, un’agenda sterminata. Conosceva tutti e parlava con tutti senza lasciarsi condizionare da nessuno, la Prima Repubblica e anche la Seconda avevano pochi segreti per lui, come il mondo dell’economia e della finanza. Lui si muoveva a cavallo dei due sistemi di potere perché sapeva che era nel loro intrecciarsi che l’anima dell’Italia si faceva nera. Sapeva vivere Alberto, era un uomo elegante e una persona elegante, di piacevolissima compagnia, ma non aveva un rapporto facile con la vita. C’era una malinconia di fondo che lo accompagnava, insieme al dubbio.

I suoi libri come molti suoi articoli hanno lasciato il segno: “Storie di Preti e di palazzinari” del 1977, “Un certo De Benedetti – In nome del capitalismo” del 1984, “Perché loro – Biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi” del 1985, “Cossiga” sempre nel 1985, “Prodi” nel 1990, “Il Termitaio – I signori degli appalti che governano

l’Italia” del 2009. Titoli e date ci dicono che Alberto Statera arrivava prima. Aveva compiuto 69 anni a settembre, oggi ci ha lasciato.

I funerali di Alberto Statera si terranno sabato 24 dicembre alle ore 10,15 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere

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