Ad ognuno la sua “misura attiva” anticipazione e simulazione della morte reale!

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La vita (ora che si avvicina anche per me la fine) la penso solo un complesso intreccio tra memoria e oblio.

La memoria, nella sua accezione più ampia di archivio in cui sono registrati eventi del passato, intesa ovviamente come luogo che precede la comparsa della nostra specifica vita che si porta dietro la specularietà (non so se si può dire ma lo dico) dell’oblio.

Oblio di cui per molte cose spiacevoli siamo tentati di fare uso. Alcuni addirittura accendono roghi o usano semplici colpi di forbici su una fotografia, oppure aggiungono, nel rifacimento o nella narrazione del passato (anche autobiografico), particolari, dettagli fino a raccontare una storia manipolata, lontanissima dalla verità, per difendersi da quello stesso passato e dai ricordi onesti che sono impressi nella “materia”. Materia che non lascerebbe scampo.

Si gioca con questo limite, tra oblio e memoria, e ci si mette dentro la giustificazione della menzogna (illecita) tenendosi appositamente sul crinale dell’amnesia (lecita), dimenticanza (lecita), sbadataggine (possibile), sventatezza (possibile) fino a dare, nella propria vita, spazio solo a poche cose che meritino di essere ricordate. Tutto a nostro insindacabile giudizio.

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Se poi ci si mette, come sono stato costretto io a dover consegnare al futuro (ad un pubblico vastissimo e in modo indelebile come avviene quando si gettano bottiglie nell’oceano elettronico) frammenti della propria vita di tutti i giorni, apparentemente sprovvisti di qualsiasi dignità storica, si rischia di usare l’amnesia, dimenticare spontaneamente, essere sbadato, come si potrebbe essere per carattere ormai formato.

Così altrettanto sventato. Ma mentire è altro perché si riconosce sempre una menzogna se la si mette sotto l’opportuna lente investigativa. E questo senza essere Holmes.

Se non fossi stato costretto, amico A., mai, nella vita, mi sarei, consapevole di non avere dono alcuno per lo scrivere, messo alla tastiera.

Ma l’offesa era troppo grave e fuorviante e certamente messa li dove fu messa (e in quella data) solo e unicamente perché, successivamente, denaro onesto (330 milioni di euro!) destinato alla PMI italiana nel comparto della sicurezza dello Stato e a far emergere l’assenza di una Strategia nazionale in questo mondo, non arrivasse mai secondo i criteri che furono delineati nel convegno del 23 marzo 2012 di cui avete, quattro lettori quali siete, altre volte (tantissime) letto in questo marginale e ininfluente blog.

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La partita che si apriva quel giorno (ripeto, 23 marzo 2012) ancora oggi è aperta. Renzi-Carrai, insegnano. Basterebbe guardare – con occhi sufficienti – il caleidoscopio dei mille e mille tentativi che la banda dei malfattori articolata nelle sottospecie antropologiche in cui la partitocrazia si esprime per capirne il disegno colorato e ipnotizzante in questo settore. Da Camillo Crociani a Chicco Testa.

Non si dovevano delineare percorsi leggibili per tutti, perché, IN QUEL COMPARTO STRATEGICO, TUTTO RIMANESSE COME ERA SEMPRE STATO.

Per questo la misura attiva andava postata, con il doveroso anticipo (14 febbraio – 23 marzo) e riferentesi a cose di nessun conto (alcune da me certamente, nei trent’anni precedenti, messe in atto e di cui mi sono sempre scusato con i danneggiati specifici ma così come mille altre attività svolte in difesa degli interessi della Nazione che sono stato costretto a raccontare in questo blog. Luogo telematico che andrebbe letto interamente e non disonestamente “sforbiciato” a proprio uso e consumo. Le cose che amo chiamare di nessun conto (mentre capisco che per alcuni ne abbiano) dovevano essere raccontate con falsa ingenuità e spontaneità da due anonime “danneggiate” dal mio agire maligno in modo da invalidare la strategia che era pronta ad essere varata. Strategia che il sottoscritto aveva messo a punto e che si preparava, resa pubblica e legittimata, ad implementare.

Non posso non considerare almeno riduttivo un atteggiamento che rimuova il movente e la posta in gioco che guidarono quella manina anonima. Non posso non insospettirmi (sono sempre quello che aveva “cioccato” Pio Pompa in Tecnark, a via del Leone 13 e a via della Stellette 23, molti, molti, molti anni prima che qualcuno lo scoprisse, in attività eversive, a via Nazionale, complice di Niccolò Pollari e i traditori della Repubblica democratica) se uno circoscrive a gentarella (direbbe il sommo Crozza-De Luca) il giudizio su l’operato del sottoscritto. E per gentarella intendo dire personaggetti (per continuare a citare il Governatore della Campania) che si prezzolano intorno alle telecomunicazioni o ai beni culturali.

Settori strategici che avrebbero avuto bisogno di ben altre mani e intelligenze per essere serviti. Quelle, ad esempio, dell’amico A. che invece ebbe sempre il limite di considerare questa gentarella “qualcosa” o “qualcuno” fino, ad anni di distanza, sforbiciando la fotografia, farli diventare una fonte attendibile. Grave, gravissimo errore, come quello di non avermi mai restituito i libri che proditoriamente fece asportare dopo che chi li deteneva legittimamente si era beccato 40 milioni di vecchie lire per lasciarli dove proditoriamente mi era stato detto che sarebbero stati lasciati.

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Ma questa è acqua passata che non macina più nella mente di chi ha altro da pensare e da affrontare.

Io sono stato stroncato (?) perché avevo messo naso nelle questioni di competenza di criminali approfittatori della cosa pubblica (quanti miei avversari su quella tesi sono stati successivamente arrestati?), come altri da me, in altro campo, quando avevano redatto manuali per accedere a fondi europei stanziati per le attività culturali (e lo avevano fatto perché CHIUNQUE NE AVESSE AVUTO DIRITTO NE POTESSE USUFRUIRE), sono stati sistematicamente sabotati e, al momento opportuno, ricattati perché non potessero neanche aspirare a prendere in mano un comparto di tale rilevanza.

In quel  caso, se l’amnesia non mi colpisce proditoriamente, addirittura, perché nel Paese (già tanto sofferente in altri settori) non si sviluppasse una “cultura della legalità” intorno a questo tema strategico (beni culturali, denaro e crescita dei livelli si consapevolezza di un intero popolo e della sua possibile fierezza intellettuale intorno a questi beni e al modo di usufruirne) si scatenarono guerre legali che si conclusero, per merito di alcuni contro altri  con cambiamenti drammatici al vertice della “cupola” che nei ministeri controllavano i flussi di denaro a loro piacimento. Il caso Rocca va ricordato per tutti gli altri.

Questo riferimento che si intreccia anche nella mia marginale ed ininfluente persona tra beni culturali e sicurezza dello Stato, mentre ne scrivo, mi suggerisce di tornare a parlarne. Perché, da tempo, cerco di trovare il “quando” ho cominciato a mettere a fuoco che senza Intelligence culturale, diffusa, partecipata, ubiqua la Repubblica non sarebbe stata mai al sicuro. Con la sconfitta dell’Oblio, la Memoria mi comincia a soccorrere e mi accompagna ad un’immagine certa di qualcuno, intelligentissimo, pignolo fino all’inverosimile nella ricerca delle fonti attendibili e nel riportare, con certosina capacità applicata, ogni dettaglio/indizio fosse utile alla lettura e comprensione del dossier dedicato al tema celato nel titolo a cui stesse lavorando. Un vero fuori classe. Scassacazzi ma fuori classe. Si, penso di sapere come è andata e a chi, tra gli altri ma forse più che ad altri, devo l’ispirazione. L’arte – come si dice per cose più serie delle mie cazzarate nostalgiche – nasce d’arte. E anche in questo caso non deve essere stata fatta eccezione. Peccato che i due non si sono mai determinati a divenire una “strana coppia”. Coppia che sarebbe stata sufficiente per servire con intelligenza e reciproca soddisfazione la Repubblica che, come si legge, dal generale Tullio Del Sette a 4 stelle, a finire ad Emanuele Saltamacchia, con solo 3 stellette, ha bisogno di ben altri servitori che quelli di cui dispone.

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Servitori fedeli almeno a…. 5 stelle.

Ma questa, come si dice, è un’altra storia, a prescindere dalla Virginia Raggi e le sue eventuali debolezze. Una storia che dobbiamo saper scrivere di un ritrovato rapporto tra civili e militari, unica speranza strategica per chi volesse immaginare una Comunità costretta a vivere presa tra i due fuochi di una criminalità politica sempre più diffusa e la “guerra tra la gente” che, TIR o non TIR, si diffonderà sempre più drammaticamente. A prescindere dai TRE OMBRELLI che – per ora – rimangono, provvidenzialmente, aperti esclusivamente in Italia.

Oggi mi è presa così perché mi reco al funerale di Alberto Statera, con un po’ di morte nel cuore. Quella morte che aspetta inesorabilmente tutti e che mi piace chiamare Granchio d’Acciaio.

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