CONSIP: generali e dirigenti infedeli, politici ambiziosi, imprenditori/termiti divoratrici della cosa pubblica

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Una attenta lettura di quanto continua ad accadere (non solo della cronaca giudiziaria ma complessiva degli avvenimenti politici, italiani e non), dovrebbe aver fatto capire, anche a chi si era messo “fette di salame sugli occhi e tappi di cera nelle orecchie” che, intorno al Governo renziano, era all’opera una rete di informatori di professione finalizzata ad avvertire i diretti interessati di eventuali indagini a loro carico. Questo, suppongo, per conservare privilegi e denaro sufficiente a mantenere stili di vita volgari e offensivi per le difficoltà in cui gli altri (quasi tutto il Paese) si dibattono. I traditori delle consegne, non paghi dei super stipendi che nel tempo si sono acconciati rendendoli, a loro giudizio, consoni agli incarichi che si attribuiscono, cercano di favorire, anche in questo caso, manigoldi (chi più di Alfredo Romeo va considerato tale?) per fare in modo che le ricchezze che si accumulano fraudolentemente possano poi, con discrezione, carsicamente, essere ulteriormente distribuite.

Si legge quindi di generali, a molte stelle (ma non a cinque come quelle che amiamo noi!) che si sarebbero attivati, solerti, per avvertire gli indagati, loro amici e commensali, tradendo la Magistratura e la Repubblica.

Alla Magistratura (e al Parlamento per altri motivi) il compito di fare luce su tali eventuali gravissimi comportamenti. A noi, di questo marginale ed ininfluente blog, altro compito che ci scegliamo, liberamente, da uomini e donne avveduti ma non abbastanza da starcene zitti.

Torno su un tema che altre volte ho affrontato cioè quello della commensalità abituale come fattore di ricusazione e astensione nei processi civili e penali.

L’art 51 cpc, “Astensione del giudice” stabilisce (se non mi sbaglio ma potrei sbagliarmi per cui, sin da adesso, chiedo venia), al n. 2, che il giudice ha l’obbligo di astenersi “se egli stesso (o la moglie) è commensale abituale di una delle parti o di qualcuno dei difensori”.

Perché Leo Rugens si arrischi (in tutti i sensi) su un terreno così specialistico, lo affido a quei quattro attenti lettori che imperterriti continuano a seguirmi nei miei labirintici sproloqui.

Perché uno debba parlare, in questi frangenti (magistrati, generali, agenti dei servizi segreti, membri del Governo che si aiutano fuori dalla Legge e contro la Legge non più – quindi – uguale per tutti) di commensalità (anche delle mogli o tra mogli di pezzi grossi della nomenclatura repubblicana), solo il tempo, vi aiuterà a capirlo, consapevoli delle complessità che si evocano, a mettere in piena luce tale ipotesi inquietante. Ritenendo così, di servire la verità e con essa noiosamente (come al solito imbrodandoci), il Popolo Sovrano.

Quello, per intenderci, che, quando vota contro Renzi e la sua politica antidemocratica, sbeffeggiandolo, altri gli piazzano Lotti, il cugino di Lotti, lo zio di Lotti a perpetuare le scelte autoritarie che Renzi e compagnia cantando avevano fatto prima del voto.

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Ma c’è un limite a tutto perchè, lo pensiamo profeticamente, questa storia di generali, di magistrati, di pregiudicati (questo è la Volpe di Posillipo, Alfredo Romeo), di sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, di alti dirigenti di Consip, di dirigenti del PD, di avvocati che carsicamente tengono tutti uniti si delinea come la Caporetto di questo regime partitocratico e ormai pronto alla tirannia. Banda di oligarchi che, da mesi, cerca di salvarsi mettendo sempre avanti le ingenuità, i limiti, gli errori, le scelte opportunistiche di Virginia Raggi.

Foglia di fico insufficiente per coprire l’orrore di quanti, coordinati dal PD renziano/verdiniano/massonico/delinquenziale, troppo ambiziosi, volevano salire le scale del potere, scale che si possono anche nella vita salire (qualcuno lo deve fare!) ma prudenti e motivati esclusivamente a servire.

Oltre a tutto, tacendo e non “telefonando subito” come potrebbe essere avvenuto tra i protagonisti della vicenda in essere.

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Come i tabulati autoapprendenti sono pronti onestamente a testimoniare.

Le scale del potere vanno affrontate con prudenza, dicevamo, perché se ci si spinge troppo in alto, e troppo velocemente, come dice il proverbio, si potrebbe cadere precipitevolissimevolmente. Facendo “rovinare” (e questo ci dispiace!!!) istituzioni che non dovrebbero, in ore tanto difficili, essere neanche sfiorate dal sospetto.

Gli Italiani si meritano di essere guidati da uomini e donne senza “macchia”. Altro che da dei “Saltalamacchia”.

Situazioni che non possono rassicurare chi ha a cuore la libertà perché se è vero (come noi sosteniamo da anni inascoltati) che il nostro Paese non ha anima senza servizi segreti degni di questo nome, è anche vero che non si deve in alcun modo consentire ai furbi, ai figli dei furbi, ai criminali e ai figli dei criminali di impadronirsi dei servizi segreti, come la storia d’Italia, da decenni, conferma. La sicurezza della Repubblica non può essere cosa di alcuni rispetto ad altri dove gli altri siamo tutti noi.

Non a caso la pensano diversamente “Cosa Nostra” o le cosche di Calabria.  Ma credo che non si debba esagerare consegnando alla mentalità criminale e a quelli che pensano la “cosa pubblica” mafiosamente, oltre al territorio (e questo in parte è ormai in atto), le nomine dei vertici dei servizi. Così, lasciandoli fare, consegnate loro (che siano parlamentari felloni o assassini, poco cambia) il vostro futuro e quello dei vostri figli, perché nulla e determinante per la sovranità nazionale come saper usare – per propri fini – le migliaia di donne e uomini che compongono gli organici delle Istituzioni preposte all’Intelligence e alla sicurezza dello Stato. Questi sono i danni del lasciare mano libera al “presidentino del consiglietto dei ministrini” di turno, perché usi a suo esclusivo vantaggio il potere che è implicito nei “servizi segreti”. Per questo, dal 23 marzo del 2012, tra l’altro, diciamo che i Servizi devono essere ricondotti sotto la garanzia del Capo dello Stato. Questo valzer continuo, questo voler piazzare i propri a spiare/ricattare gli avversari politici (la sicurezza apparente dell’Italia è dovuta esclusivamente all’abnegazione di pochi e ai tre ombrelli di cui vi abbiamo spesso parlato) non ha niente a che vedere con una eventuale Strategia di Sicurezza Nazionale. Già le nomine che Matteo Renzi ha fatto negli ultimi tempi prima di essere legnato democraticamente (e quelle che avrebbe voluto fare non vi dico) contraddicono ad ogni principio di sicurezza perché violano il primo parametro a cui l’Intelligence dovrebbe attenersi nello scegliere il personale e nel elevarlo di grado e cioè la meritocrazia all’interno delle strutture. Gli uomini e le donne dipendenti delle Agenzie (spesso loro stessi immeritatamente messi in quegli organici ben pagati e di prestigio) sanno chi si sarebbe meritato il comando. E, come anche i mascalzoni e i cretini sanno, l’autorevolezza è amica della meritocrazia. Come lo Shin Bet e il Mossad insegnano.

Ma da noi lasciamo decidere decide ometti e donnicciole, senza arte e ne parte, come Matteo Renzi e i suoi accoliti.

Perché di accoliti si tratta, come la Magistratura, se vorrà o potrà, dimostrerà.

Sempre accorta, consigliamo noi rispettosamente, alla commensalità abituale dimostrabile a tavola, nei ristoranti, nei salotti o nei Circoli Sportivi dove ci si svaga addestrandosi al tiro.  Cosa inopportuna se non vietata come recita la legge quando gli associati si dovessero trovare in ruoli contrapposti per cercare di portare in piena luce la verità dei fatti e quindi così facendo servendo il come datore di lavoro. Che è, lo ripetiamo fino alla nausea, il Popolo Italiano e non il Renzi Matteo di turno.

Oreste Grani/Leo Rugens che, nel ricordo affettuoso di chi (Alberto Statera sepolto 48 ore addietro) gli aveva sempre detto che razza di termite corruttrice fosse Alfredo Romeo, oggi più di ieri e meno di domani, rifacendosi al motto eroico …”chi si ritira dalla lotta è un gran fjo de na’ mignotta”, ha deciso di non tacere nulla di questa vicenda gravissima e pericolosissima per quel poco delle Istituzioni repubblicane sopravvissute a decenni di dittatura partitocratica.

E anche per la “sua” di sopravvivenza (anche oggi messa a rischio), come sa chi sa.

Post più insolito del solito!

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