La Nigeria come il Kazakhstan sono questioni geopolitiche da trattare con intelligenza e cultura

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Qualche mese addietro, attratto, in metro, da una chiacchiera tra due persone che mi sembravano capirne, mi sono appassionato alla vicende politiche, economiche, religiose, culturali del più grande (e più importante ) paese dell’intera Africa, cioè la Nigeria.

Non si sbagliavano quei passeggeri in metro e non mi sono sbagliato io ad incuriosirmi.

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Da quel momento ho pubblicato alcuni post (che miracolisticamente hanno scalato fino al 1° posto le classifiche di Google e dei maggiori motori di ricerca del web!!!!!!!) e, successivamente, alla prima occasione, mi sono recato ad ascoltare personalmente quanto dei cittadini nigeriani, residenti in Italia da anni, tecnicamente, come si dice, in Diaspora (alcuni con la doppia cittadinanza), riunitisi in una albergo, avevano da dire sulla loro situazione politica, economica, culturale di persone prese tra più fuochi quali la situazione oggettiva in Nigeria, le ondate immigratorie e gli stereotipi che sempre di più prendevano sostanza in Italia a seguito dei numerosi episodi violenti che connotavano la loro comunità. Comunità costituita da persone bellissime, quasi tutte residenti da anni residente nel nostro Paese, ingrossata dagli ultimi arrivi. La prima cosa che mi ha colpito e che queste persone, tutte molto colte 8molte parlano e scrivono in un perfetto italiano), sensibili e perfettamente informate, si sono astenute, durante le ore (tante) in cui sono rimasti riuniti, dal parlare dell’ENI e dei rapporti intercorrenti tra i nostri due Paesi, rapporti complessi determinati da una situazione oggettiva e consolidata negli anni.

E questo mentre i rumori di inchieste giudiziarie istruite da anni, al di la e al di qua del Mediterraneo, li avrebbero dovuto/potuto interessare.

È lo stesso silenzio (omertoso?) che riscontravo quando provavo a dire, prima della liberazione e dell’intervista di Mukhtar Ablyazov, che dietro a quando oscenamente era accaduto con il sequestro della signora Shalabayeva, c’erano condizioni di subalternità di un Paese (il nostro) che venivano mediate/imposte da quella logica diplomatica asservita agli interessi dei vertici dell’Eni ed esclusivamente a quelli? Situazione di subalternità e di complicità per cui, il nostro Ministero dell’Interno, prendeva ordini dal responsabile dell’Intelligence dell’Ambasciata kazaka a Roma, signor Khassen, senza batter ciglio perché evidentemente così stava bene a chi, dei nostri, se la faceva con Nazarbayev e compagnia, utilizzando beni della Repubblica Italiana? Perché, fino a prova contraria, il gas, il petrolio, i problemi per l’approvvigionamento energetico sono questioni i sicurezza nazionale addirittura riconducibili al rapporto tra il mondo civile-militare di cui si sente troppo poco parlare e che, viceversa, sarebbe arrivato il momento di rimettere al centro di una strategia nazionale che volesse provare a ricreare le condizioni di una sovranità indispensabile prima che queste devastanti termiti si divorino tutto.

Questi vogliono vendere pezzi della “loro” SNAM così come si sono venduti pezzi della “loro” Telecom senza che nessuno fiatasse e ora qualcuno si indigna per i beni del condannato Silvio Berlusconi, circondato da anni da criminali tutti in galera o poco ci manca.

Così dietro alla questione kazaza c’era e c’è l’ENI; così mi sembra, che dietro all’indifferenza per le complessità del mondo nigeriano e dietro ai silenzi sulla condizione in cui vive quel grande paese, c’è il cane a sei zampe.

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Il resto di cui ci parlano è violenza di Boko Haram, di donne vendute, di mafie che trafficano in droga e in povera gente. Invece la Nigeria potrebbe essere un grande Paese stabilizzatore per tutta l’Africa e quindi per il Mediterraneo.

La Nigeria, lasciata a se stessa e “consumata” con tale cinismo, vede la sua popolazione divenire ogni giorno di più il cuore del cuore della bomba demografica che non potrà non esplodere. Bomba demografica che andrebbe almeno razionalizzata con un’anagrafe, con un demanio, con una motorizzazione degli di questo nome e, soprattutto, una sanità all’avanguardia. Altro che mancanza d’acqua potabile o impianti per irrigare una agricoltura fiorente possibile! Altro che gente che si inurba nella già immensa Lagos!

La Nigeria deve arrivare a contarsi per contare in Africa e nel Mondo. Già oggi i nigeriani potrebbero essere 200 milioni di persone ma nessuno sa esattamente quanti siano.   

Che cosa c’entrino le tasche di Luigi Bisignani, di Paolo Scaroni, dell’ex ministro Dan Etete, o di Emeke Obi con l’infelicità di milioni di donne, uomini, vecchi, bambini nigeriani sarebbe un mistero se non fosse reso evidente da quanto ogni giorno affiora intorno al loro essersi fatti padroni di ciò che è certamente del popolo nigeriano e, in via subordinata, di quello Italiano. Popolo italiano che vorrebbe essere amico, in modo fattivo e consapevole, di quello nigeriano, a prescindere da questi usurpatori cinici, dediti esclusivamente a far soldi sporchissimi di verde petrolio e di sangue.

Gentarella che vive arrogantemente a tempo determinato rimuovendo l’esistenza della “massonica livella” (loro che si intruppano nelle logge per cercare di farsi forti in gruppo in assenza di doti personali) e dell’informazione scientifica che le bare, certamente, non hanno tasche. Come, dal tempo dei faraoni, anche ai cretini è notorio.

Nigeria come Kazaksthan, quindi mi sembrano luoghi strategici per la geopolitica africana l’una ed euroasiatica l’altra, ma entrambe lasciate, per quanto riguarda la nostra Italia (quindi l’Europa e senza esagerare dico il Mondo), in mano a figurette di secondo ordine (certamente losche) come lo sono questi soliti affaccendati ad accumulare cifre fantasmagoriche che non si riesce a capire come poi possano essere consumate avendo i criminali una sola bocca, un solo culo, un solo cazzo.

Peccato che nulla fa presagire un ritorno delle efficienti ghigliottine che almeno, scartando il cazzo e il culo degli avidi tramatori, tagliandogli la testa, avrebbero risolto il problema alla radice. O alla cervice, che dir si voglia.

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Oreste Grani/Leo Rugens che – come si vede – per interessarsi intelligentemente di Nigeria (come aveva già fatto per la Repubblica kazaka scegliendo il vincitore prima che vincesse Ablyazov) non aveva bisogno di nessun Volpi, di nessun Prodi, di nessun Costantini, di nessun Voarino/Bigotti ma solo ed esclusivamente della sua residua volontà, del sentito amor di patria e, un po’, vecchio, povero e malandato come è, di coraggio, virtù che, come è noto, non si compra al mercato di Porta Portese.

“In campana” deficienti, perché l’Intelligence culturale (quella che pratico io con successo, piacere personale e ad esclusivo vantaggio dell’Italia mia) è per gli intelligenti e gli onesti. Poveri ma onesti.

Belli, lo siamo stati a suo tempo.

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