Almaviva: altri 1.666 (il satanico 666) italiani per strada!

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Quindi, secondo il governo Gentiloni, non è la Famiglia Tripi che è stata determinante per far passare un fine anno drammatico ai 1666 italiani totalmente da domani disoccupati, ma le rappresentanze di base dei lavoratori. Non son certo io che posso essere accusato di filosindacalismo ma questo ribaltamento di frittata mi è insopportabile. I licenziati (moltissime donne) si sfogano in televione dando la colpa ai sindacati e gridando vergogna a non si sa chi. La verità – viceversa – è che la Famiglia Tripi, senza aver investito un centesimo di suo per pensare quattro idee in croce per accogliere il futuro certo di quello che nel settore obsoleto dei call center non poteva non accadere (settore di servizi che avrebbe avuto bisogno di visione lungimirante e di onestà imprenditoriale), i soldi personali li ha tutti trasferiti in Brasile e in altre realtà all’estero e ora aspetta, serena, la fine della stagione delle “margherite”.

Tripi cresce infatti nel clima politico favorito dalla Margherita/Centro sinistra, con Rutelli/Gentiloni (e compagnia cantando) al comando. Che fa anche rima. Tanto, ora che si deve fare fagotto e scappare (anche formalmente perché di fatto i Tripi sono già scappati), ci sono i sindacati da accusare e al Governo c’è l’amico di sempre, Paolo Gentiloni. O vogliano negare, onesto e misurato Paolo, la stretta frequentazione tra Rutellik e i Tripi?

La verità e che per fare l’imprenditore sfruttatore di tanta povera gente ci vuole, oltre che spregiudicatezza, anche fortuna e i Tripi hanno anche avuto fortuna.

Per ora e fin che dura.

Oreste Grani/Leo Rugens che pensa che quella sera (Rodotà, Rodotà) Beppe Grillo doveva arrivare a Roma. La Storia si deve fare anche con i se, se solo si pensa che ora al posto di qualche critichetta per le legnate che andavano assestate in quei giorni di attività eversiva e anti democratica (intendo dire attività messa in atto da parte delle bande partitocratiche), abbiamo, da gestire il tormentone di  Virginia Raggi sindaco della Capitale che si fa coglionare da Vincenzo Marra, che – nella vita – voleva fare l’agente dei servizi segreti (aiutoooo!!!), personagetto a sua volta amico di Paolo Scarpellini, amico di Francesco Gaetano Caltagirone amico, al di la delle pantomime, di Francesco Rutelli, dominus da sempre di Paolo Gentiloni.

Peggio di così non potremmo stare.

Forse era meglio (certamente, non forse) che si dicesse che quella sera Franceschini, al ristorante, inopportunamente, aveva preso quattro ceffoni antidemocratici piuttosto che adesso assistere a questo schifo compreso che i licenziati sono colpevoli del loro stesso licenziamento. Va bene fare il pompiere in nome del rispetto della libertà altrui di fare il male alla nostra gente ma qui cominciamo a fare, più che il pompiere, i pompini. Che sono altro dallo spegnere gli incendi che quella sera, lo ribadisco, andavano appiccati. Ho scritto appiccati e non impiccati.

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Che sempre reato è, ma meno grave se si istiga a compiere. E poi, alla mia età, malato come sono, quanto mi possono dare?

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