Il paese sanguina anche per i morsi di Alfredo Romeo, la Volpe di Posillipo, come lo chiamava il grande Statera

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Da quando leggete Leo Rugens venite a conoscenza di personaggi minori (o acronimi di difficile memorizzazione) che, quando poi si chiariscono le vicende giudiziarie, che li riguardano o di cui sono protagonisti in quel momento, molte altre storie che apparivano inspiegabili, trovavano soluzione, anche per occhi meno addestrati ad estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede.

È il caso certamente di Alfredo Romeo e di CONSIP.

Con la Macchina del Tempo, di cui altre volte avete letto nei nostri post-ini, facciamo un balzo indietro di oltre dieci anni e, quasi lo avessimo gipiessato (intendendo monitorato attraverso un normale GPS), seguiamo Alfredo Romeo (proprio quello di cui si parla finalmente appropriatamente oggi) che sbarca per affari in Sardegna, luogo dove ti potevi muovere solo se avevi deciso di sfidare il potere delle 3 M ovvero: medici, massoni e mattoni.

Ieri come oggi.

La Volpe di Posillipo

La Volpe di Posillipo, come la chiamava Alberto Statera che certamente sapeva cosa diceva quando diceva qualcosa, sbarca in Sardegna appunto nel 2006, come un viceré con nuovi appalti pubblici. La circostanza non farebbe storia, vista la copertura a tappeto del territorio della Repubblica isole comprese – da parte delle società dell’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo se non fosse significativa del suo modus operandi, come si dice.

L’avvocato Romeo sapeva mettere a punto dei veri gioielli di malaffare sin dai tempi di Appaltopoli grazie alle complicità servizievoli non solo dei soliti, stereotipati politici di destra e di sinistra ma di interi settori dello Stato e, quando servisse, delle istituzioni locali.

Romeo ha una cultura maniacale che non lascia fuori da approfondimenti, con vero approccio “intelligente”, prima di ogni “attacco” direttori amministrativi, sovrintendenti, funzionari regionali, amministratori di aziende pubbliche in un amalgama ormai indistinto (i grovigli bituminosi e maleodoranti) che unisce una parte cospicua di quella che si spaccia per classe dirigente del nostro Paese.

Altro che establishment!

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Corrotti ben saldi negli organigrammi che diventano cortigiani potentissimi. Loro e le loro mantenute. Percentuale minore femmine potenti che si sollazzano con maschi aitanti mantenuti. Comunque intorno a questa rete di autorizzati a firmare si è strutturato un mondo di puttane e puttani pronti a tutto per denaro.

L’onda che culla Romeo verso Cagliari è quella della CONSIP, società per azioni interamente posseduta dal Ministero dell’economia e delle finanze, che , come ormai sapete in molti, gestisce le grandi gare d’appalto per conto delle pubbliche amministrazioni.

Quando Alfredo Romeo decide che è ora di sbarcare in Sardegna, da poco in CONSIP non è più amministratore delegato tale Ferruccio Ferranti, sodale (non è un reato dare del sodale in termini etimologici) di Maurizio Gasparri e di tale altro Andrea Ronchi. Due ex fascistelli/fascistoni che organizzatisi da adulti in Alleanza Nazionale, dopo essere stati entrambi nel MSI, sono diventati in questa Italia meritocratica, perfino ministri della Repubblica. E in ministeri importanti.

Dalla Margherita (ex democristiani e altri bellimbusti), ai diesse (ex comunisti e altri bellimbusti), dagli ex fascisti ai berlusconiani della prima ora, dai ministeri tutti (dico tutti) alla società pubblica appunto CONSIP che gestisce i grandi appalti, la Volpe si muove come in un immenso pollaio senza colpo ferire.

Non a caso ogni tanto viene indagato.

Come ad esempio con il Ferranti di cui sopra e con l’ex (questi sono tutti ciclicamente ex di qualche cosa) presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto con cui viene indagato a Bari per turbativa di gara e rivelazione di segreto d’ufficio (ma cosa si pretende nel Paese di Pulcinella e da uno che è di Napoli come il nostro avvocato Romeo?) per due lotti d’appalto, poi saltati (ma non 4 in padella), da 200 milioni di euro, relativi al servizio di gestione (che parola nobilitante) integrata (ancora più fica) di uffici e scuole, imbastito con la società Fiorita che sin dal nome è tutto un programma bene/male odorante.

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E qui le sante intercettazioni ci danno la solita mano ad una lettura antropologica di questa fauna.”Qui si aprono delle partite importantissime“, annuncia a Romeo, in una delle telefonate intercettate (violazione della privacy che i malandrini di ogni ordine e grado detestano che si possa disporre in fase investigativa), tale Dario Maniglia (ma che nome profetico!), titolare della Fiorita, “ché se chiudiamo con la Manutencoop (sempre gli stessi ovunque) e con qualche altro amico (!) veramente andiamo a blindare (non brindare come poteva anche essere “ascoltato”) un mercato enorme. CONSIP andrà a fare caserme, università, scuole, sanità. Dobbiamo andare ad affrontare queste nuove tematiche (finalmente pare di sentire pensare e parlare un uomo di Stato con visione strategica invece dei soliti compulsivi assuntori di metri di cocaina o di bisogno di sbottonare o di farsi sbottonare patte di pantaloni) che sono tematiche enormi. Se la chiudiamo non siamo tanti, siamo sette, cinque“.

Lo corregge Romeo che è ancora più lucido e già sul pezzo: “No, anche meno”.

Ma poi (è più forte di lui) la Volpe riduce ancora  gli invitati al banchetto e tira a fregare lo stratega/suggeritore con percentuali troppo alte tanto che si può ascoltare – in altra intercettazione – il Maniglia che si incazza è urla a telefono (sante, sante, ancora sante intercettazioni): “Lo stronzo di Romeo (non sono solo io a dirlo, quindi) si sta attivando e quello ha la sindrome dell’avvocato”.

E non l’avvocato Romeo di Posillipo, ma l’avvocato Gianni Agnelli, pace all’anima sua.

Cose che se lette, rilette e ponderate, vi fanno capire chi sono i signori degli appalti in Italia e come operano (ed hanno sempre operato) per spolpare il Paese che si trova ora svuotato per questo e non perché Beppe Grillo, nella vita professionale artistica, ha cavalcato i palcoscenici denunciando, con largo anticipo, cose vere relative alla corruzione dilagante.

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CONSIP dicevamo, nel 2006 è il viatico anche per la Sardegna, dove la Romeo spa, in associazione temporanea impresa (dietro a questa opportunità giuridica si nascondono i veri rapporti di potere che ad esempio sono alla base della guerra, in essere, nel settore, tra la STI/Exitone di Ezio Bigotti e la Siram spa dei francesi di Veolia) con la Strago srl, si aggiudica il terzo lotto del catasto stradale (avete capito di cosa si parla?), che comprende anche Campania (ma va là!!!!), Molise, Abruzzo e Lazio, signori miei!

I concorrenti vengono sbaragliati con il solito trucco (violento e foriero delle successive scelte criminali di gestione dell’appalto vinto), del massimo ribasso d’asta.

I criteri della gara, del valore di 4,6 milioni di euro, sono la valutazione dei requisiti tecnici e l’offerta economica più vantaggiosa.

Romeo è terzo in graduatoria per le capacità tecniche, ma udite-udite, offre uno sconto del 40,17 per cento, contro un ribasso che non supera mai il 20 per cento.

Spiegò all’epoca Mariano Maugeri sul “Sole – 24 Ore” che prendere l’appalto sul catasto pubblico urbano o extra urbano è un affare comunque, anche se in perdita.

Il perché è presto detto.

La conoscenza della rete viaria di intere regioni, come Romeo e i suoi hanno imparato dai censimenti comunali, è una miniera a cielo aperto d’affari perché nelle strade più periferiche spuntano fuori aree demaniali sconosciute, case cantoniere abbandonate, terreni edificabili dimenticati, palazzi di pregio su cui far affluire altro denaro pubblico per ulteriori ristrutturazioni o messe in sicurezza.

Il censimento delle strade è per Romeo (e quelli che operano come lui in questo settore tutto fatto di informazioni segrete e strategiche) come la pesca a a strascico (avete idea di che danni si possono fare in “terra” con una simile tecnica marina?) che riporta tutto a galla.

Le perdite eventuali quando uno va a ribasso del 40,17 per cento sull’appalto del catasto stradale vengono comunque ripagate dagli utili indebiti su decine (che dico), centinaia di altri appalti nel resto d’Italia conquistati, MA NON ONORATI, come, un esempio fra tutti, la manutenzione delle strade di Roma!

GrilloFool

E per dirci che il “colpevole” di tutte le buche di Roma non è Beppe Grillo da Genova ma Alfredo Romeo da Napoli, ci hai messo tutto questo giro di parole?

E poi dicono che sei l’Uomo dai Cerchi Concentrici e che prima di dare la stoccata finale giri in tondo alla vittima designata, fino a stordirla. Come a Nurlan Khassen (fresco di arresto) e la suo sodale Aurelio Voarino, per ora, ancora a piede libero a cui hai dedicato oltre centomila parole prima di godertene l’effetto iettatorio.

A proposito di effetto iella ovviamente, con il napoletano superstizioso Romeo, la questione della sfortuna evocata, è ancora più divertente. Così, come si capisce, per quanto riguarda l’avvocato volpino, giro-giro in tondo e aspetto paziente, con il piacere/certezza che la sua ora è giunta.

La vita futura lo deve, tra gli altri, ad Alberto Statera che prima di tutti indicò in Romeo, la Volpe di Posillipo, il portatore di gravi infezioni ovunque decideva di mordere.

E il Paese sanguina anche a causa dei morsi di Alfredo Romeo.

Oreste Grani

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