Buon 2017! Che sia un anno di ribellione, come i miei tre gatti (Teo, Zuri e Fragolina) insegnano

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Alcuni di voi, tra i pochi che siete, hanno letto, in alcuni post, tra i tanti che ho scritto, la millanteria (sono considerato da non pochi rosiconi/sfigati/ nemici giurati in modo certo e consolidato non solo un millantatore ma anche e spesso un truffatore della buona fede altrui che carpisco al fine di impossessarmi delle ricchezze legittimamente detenute da altri da me) che io possegga una “macchina del tempo” e che, grazie ad essa, “azzecco” previsioni.

Dicono, ad esempio, che, grazie a questo bizzarro veicolo, il 13 maggio 2016, abbia previsto la vittoria di Donald Trump (cosa che in molti, come è notorio, davano per certa!) e che io me ne faccia vanto per accreditarmi e lucrare così cifre consistenti “dando” numeri da giocare al Lotto, novello Vanna Marchi.

Questa ampia premessa autocelebrativa  è funzionale a “mettere le mani avanti” rispetto ad un’altra delle mie cazzarate che sono pronto a propinarvi sull’anno entrante.

In altra sede (evidentemente, occhiuti cretini che mi monitorate inutilmente, ho più “sedi”, più ruoli, più funzioni, e più tassi di affidabilità) ho già ricordato ad amici (pochi ma buoni) che il Capodanno è una banale convenzione e che nei secoli (ma anche adesso) di “inizi di anno” ce ne sono stati a decine, secondo, come si diceva, “stili” diversi.

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Amici a me cari, rispetto alla storia dell’uomo consapevole del tempo che passa e della necessità (?) di avere un calendario per tenere il conto del tempo, la data del Capodanno ha subito nel corso del Medioevo e fino alle soglie del XIX secolo molte variazioni rispetto a quella dell’ultimo calendario romano, adottata oggi da tutti i paesi di tradizione cristiana o cristianizzati. 

In Inghilterra e Irlanda, per esempio, dal XII secolo fino al 1752 il Capodanno si celebrava il 25 marzo.  
Mi piace inventarmi di sana pianta queste notizie certo che, in un primo momento, potete anche credere alle mie panzane. 
In Spagna rimase fissato al 25 dicembre fino all’inizio del 1600. Talvolta addirittura variava da città a città. Per festeggiare il Capodanno vi era lo stile (così era chiamato il sistema prescelto) della natività, che stabiliva il primo giorno dell’anno al 25 dicembre; lo stile dell’Incarnazione o fiorentino (non renzino), perché usato a lungo a Firenze, lo fissava al 25 marzo, festa dell’annunziata di maria vergine; lo stile alla pasqua o alla francese, adottato fino al 1564 in Francia appunto, lo datava alla domenica di resurrezione; lo stile veneto, usato a Venezia fino alla caduta della Repubblica, nel 1797, lo prescriveva al 1° marzo; il bizantino, adottato nelle Puglie e nelle Calabrie durante il Medioevo, lo indicava al 1° di settembre; infine lo stile moderno o della Circoncisione, in vigore attualmente nei nostri paesi, al 1° gennaio. 

Un gran casino, insomma, se io avessi potuto scegliere avrei fatto iniziare o finire l’anno con il Carnevale dove ogni scherzo vale e soprattutto ogni fantasia sessuale era lecita. Da queste quattro stupidaggini avete capito che il Capodanno è una data convenzionale e che cambia a seconda la cultura e la tradizione di un popolo. 
Domani se mi sento vi racconto un’altro poco di cazzarate inventate di sana pianta relative al Capodanno babilonese, egizio, ebreo. Se mi riesce mi invento anche qualcosa dei Celti o degli Ateniesi. Dei Cinesi invece sapete certamente tutto per cui ve lo evito. I mussulmani facessero come gli pare ma tenete conto che il loro Capodanno è soggetto a calcoli complessi legati all’Egira. 
Tra poco parlano agli italiani sia il presidente Mattarella che l’anti presidente Grillo. A voi la scelta e i miei auguri di fine e inizio..
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Torniamo all’espressione turlupinante “macchina del tempo” ma utile a confermarvi che il “serpente” non si morde la coda solo una volta all’anno.

Come certamente sapete esiste anche un Grande Anno, composto da 25.920 anni e causato dalla precessione degli equinozi. La terra infatti gira su se stessa (ma va la, direbbe Matteo Salvini!) come una trottola (do you know trottola?) e il suo asse, inclinato rispetto al sole, si sposta lentamente descrivendo un cono: il nostro pianeta (ora ne sparo un’altra delle mie!) si comporta come un giroscopio gigantesco che compia appunto una rivoluzione ogni 25.920 anni.

Gli antichi (tranquilli, non voi quindi), pur non riuscendo a comprendere il fenomeno perché digiuni di fisica dinamica (voi invece!), avevano tuttavia accertato nel giro di mille anni un moto di circa 10 gradi.

“Essi riuscirono a individuare” spiegano Giorgio de Santillana e Hertha (segnale criptico per pochi addetti ai lavori affiliati alla setta H) von Dechend nel loro Il mulino di Amleto (che cazzo è?), “nel quotidiano frullare attorno al polo, nel suo volgersi annuale nel ciclo delle stagioni, nel moto esasperatamente lento del polo nel corso degli anni, un punto che appariva intrinsecamente più stabile del polo stesso: era il polo dell’eclittica, spesso chiamato il Buco Aperto del Cielo perché non è contrassegnato da nessuna stella. Nella loro mente (in voi, viceversa, lo sento, siamo ancora a “caro amico”) presero forma le simmetrie della macchina.

Ed era davvero la “macchina del tempo”, come la intendeva Platone, immagine mobile dell’eternità.

La possente avanzata e l’aureo ardore, ciclo dopo ciclo, giù fino a spostamenti impercettibili nel corso dei secoli, erano le generazioni del TEMPO STESSO, IL SIMBOLO CICLICO DEL PERDURARE ETERNO: giacchè, come dice Aristotele, ciò che è eterno è circolare e ciò che è circolare è eterno”.

Mica cazzi! Oggi siamo veramente scatenati a dire cose senza senso per abbindolare la vostra buona fede e poi, sfilarvi il portafoglio. Elettronico, possibilmente.

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Quindi, ora che vi ho spiegato in cosa consista e a cosa alludo quando dico che “governo il tempo” (novello Platone e Aristotele ma in realtà sono solo la reincarnazione di Ipazia alessandrina filosofa neoplatonica, matematica e astronoma e quelle quattro cazzarate che vi ho sparato sono l’eredità genetica delle sue cellule celebrali con la sola differenza che lei, la Maestra, era anche molto bella e a me è stato dato solo di essere ciò che sono) con la mia Macchina, posso lasciarmi andare alle previsioni cagliostresche di inizio anno.

Il 17 (2017!!!) è tutto, come ho scritto in altro post a proposito di Siena e della sua numerologia.

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Prendete quel post (SIENA E IL NUMERO 17. TUTTO È ORGANIZZATO SECONDO IL NUMERO. PLATONE), dematerializzatene elettronicamente il testo (non lo sapete fare? Ed io che ci posso fare se non lo sapete fare! Arrangiatevi un po’) aggiungete l’elenco delle 41 dicotomie che vi allego (sempre dematerializzando le lettere che le compongono e buttandole dentro ad un luogo elettronico vergine che avete predisposto come fosse un crogiolo alchemico) unendo l’espressione “Alla ricerca dell’Istante iniziale”. Questo serve a dare un pizzico di possibilità maggiore  per avere risposta utile all’inaccessibile che è il Futuro.

Aggiungete la frase “Intimo disordine dell’ordine ordinatissimo”. Queste lettere opportunamente miscelate con il resto daranno corpo alla possibilità che il database che state costruendo senza sapere esattamente cosa stiate facendo ma solo fidandovi ciecamente del cagliostrino truffatorello che è in me, vi immetta prima e vi accompagni dopo, novello filo, nel labirinto del tempo che passa, labirinto che muta forma al mutare delle condizioni storiche e culturali.

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Immaginate, quelli di voi appassionati di videogiochi (amico Effe penso, con forza e affetto, a te, in questo momento di libertà e di sregolatezza della mia ormai stanca e affaticata mente), un prodotto capace di mutare schema ludico al mutare del “tempo che passa” e che fosse oltre che una foresta intricata, un luogo di instabilità. Penso, ad esempio, alla impossibilità di ricondurre ad un ordine geometrico il fuoco. Se mi avete seguito, vi state preparando la pozione capace di introdurvi a giocare al Grande Gioco, gioco dove entra anche il divino che non a caso si scaglia nello spazio e nel tempo contro la superbia delle costruzioni umane con i diluvi, le eruzioni, i terremoti, furie distruttive che inutilmente proviamo a ricondurre a prevedibilità e controllabilità. Degli eventi sismici conosciamo le cause e si cominciano a contenere gli effetti, ma questo avviene in tutto il Mondo tranne che in Italia. Non a caso la pozione vi sto insegnando a prepararla per voi che ancora vivete in Italia e non volete arrendervi.

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Ci prepariamo (se vi/ci sarà dato) a vivere un anno governato dal disordine determinato dalla inadeguatezza di quei quattro sfigati che vi hanno lasciato/messo alla guida delle complessità imminenti. Sarebbero quasi simpatici nella loro condizione di “folli” se non fosse che al loro disordine mentale sono affidate le sorti di tanti piccolini, di vecchietti indifesi (come me, ad esempio), di beni culturali di inestimabile valore, di albe e tramonti (penso con nostalgia al Tramonto d’Oro di Praiano sulla Costiera Amalfitana) che si possono (si potevano) godere nella nostra Bellissima (non basta più in questi momenti che si annunciano drammatici chiamarla Bella) Italia. Vedo quindi (novello Mago Otelma) un anno dove la molla del cambiamento (indispensabile) si chiama ribellione, termine e condizione che non ci deve spaventare. Anzi accettarne l’inevitabilità e l’esistenza significa avvicinarsi a quello che i fisici (e quindi, nelle miei semplificazioni, anche i filosofi) definiscono l’ordine del non-equilibrio, stagione che ci prepariamo a vivere per tutto il 2017 (ecco la previsione regina che posso permettermi grazie alla Macchina del Tempo), anno che sarà caratterizzato dalla non staticità (finalmente non indotta dall’apatia in cui ci avrebbero voluto precipitare) condizione  non degna della complessità dell’uomo.

La ribellione quindi  capace di rompere quegli equilibri mortiferi e di consentirci, attuata, di evolvere, liberi, verso ordini di livello superiore evocando a questo fine “energie superiori” senza le quali la Ribellione sarebbe inutile.

Per quelli che sano di me e di cosa, oltre che truffare i miei simili, abbia fatto (e, coglioni occhiuti , continuerò a fare fino a che morte non mi raggiunga) aggiungo, ancora una volta, un pensiero (uno dei tanti che ci sono stati affidati per imparare a guardare al Futuro) di Gottfried Wilhelm Leibiniz (si proprio lui e sempre lui): “E che nel grande ordine vi sia sempre un piccolo disordine”.

Per il 2017, quindi, il vostro Mago Grani prevede piccoli e grandi disordini. Anche in Italia.

Oreste Grani/Leo Rugens

Ariela

Ariel

P. S.

Questa mattina, al risveglio, ho trovato che dalle casse del computer usciva una musica dolcissima e vivacizzante. Ho pensato che la mia premurosa compagna di vita, la meravigliosa e indistruttibile Ariel, avesse voluto farmi trovare una lieta sorpresa per tentare di cambiarmi quel cattivo umore che troppo spesso le infelicita la vita, già tanto difficile. Era un tipo di ipotesi che poteva avere riscontro. Ringraziandola, ho scoperto che non era stata lei a predisporre l’accoglienza ma uno di miei tre (o tutti e tre) gatti che, passeggiando sulla tastiera, come spesso fanno, nella casualità, avevano attivato la condizione di cambiamento necessario, forse anche loro stanchi dei miei stati d’animo. Non so chi dei tre sia stato (Teo, Zuri o la furba Fragolina) ma questo è avvenuto. E forse questo è avvenuto per una loro trovata complicità. Finalmente.

Anche i gatti, giustamente, si ribellano, ma, per poterlo fare, devono farsi complici e alleati per farlo. Vediamo voi

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