L’ISIS da del traditore ad Erdogan e sa quello che dice

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“Chi è causa del suo mal pianga se stesso” o cose tipo “Ciascuno è artefice della propria sorte” o “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, dopo decenni di esperienze e di letture dico che, con le molle, queste affermazioni/proverbi, tratti dalla saggezza popolare, contengono alcune indicazioni utili anche in quella scienza complessa che dovrebbe essere la geopolitica.

In particolare questi semplificazioni ci devono tornare utili se si pensa (e come si può non pensarci sotto l’effetto degli avvenimenti a catena che lo vedono protagonista) al turco Recep Tayyip Erdogan.

Pensiamo a lui e aggiungiamo che se uno per avere più carte prospettiche sul piano interno rispetto ai suoi nemici politico-militari tradizionalmente legati alle ur-logge massoniche intitolate a “Edmund Burke” o al “Leviatano” e, per essere ancora più espliciti, ai circuiti latomistici più tradizionalmente controllati dalle élite anglosassoni (quelli per intendersi del golpe mancato o di quella cosa di cui si è parlato come pretesto prima delle grandi epurazioni antidemocratiche con migliaia di arresti, sparizioni, licenziamenti in tronco  in particolare nella scuola e i ogni luogo dove si facesse formazione culturale) si butta con i sanguinari affiliati della “Hathor Penthalpha” per qui mari va e quei pesci prende, per tornare alla saggezza dei proverbi.

Erdogan è un brutto personaggio che passerà alla storia per essere stato un tipo ambizioso e violento come pochi; ha alimentato (se non generato) i mostri del’ISIS guidati da Abu Bakr Al-Baghdadi, suo fratello in Hathor Penthalpha, e suo complice fino a quando gli sembrava che gli potesse servire. Ora si butta su Putin m paga il prezzo (in realtà lo sta facendo pagare ai cittadini turchi – e non solo –  ignari di queste sue partite doppie.

Possiamo sentire compassione per i giovani falciati nel momento dell’euforia del ballo ma non certo per il sanguinario persecutore dei curdi colpevoli solo di volere (come altri popoli nei secoli dei secoli) una patria.

Erdogan è un ceffo e basterebbe approfondire il lungo elenco (oltre al Califfo) di quelli con cui si è sentito a suo agio, a lungo, prima di buttarsi “a sinistra” con Vladimir Putin, massimo esponete dei circoli massonici facenti capo alla “Golden Eurasia”, per capirne la natura cinica e ambiziosa come pochi tra i personaggi che pur si aggirano a cavallo del Vecchio Medio Oriente (avete capito che si sta riscrivendo tutto) e il Vecchio continente.

Vecchio uno e vecchio l’altro. Cose difficili quindi da risolvere quando i protagonisti sono sultani (!), emiri (!), re (!), principi sauditi e non (!), qualche raffinato iraniano e, perfino, in versione copertissima, qualche israeliano insospettabile.

Le super logge sono questi luoghi appunto dove personaggi che si contrastano tra di loro in pubblico soprattutto se sono islamici e si dichiarano avversari dell’establishment euroatlantico e israeliano in realtà si accordano in privato, al riparo e garantiti da squadra e compasso (speriamo sempre più spesso invece azzerati dalla Livella) e molto al di la dei conflitti tra croce e mezzaluna buoni per i citrulli che si immolano in nome di Dio o che vengono dilaniati dagli esplosivi che a loro volta vengono prodotti e commercializzati, in grandissima quantità, dagli stessi delinquenti affratellati in Loggia. Chi produce armi, chi le vende, chi le importa, chi le paga con i proventi del petrolio o dei fondi europei spillati ai cittadini che spesso vengono fatti oggetto delle onde d’urto degli esplosivi prodotti, importati, affidati ai terroristi dagli stessi criminali ricorsivi appena descritti.

Un tempo si diceva di cercare la donna per trovare un movente. Oggi, è solo la tracciatura e il ritrovamento del denaro che producono le armi (quelle che vedete usare o presumete che vengano usate) che vi chiarirebbero i rizomi che uniscono i sanguinari pupari della tragedia multiforme che viene quotidianamente rappresentata. Quanto vale il continuo uccidere persone in Turchia, ad esempio, e chi incassa la bolletta della paura? Quanto ha reso l’azzeramento della Siria? Quanto vale il continuo “allarme bomba”, in mezzo mondo?

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Il giovane turco che in diretta uccide l’ambasciatore russo ha usato una pistola che è stata a sua volta fabbricata  (ha un numero di serie quell’oggetto) e che qualcuno, con denaro pubblico, ha acquistato dicendo che si dovevano dotare le Forze dell’Ordine di armi per garantire l’ordine pubblico. Ma se sono gli stessi che determinano la destabilizzazione delle convivenza civile a decidere gli acquisti (stanziamenti e corruzione vanno di pari passo) per difendervi dagli effetti della destabilizzazione, forse è ora di aggredire questo gioco perverso e di trovare una forma di neointernazionalismo (populista?) contro questa pantomima di “ladri di Pisa”, sghignazzanti nel segreto, ogni volta che qualcuno (una volta sono loro una volta è il loro pseudonemico) dilania corpi umani e distrugge manufatti.

Se poi addirittura quegli stessi ambienti finanziari hanno predisposto il business sulla vendita delle autoambulanze, delle attrezzature per pronto soccorso, per farmaci emostatici, per i ferri chirurgici o per la riabilitazione post trauma da esplosivo, vi rendete conto che, dalle divise e i nuovi caschi per le polizie di tutto il mondo, passando per gli idranti, finendo ai metal detector o alle tecnologie per il riconoscimento facciale, tutto quanto ruota intorno alle morti in diretta, è business. Per alcuni e non per altri. Erdogan è un mercante che per non far passare o far passare persone o per trattenere o non trattenere disperati resi tali da lui e dai suoi complici “in loggia” (che sia Hathor Pentalpha o altro luogo di morte) si fa pagare, perché con il denaro e la violenza può mantenere il potere, La Turchia, i turchi,  il suo amato popolo non c’entrano un cazzo. Erdogan come Pol-pot, come Hitler, come Stalin, come Kim Jong-un è uno psicopatico megalomane ambizioso che, fuori dal contesto in cui opera e in cui è lasciato agire dai suoi complici, sarebbe trattato farmacologicamente nella speranza di farlo ragionare. Solo che queste condizioni mentali si possono appurare in altre condizioni di libertà che, oggi, in piena dittatura, ovviamente non sono date. Che Erdogan sia uno spregiudicato doppiogiochista, al limite della malattia mentale, lo si potrà appurare solo “dopo”, quando ormai sarà troppo tardi. Comunque l’ISIS quando dice che Erdogan è un traditore sa di cosa parla essendo stati Il califfo e Erdogan fratelli affiliati nella stessa Hathor Pentalpha.  Per lungo tempo e con unità d’intenti. Sanguinari.

Questo senza togliere niente al doveroso cordoglio per le giovani vittime turche, curde, yazide.

Oreste Grani/Leo Rugens

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