Da Trump passando per Ghioni, per sbarcare dalle parti di Angelo Tofalo M5S

Nel web non si parla abbastanza del fatto che quel inattendibile, inaffidabile di Leo Rugens (Oreste Grani), già dal 16 maggio 2016, avesse previsto l’elezione di Donald Trump, previsione anticipata da altri due post, sempre comparsi in questo marginale luogo telematico, che definirei, narcisisticamente, particolarmente preveggenti: il primo intitolato STEFANIA LIMITI SEGNALA UN GRAVE PERICOLO IMPLICITO NELLA “RESISTIBILE ASCESA” DI DONALD TRUMP, pubblicato il 25 gennaio 2016 e dedicato all’allarme che la studiosa di cose complesse Stefania Limiti aveva lanciato in quei giorni sui pericoli del fascismo Trumpiano e l’altro del 26 febbraio 2016 in cui mi era chiaro cosa stava per accadere in campo repubblicano HUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA: DIFFICILE – IN CAMPO REPUBBLICANO – FERMARE DONALD TRUMP.

Teniamo conto di tutto questo e che – da ieri – solo le cannonate (ma chi dovrebbe mai spararle?) sul Campidoglio e sulla Casa Bianca, potrebbero non far insediare Donald Trump (quello per intendersi grande amico di bisbocce di quel raffinato intellettuale rinascimentale di Flavio Briatore) il 21 gennaio p.v.. Non sarà Matteo Salvini il vice presidente ma per il resto abbiamo azzeccato tutto.

Si avvicina, quindi, l’insediamento e la questione della manina (decine di mani in realtà) che avrebbe interferito nelle elezioni statunitensi, non è certamente risolta. Anzi.

Di questa vicenda paradossale (il presidente Putin avrebbe ordinato personalmente queste interferenze) parlano in molti: addirittura, ad un TG, ho sentito intervistare Fabio Ghioni (che quindi è vivo e vegeto e opera nel settore delle incursioni telematiche nonostante i precedenti che non lasciavano adito a dubbi) per spiegare che questa delle incursioni è ormai prassi normale.

Se dobbiamo fare pubblicità a Ghioni perché “tiene famiglia”, va bene, ma che ci debba spiegare proprio Ghioni cosa sia lecito e cosa non, in questo settore delicatissimo della convivenza civile, politica, economica, militare, è questione di vero buon gusto giornalistico. Ma esiste il buon gusto giornalistico?

Dopo queste affermazioni crude, tengo a ricordare, ai miei eventuali 4 lettori, chi sia Fabio Ghioni e perché, invece, non bisogna dimenticarsi di lui e dei suoi amici di un tempo.

Per la raccolta di informazioni illegali è fondamentale il contributo del Tiger Team, un gruppo di hacker gestiti da Giuliano Tavaroli. La vicenda dello scandalo Telecom verrà racchiusa in un libro dalla copertina nera, l’atto formale di chiusura delle indagini, 371 pagine che raccontano la più inquietante storia di spionaggio (anche internazionale) italiano del secondo millennio. sono migliaia i dossier raccolti dal gruppo agli ordini di tavaroli:il documento dell’accusa ripercorre, in 41 capi di imputazione, l’attività di un’associazione che al suo interno poteva contare su ex collaboratori del SISDE come Marco Bernardini (il pentito dell’inchiesta), Gianpaolo Spinelli (ex agente della CIA in Italia), l’ex capo capo della sicurezza informatica di Telecom Fabio Ghioni, l’ex ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e francesi e poi funzionario dell’Europol all’Aja, Fulvio Guatteri (il trasteverino italo-francese di cui da tempo vi parlo come ufficiale di collegamento questa volta tra Aurelio Voarino e prima o poi capiremo chi), e, ultimo ma non ultimo, il giornalista di “Famiglia Cristiana” Guglielmo Sasinini.

In pratica, all’ombra della Telecom (che nel frattempo, miei compatrioti rincoglioniti, i francesi di Vincent Bollorè si sono cuccata), era stato istituito una sorta di servizio segreto parallelo, agganciando ex poliziotti, ex carabinieri, ex finanzieri da utilizzare come ami (non armi!) per pescare nelle banche dati dei ministeri o nelle istituzioni dove esistono archivi e dove già si schedano cittadini. Cose gravissime quindi.

Mi sembra che, sia pur ad anni di distanza dagli avvenimenti (ma questi hanno smesso di essere un allegra comitiva o si frequentano ancora appassionatamente?), fare pubblicità a Fabio Ghioni, non è fare informazione ma, di fatto, contro-informazione, vista, non tanto l’attendibilità della fonte, ma la vocazione democratica e di rispetto della Costituzione repubblicana del soggetto. Direbbe Maurizio Crozza che sarebbe come chiamare un pedofilo condannato definitivo per ragionare di protezione dei minori. Ma lasciamo, per ora, la provincia Italia, e torniamo a parlare della Capitale dell’Impero.

Oggi tengo a dichiarare (per quel che vale), nanerottolo italianetto aggrappato a questo lembo di terra telematica libera, che essersi messi nell’Alternativa del Diavolo tra Hillary Clinton e Donald Trump, non sarà cosa da poco ora, che le complessità oggettive in cui si barcamena il Pianeta esploderanno ad un ritmo serrato e con implicazioni e caratteristiche che richiederanno, una per una, e tutte insieme, capacità di analisi e di scelta che mi sembrano lontanissime da un personaggio con i pollicioni sempre sparati verso l’alto. Per guidare il mondo in combutta con tipi alla Putin, Erdogan, Abu Bakr Al Baghdadi, Kim Jong-un, ci vorrà ben altro che un dissipatore improvvido di capitali paterni e un compagno di avventure femminili di Flavio Briatore.

Gli Stati Uniti d’America oltre ad essere l’insieme di complessità giuridiche che spero tutti sappiate è anche quel luogo politico, economico, militare dove, nel 1968 (il mitico e mai troppo studiato sessantotto), per uccidere un nemico, in Vietnam, (oltre a tutto anche piccolo di statura e gracilino di suo), si dovevano spendere 322.000 dollari, mentre in patria il governo federale ai cittadini poveri erogava un sussidio di 53 dollari a testa, per cercare di farli campare.

Ripeto: per uccidere un solo patriota vietnamita si spendevano 322.000 dollari e, con una tale forza economica, si è riusciti anche a perderla quella guerra. E con disonore. Attenti quindi perché gli USA sono spesso guidati da dei veri e propri cazzaroni ma spesso classificabili a posteriori dei veri e propri “sanguinari”. Basterebbe pensare, quando parlo di disonore, al massacro di My Lai o il bombardamento a tappeto, per 14 mesi, effettuato sulla Cambogia dove furono sganciate molte, molte, molte più bombe di quante lo furono sulla Germania e sul Giappone messi insieme, in 4/5 anni di guerra. Parlo di oltre 100.000 tonnellate (una tonnellata, non vi sbagliate, è 1.000 chili) di esplosivi ad altissimo potenziale. Il tutto per perdere la guerra e come ho detto l’onore. Ma forse per i massoni a vocazione tirannica che sostenevano Henry Kissinger il problema non era vincere quella o quell’altra guerra ma semplicemente, farle.

Attenti quindi che state parlando di alieni ur-logisti e non di cittadini statunitensi come quelli che siete stati abituati a conoscere grazie a film, letteratura, musica, arte, cibo spazzatura, tette sempre bagnate, sport, sparatorie nel cortile. Gli USA sono controllati – da troppi anni – (quasi da sempre) da Signori della Guerra che passano il loro tempo ad appiccare fuochi per poi chiamare i canadair della loro flotta a versare benzina sul fuoco. Così in Medio Oriente, in Iraq contro l’Iran, in Iraq (a rescindere e sempre), in tutto il Sud America, in Africa, da qualche anno nuovamente nel Mediterraneo e, dove se non si riusciva ad arrivare direttamente a far consumare armi, esplosivi e materiali per la riabilitazione post traumatica, ci si riusciva/riesce spingendo un loro fratello latomistico (il califfaccio Al Baghdadi) ad agire come spoletta detonante.

Alla Casa Bianca si sono seduti tipi (in questo caso Nixon legittimamente eletto) che, per parlare dei bombardamenti in Cambogia di cui vi ho appena dato i numeri relativi alle bombe senza poter aggiungere le cifre dei morti e dei feriti  perché in questo momento (e mi scuso) non ho i dati certi sotto mano, usavano espressioni del tipo “ripulire dove si radunano ai confini i nordvietnamiti”. Tenete conto che la Cambogia si era dichiarata neutrale.

Dico queste cose datate perché non vorrei che si rimuovesse l’informazione che non troppo tempo addietro, parlo appunto del 1968, per evitare di non poter fare cose come quelle che affermo e non poter trarre quindi vantaggio economico da tanto orrore, i massoni antidemocratici, tirannici, sanguinari avevano provveduto a far fuori quei leader carismatici (Martin Luther King e Robert Kennedy) che avrebbero potuto interferire con il loro business.

henry-kissinger-3occhi

Gente quindi guidata sin d’allora da (tra gli altri) Henry Kissinger che ancora oggi (non muore mai l’erba cattiva!) mesta sull’intero pianeta.

Per non dire che quel galantuomo ancora vivo e che fino a pochi mesi addietro dava ordini anche alla pecora/lupo pseudomassonica Giorgio Napolitano, il Natale del 1973 (43 anni addietro e poi dite che non ha fatto il patto con il Diavolo in persona) lo trasformò in un vero e proprio inferno facendo bombardare Hanoi dopo che il 16 dicembre di quello stesso anno i rappresentanti del Nord Vietnam “si erano permessi” di interrompere le trattative di pace che si tenevano a Parigi. Il 16 ci si lascia al tavolo diplomatico, il 18 dicembre e per tutto il periodo natalizio, i B-52 arrostiscono donne, bambini, vecchi, case, animali, coltivazioni onestamente lavorate con vero sudore della fronte. Non c’è etica da troppo tempo negli USA, e queste scelte sanguinarie non vanno dimenticate come invece tendono a fare in troppi. Non c’è etica negli Usa e non c’è etica nella mente di chiunque se la faccia ancora adesso con Henry Kissinger e la sua banda di mostri sanguinari, veri eredi del nazifascismo.

Il bombardatore ufficialmente era quella figuretta di Nixon completamente nelle mani del cattivo tedesco ma quando era stato eletto appunto nel 1968 con 31.785.480 voti “repubblicani” contro 31.275.166 “democratici” andati ad Hunphrey, si diceva che rappresentava democraticamente l’americano medio. Tenete conto che altri 9.906.473 andarono a George C. Wallace, vero estremista di “destra” nella terna dei candidati. Il mondo, in poche parole, si beccò un cazzone come Nixon, pronto a tutto, non solo per 4 anni ma rieletto per altri 4 proprio per dare quella svolta all’economia bellica del mondo da cui non ci siamo mai più ripresi. Per intendersi, i pupari non vanno troppo per il sottile da quelle parti e se uno gli rompe veramente il cazzo, lo uccidono e fanno, al tempo, senza remora alcuna, scempio della Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776, della stessa Costituzione e di tutti i valori in base ai quali sono nati gli USA.

Dobbiamo quindi cercare di saperne di più della storia degli Stati Uniti d’America e delle guerre intestine tra logge massoniche che da decenni vi si fronteggiano perché, gli effetti di tali guerre, veri tzunami, arrivano ovunque nel mondo e anche, in sedicesimo, da queste parti. Trump quindi è pericoloso perché è messo lì, come si dice, da gente che per mantenere tenori di vita e per realizzare la propria visione del mondo elitaria, ferocemente antidemocratica e sanguinaria, è pronta a tutto. Per il resto è ciò che si sa da sempre: un tipo un po’ cazzafrullone. È della sala di regia, del dietro le quinte, dei patti massonici violati che la gente sa poco e che bisognerebbe esplorare, sia pur da profani democratici.

Questa maggiore attenzione potrebbe servire, approfittando di tali scontri titanici, qualora avessimo un recondito desiderio di sovranità nazionale o di ambizione a svolgere un ruolo politico-culturale nell’area del Mediterraneo, se sapessimo cosa fare. Ma, certamente, non possono essere Gentiloni, Alfano, Minniti la guida capace per intraprendere tale erculea impresa. Anche perché, per poter agire, bisognerebbe prima aver lavorato a lungo su scenari possibili, condizione necessaria per poter non sbagliare tutte le previsioni come sono abbonati a fare dalle nostre parti. Ci vorrebbe un vera e propria rivoluzione paradigmatica dei criteri di elaborazione che, in questo marginale e ininfluente blog, chiamiamo, da molti anni, Intelligence culturale, partecipata, diffusa, ubiqua. Speravamo che il 18 dicembre 2015, dalle parti del M5S, su iniziativa del cittadino parlamentare Angelo Tofalo, si mettesse mano a questa necessaria rivoluzione ma vediamo, con rammarico, che siamo lontani da quello che si sarebbe dovuto fare e che ancora adesso leggendo il testo dell’invito che circola per il prossimo appuntamento del 13 gennaio 2017, penso che siamo anni luce lontani da quanto sarebbe stato necessario attivare.

Stiamo parlando della guerra, della democrazia, della libertà dei popoli, della fame, della sete, delle schegge che deturpano i volti e straziano gli arti, della azzeramento delle case di intere popolazioni, di stupri di massa, di milioni di morti senza sepoltura.

Non ho voglia di giocare a niente, cittadino Tofalo. E se non siete stati capaci di guardare le spalle a 770.000 mila romani che si erano fidati di Virginia Raggi e a quei 9 milioni che vi hanno mandato al Parlamento repubblicano, è ora che facciate un passo indietro perché la sicurezza nazionale e l’intelligence diffusa e partecipata (con alti livelli quindi da raggiungere di consapevolezza individuale di tutti i cittadini sui temi della violenza politica e criminale) sono questioni troppo serie per lasciarle in mano alle “creature” o al troppo evidentemente solo (sia pur validissimo) Aldo Giannuli. Sono addolorato di dover arrivare a parlare così ad una persona per bene come mi risulti essere, caro Tofalo, ma se dopo aver pensato di andare a imparare qualcosa del tema presso il “nemico degli interessi repubblicani” (Link Campus) e aver sprecato, per alcuni anni, autorevolezza e denaro pubblico, senza mettere in moto quella rivoluzione culturale che il comparto richiede dobbiamo, responsabilmente, chiederci cosa ci sia sotto, sopra, dietro che ti impedisce di cambiare passo.

Post che non avrei mai voluto arrivare a scrivere ma non vorrei che cominciaste, anche dalle parti del M5S, a pensare che la “cosa pubblica” sia in realtà “cosa vostra”.  prescindere da generici appelli alla partecipazione. In particolare la Strategia di Sicurezza Nazionale.

Oreste Grani/Leo Rugens pronto a ricredersi e a scusarsi.

schermata-2017-01-07-a-10-21-16

schermata-2017-01-07-a-10-21-42

Annunci