“La corruzione è l’arma dei mediocri”. Honorè de Balzac… ovvero le avventure del somarello Bisi, chiamato dall’Antimafia per una domandina facile, facile

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A ore (in realtà sarà mercoledì 18 gennaio, ore 15:00) sarà accesa la graticola sotto il culo (si può dire “culo” trattandosi di un Gran Maestro di quella simulazione di loggia massonica denominata Grande Oriente d’Italia?) di Stefano Bisi, ad opera della Commissione Parlamentare Antimafia. Si preparano, per il toscanello, domande miranti ad appurare rizomi arborei tra una chiacchierata loggia trapanese e la vita avventurosa del criminale, sempre latitante, Matteo Messina Denaro che, con tale nome, oltre a tutto, si porta dietro una taglia (vivo o morto) in milioni (3.5?) che, inutilmente e ripetutamente, è stata autorizzata per la di lui cattura. La “valigetta”, come si dice, è sempre pronta.

Prima (era il 2011) si trattava di un milione e mezzo, poi è salita a due e mezzo. Ora, si potrebbero ipotizzare, 3.5 milioni di euro ma io, nella mia magnanimità, azzarderei anche cifre superiori. Molto superiori! Comunque “denaro” importante gira – da anni – intorno a Matteo Messina e la massoneria trapanese.

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Domande, dicevamo, impegnative per uno (il Bisi nazionale da non confondere con il Bisi-gnani) che, quando va sotto stress, anche in una semplice trasmissione televisiva, balbetta e dice cose puerili, viceversa, dovrebbe essere erede di Giacomo Casanova, Cesare Beccaria, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Giosuè Carducci, scelti tra mille, tutti personaggetti a cui, certamente, non mancavano coraggio, parola e, senza limiti, azioni.

Qui le “azioni”, al massimo, sono quelle che si sgraffignavano i “fratelli”, in quel di Siena, quando il sistema ex PCI/ex DC/Forza Italia/Mussari/Raffi/Verdini (e tanti altri) consentiva di considerare il MPS una banca di loro pertinenza e a loro disposizione.

Veniamo al sodo. Parlo di questa cosa dell’interrogatorio che, comunque, non mi sembra il miglior modo (onorevole) per cominciare il III° Centenario delle celebrazioni in preparazione e ideate per ricordare, degnamente, quel 24 giugno del 1717. Parlo dell’interrogatorio e del fatto che questo ex amico intimo (direi fraterno) di David Rossi (il dirigente costretto ad uccidersi per non dover giustificare le erogazioni per centinaia di milioni che il MPS faceva per budget inutili a rafforzare un’immagine ormai compromessa della banca), risulta aver chiesto di potere leggere, alcune ore prima (pare addirittura che abbia chiesto di averne contezza entro le 12:00 del giorno dell’interrogatorio), le domande che la Repubblica Italiana ha deciso di rivolgergli su cosa potrebbe essere successo dalle parti di quella loggia trapanese in relazione alla latitanza della “primula rossa”.

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O Bisi è un vero mentecatto (sono per questa versione!) o qualcuno punta (così consigliandolo) a farlo arrestare. Perché, è bene che si sappia, la Commissione Antimafia, se volesse, potrebbe chiamare, seduta stante, i carabinieri e risolvere, drammaticamente, questioni di reticenze o fragranze di altro tipo di reato. Si dice non sia mai successo ma in questo caso sarebbe piacevole e vivacizzante la scena della lotta fratricida in massoneria, assistere ad un tale evento.

Tranquilli comunque che il Bisi, arrogante con i deboli (in sfregio ai principi etici basilari della Massoneria), si “cacherà addosso” sotto le domande dei potenti e vedrete che farfuglierà qualcosa ma, certamente, non offrirà un gran rifiuto. Anche perché, per il III° Centenario, ha altro per la testa.

Vediamo se invece di “testa” cade la sua e non solo per la questione “trapanese”. Ad esempio, la chiamata di ben 11 (undici!) anni di sculacciate (e aridanghete con questa matrice “culo”) per il toscanone  (lo smilzo Bisi è, come detto, più un toscanello) Denis Verdini, non mi sembra un buon esordio di anno per la banda che, nella primavera del 2011, a Siena, sostennero, in combutta, l’elezione di Franco Ceccuzzi a sindaco, nel tentativo estremo di controllare la Città e controllando la Città del Palio, controllare la Fondazione Monte dei Paschi di Siena; e controllando la Fondazione riuscire non far scoprire gli svuotamenti dei forzieri. In criminologia il movente, a Siena e a Trapani, é tutto. E qui il movente è uno solo: il denaro.

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“Denaro” come “Matteo Messina”. Della cui sorte, non si capisce perché, l’Antimafia ritiene che un toscanello furbo debba saperne qualcosa.

Così le domande che chiede di conoscere, abbiamo di fatto già preannunciato noi (aggratiss) intorno a cosa ruoteranno.   

Aspettiamo le domande formali (quelle che il Gran Maestro chiede di conoscere prima, in una forma di ridicolo interrogatorio/interrogazione programmata) e poi vediamo cosa succede d’altro in questa sempre più turbolenta Italia, massonica e non.

Oreste Grani/Leo Rugens

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