Compra americano, assumi americano e tieni conto di non fare troppo incazzare il dragone

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Non male se non fosse tutta una mossa per ulteriormente arricchire i ricchi e coglionare gli americani poveri rimuovendo un dettaglio che il debito americano è per il 38% in mano alla Repubblica Popolare (Comunista) Cinese e che la crisi (del 2007/08) che ha fatto tanto danno ovunque nel Mondo è partita da ambienti di spregiudicati speculatori statunitensi, attribuibili, di fatto, per posizione politica e cultura finanziaria provenienti da ambienti che oggi definiremmo “trumpiani”. Quello dei ricchi e dei poveri tra di loro in relazione costante e permanente e di chi tiene per le palle chi (i cinesi gli americani? gli americani i cinesi?) è un territorio per specialisti in cui mi inoltro solo per un millimetro ricordando, con una chiave interpretativa tutta italiana (è un film di Marco Belloccchio del 1967), che la Cina è vicina. Non solo è vicina ma non è “spaccata” (la dittatura consente questo “trucco”) come tra poche ore si vedrà lo sono viceversa gli USA. Se gli USA, secondo il dettate isolazionista trumpiano, si dovessero ritirare dal Mondo per pensare come si può, dopo 40 anni di globalizzazione, comprare solo americano e assumere lavoratori americani. Dimenticando che la robotizzazione taglia posti di lavoro e che non ce lo vedo Trump “luddista” per rimettere in modo stili di vita tradizionali e costi e ricavi da primi anni del novecento.

Vediamo di chiarire piccole verità del dialogo/business USA-Cina. Gli Stati Uniti sono il paese che più importa dalla Cina (speriamo di non essere smentiti) e che vede i proventi di tali vendite in dollari investiti dalle autorità centrali che guidano politicamente e culturalmente la finanza dello Stato  nell’acquisto dei titoli del Tesoro americano.  Flussi complessi e macroscopici difficili da modificare e da indirizzare diversamente senza far scoppiare turbolenze mai viste (ripeto, mai viste!). E non parlo dei soliti su e giù delle borse. Quello della macro economia è – come ho detto – un campo per altri ma, se ricordo bene, esiste una “legge di Walras” che recita: se in un mercato c’è un eccesso di domanda, allora in un altro mercato c’è un eccesso di offerta.

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Dico un altra cosa che apparentemente c’entra poco: il valore delle monete si è spesso mosso (soprattutto dollaro rispetto alle altre) in concomitanza di guerre o gravissimi episodi di attacco terroristico. Esemplifico citando Torri Gemelle, guerre in Afghanistan e in Iraq via così. Cose complesse che il filodiretto e troppo semplice Donald Trump prevedo (facile profeta come lo sono stato, unico in Italia, quando ne ho previsto, in questo marginale ed ininfluente blog, l’elezione sin dal 16 maggio 2016) non riuscirà a governare. Direte che non sarà lui a dover affrontare tali avvenimenti complessi. Non sarà lui ma mi sembra un tipo non da complessità e da ragionamenti e decisioni che, solitamente, le complessità si portano dietro. Sarà un pregiudizio, ma non credo che altri da lui (e torno a parlare dei Cinesi) lo faranno agire come vorrà. Mi sembra piuttosto che ignorando cosa voglia dire nel teatro goldoniano potrebbe ritrovarsi ad essere servo di due padroni: certamente la Russia (è ormai provato il sesso spinto in ambientazione moscovita e le interferenze putiniane prima e durante la campagna elettorale), certamente la Cina. Tenendo conto che la Cina sa trattare, come nessuno, la globalizzazione: oggi in Italia hanno arrestato decine di donne e uomini cinesi per sfruttamento della prostituzione che veniva esercitata in saloni per massaggi. Federico Rampini, da poco cittadino americano, è stato, tempo addietro, sorteggiato a fare il giurato per il suo primo processo negli USA, alla Corte Suprema dello Stato di New York, al 111 di Centre Street, al confine della mitica zona di Chinatown e dell’altrettanto emblematica zona di Wall Street.Il giudizio era contro due cinesi accusati di sfruttamento della prostituzione in un salone di massaggi. Difficile misurarsi con gente tanto radicata, organizzata e “ripetitiva”, capace di operare ovunque e contestualmente. Le donne cinesi, mentre parliamo o scriviamo, fanno godere, a pagamento, milioni di uomini nel mondo e con il ricavato di quegli orgasmi, qualcuno per loro compra titoli di Stato emessi dal Tesoro degli Stati Uniti d’America. Sesso e potere, vecchia formula che non tradisce mai. Ve lo avevo detto che non capisco nulla di economia. Di papponi (di Stato) scaltri, penso, viceversa, di intendermene.

Così come di polli. E lo dico per evocare la guerra dei volatili commestibili quando i cinesi minacciavano di applicare super dazi sui polli americani per evitare che fosse danneggiata l’industria alimentare interna. Era il settembre del 2009. In quelle stesse ore gli americani aumentavano dazi su pneumatici, ricambi auto, e tubi d’acciaio. Cose difficili da governare se si è uno che nella vita si è preparato prima e dedicato dopo, sostanzialmente a godersi il lato B delle donne (anche “russe”) che opportunamente qualcuno aveva indotto a donarglisi. Predisponendone la dovuta documentazione? Tenendo conto che l’espressione “atti contro natura” (frase usata per descrivere le attività sessuali moscovite dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America) non lascia adito a dubbi.

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In ultimo una considerazione per chi non fosse riuscito ancora a farsi un’idea di come sia fatto Trump e quale sia il suo spessore culturale: il nuovo Presidente degli Stati Uniti non conosce l’Italia! Conosce, per quel che possono essere servite tre incursioni fugaci per affari, Milano. Conosce, viceversa, Briatore (questioni di diritti per un format televisivo che fu ed è “galeotto”) e quindi, più che alla diplomazia tradizionale, sarebbe opportuno rivolgersi a Maurizio Crozza per ipotizzare rizomi carsici qualora,scoppiata una nuova Sigonella, ci fosse bisogno di parlarsi tra Paesi.

Alla roulette del sistema elettorale americano, pur avendo perso secondo il voto degli aventi diritto con uno scarto grandissimo (negli USA oltre due milioni di voti popolari sono uno scarto grandissimo) questo è il “numero” uscito. In più, temo per i sempliciotti che si stanno anche dalle nostre parti entusiasmando, che la roulette a cui si giocava era la notoria e pericolosissima (per veri psicopatici!) “roulette russa”. E a vedere come si atteggia e fa la faccia cattiva questo nuovo inquilino della Casa Bianca, non credo che si sia tanto lontani da un po’ di malattia mentale. Comunque non è certamente una persona equilibrata. Così dopo un attonito (Bush smarrito all’annuncio dell’attacco alle Torri gemelle) ora abbiamo a capo di mezzo mondo quello che, dalle mie parti, chiamiamo un “convinto”. Per rispondere ad un non equilibrato (vi piace l’eufemismo per non farmi inseguire anche dagli strali di Via Veneto?) negli USA, amico di Briatore, sarebbe opportuno, dopo le stagioni dei Michael Ledeen, di trovare (per guidare il Paese) uno come Antonio Razzi che a capelli surclassa il boss americano, sa le lingue, ha girato il mondo, ha dimestichezza con il mattarello che guida la Corea del Nord. Direi che Mattarella potrebbe, pur di non far arrivare a guidare l’Italia da gente come Milena Gabanelli, Loretta Napoleoni, Aldo Giannuli, Umberto Rapetto, scegliere Razzi pur di non sciogliere le Camere e restituire il potere al popolo sovrano

Vedete un po’ voi se, viceversa, si tratta di dormire sonni tranquilli non avendo a guidare l’Italietta se non della gentarella improbabile e difficilmente capace di predisporsi a sfruttare l’eventuale “America in panne”. Felice (e intuitivo) titolo di un fascicolo della Rivista italiana di Geopolitica “Limes” uscito nel lontanissimo gennaio del 2007.

Cioè pochi mesi prima dell’apertura della più complessa (e irrisolta) crisi che il Pianeta abbia mai visto (2008 – ancora in corso) certamente dal punto di vista finanziario. E, se di soldi si tratta, con certa gente, stiamo parlando del tutto.

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Il fascicolo dedicato agli USA, in quel momento, incominciava con questo brano:

Il nuovo secolo americano” è mal partito. Oggi gli USA sono meno potenti e molto più insicuri di quanto fossero allo scadere del Novecento. Il disastro iracheno scuote il paese. La guerra al terrorismo sembra invincibile. Peggio, infinibile. L’antiamericanismo serpeggia ovunque. Gli alleati si defilano. Su scala globale la “superpotenza” solitaria” è sfidata da stelle vecchie (Russia) e nuove (Cina). La vulnerabilità energetica e finanziaria di un paese che si illudeva indipendente dal resto del mondo oscura l’orizzonte dell’American way of life che non è frase idiomatica, come si pensa, dedicata ad uno stile di vita ma ad un patto sociale su cui si fonda la nazione stessa dell’ottimismo e del progresso.

L’America di prima del tanto vituperato Obama stava messa così al novembre 2008, data dell’esordio afroamericano alla Casa Bianca. Non sta troppo meglio ma non certo molto peggio. In politica interna soprattutto. Tanto è vero che gli elettori americani non, non, non hanno scelto Donald Trump.

E questo è un fatto. Come in Italia, gli elettori hanno scelto altro ed altri da quelli che i padroni delle ferriere gli impongono. Pur di non far governare quelli che il popolo sovrano si è scelto. Non vi confondete: negli USA Trump è una minoranza e questo la sua banda di vecchi, bianchissimi, ricchissimi, antidemocratici lo sa e si prepara a governare da “minoranza”. Cioè con la forza. Così come nell’Italietta gli avanzi della oligarchia antidemocratica partitocratica sono la minoranza. E, da come fanno quadrato (conferme comprese), potrebbero anche a questa latitudine-longitudine potrebbero aver deciso di governare con la forza.   

Oreste Grani/Leo Rugens   

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