“Sentenza populista”, dice l’avvocato di Moretti Mauro quando viene letta in aula la pena per il suo assistito

 

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Ma dove ha studiato questo signore? Su quale testi si è formato lo strapagato leguleio per abbinare queste due parole? Dove ha scoperto l’uso di questo termine per definire una sentenza? Populista de che? Ma, questi, ormai, come cazzo parlano? Appena una cosa non è esattamente come dicono loro, è “populista”. Vengo da un tempo in cui ogni cosa che si voleva denigrare, la si definiva “fascista”, a prescindere da qualunque analisi nel merito. E Mauro Moretti è uno di quelli che è cresciuto con il termine “fascista” usato ogni minuto secondo per denigrare l’altro da se. Moretti è uno che ha fatto carriera spacciandosi, per anni, per difensore del Popolo e dei lavoratori.

E questa è la prima considerazione che mi sovviene a proposito di quanto ieri ha riguardato il boiardo di Stato (così anch’io ho usato un termine  dei bei tempi andati).

La seconda.

La Salamandra (così lo abbiamo sempre chiamato in questo blog perché da troppi anni passava indenne attraverso ogni incendio che nella prima e nella seconda Repubblica lo avesse riguardato) Moretti Mauro ha ricevuto un mite pena per quanto accadde a Viareggio quella notte del 29 giugno 2009. Punto.

LA CECITÀ DEL MOSTRUOSO IBRIDO TALPA/SALAMANDRA MAURO MORETTI

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A PROPOSITO DI MAURO MORETTI: A VOLTE È OPPORTUNO ESTRARRE DALLA REALTÀ QUELLO CHE C’È MA NON SI VEDE

PERICOLO! RIMUOVETE MAURO MORETTI DAI BINARI. SUBITO!

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Al massimo, alla luce della mite condanna appunto, ci dobbiamo chiedere – noi populisti – perché questa cosa sia accaduta e cosa ci possa essere dietro a tanta mitezza.

Dico e ridico che sette anni (che il rettile non farà mai!) per la morte “colposa” (ci mancava che fosse uno stragista in piena consapevolezza!) di 33 nostri compatrioti, è veramente una sentenza mite. In criminologia la tipologia della volontarietà non è questione minore. Ci mancherebbe pure che fosse stata una strage preterintenzionale, volontaria circostanziale, volontaria premeditata prevista e stabilita. È ovvio che stiamo parlando di “colposità”! Ma gli atti che hanno portato a 33 morti e a decine di sfregiati a vita si stavano giudicando.

Lo dico perché, tra l’altro, la Salamandra Moretti non ha sentito il dovere morale, nelle 144 udienze del processo, di presentarsi in aula anche fosse una sola volta, con il volto contrito o in gesto di rispetto alla Legge che dovrebbe essere uguale per tutti. Con i soldi della collettività ci si può pagare un ottimo collegio difensivo che  ti evita perfino il fastidio di doverti sorbire il processo e gli sguardi dei sopravvissuti.

Un vero sfrontato arrogante prepotente come è stato in tutta la sua “carriera”.

VULNERABLE ITALY

Moretti Mario se ne è fregato della Legge e del dolore dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti, sfregiati a vita da quel fuoco evitabile. In  base a questo volgare e sprezzante atteggiamento andava “populisticamente” giudicato, oltre che per ciò che non ha fatto o ha consentito che si facesse quando era al vertice delle Ferrovie. Andava giudicato come un “sedizioso menefreghista” (mi va di definirlo così uno che in Tribunale non ci va neanche una volta) e, in quanto tale, cittadino indegno di guidare una struttura che, sia pur ormai senza una vera strategia, rappresenta ancora alcuni interessi nazionali che avrebbero bisogno di ben altre moralità. Parlo di Leonardo ex Finmeccanica. Ma figurarsi se il rettile farà spontaneamente un passo indietro, sia pur per i pochi mesi che lo separano dalla fine del mandato. La cosa gravissima sarebbe se qualcuno stesse mestando per provare a riconfermarlo nella posizione di vertice. Cosa pensassimo di Moretti, fino a ieri, si deduce leggendo i nostri post che, ancora una volta, rivendichiamo nella loro interezza. Compresi i riferimenti al perché la Salamandra delle Ferrovie fosse sempre uscito indenne da ogni ipotesi accusatoria, mai sfiorato dai gravissimi scandali che erano scoppiati, in decenni, in ambiente ferroviario. Un testimone probo quindi, al di sopra di ogni sospetto. Un testimone silente e al corrente di tutto quanto accaduto nelle Ferrovie per decenni, una volta tanto, imputato di qualcosa.

Ma “colpevole”, evidentemente, di poco o niente.

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Vediamo almeno di toccargli il TFR per risarcire le vittime e i sopravvissuti.

Ma io, come è noto, dico cose senza senso.

Oreste Grani/Leo Rugens

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