Il vecchio comunista Giorgio Napolitano non perde il vizio di agire contro l’interesse della Patria

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Il vecchio comunista Giorgio Napolitano, l’uomo per cui i patrioti ungheresi in armi, nel novembre del 1956, erano dei fascisti pagati dalla reazione in agguato, non molla e, forte del fatto che qualcuno lassù lo mantiene in vita al di la del tempo che passa, ancora una volta parla e agisce contro l’interesse della Patria, lui che mai l’ha servita, servo solo della UR-Lodge Tree Eyes (la stessa dell’altro cattivo del Mondo, Henry Kissinger Kissinger) a cui è affiliato.

Da anni affermiamo che Giorgio Napolitano, quando giurò come Presidente della Repubblica Italiana, spergiurò, in quanto il suo vero giuramento era di natura massonica e precedeva l’impegno con la nostra Italia. Napolitano non poteva sposarsi perché lo era già!

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Questo blog, pur marginale ed ininfluente (ma forse proprio per questo), da anni sostiene infatti (senza essere smentito), mettendo l’affermazione “in bocca” (vedi post a seguire) alla spregiudicata porno star americana Tera Patrick (che non è quindi responsabile della maldicenza essendo solo Leo Rugens il diffamatore del vecchio comunista) che Giorgio Napolitano è un suddito della Three Eyes, struttura di potere massonico oligarchico e sanguinario che nulla ha a che vedere con la tradizione risorgimentale italiana e che non da oggi considera distrurbante che i sudditi vadano a votare. Ma che cazzo vogliono questi eversori, pensano di voi questi vecchi cattivi, pretendono anche di poter esprimere il loro pensiero oltre a fare i sudditi-schiavi? E questo lo affermiamo, a nostra volta, forti delle dichiarazioni scritte da parte di Giole Magaldi, autore del libro “Massoni, società a responsabilità illimitata – La scoperta delle Ur-Lodges“, primo volume di una trilogia ormai uscito nel novembre 2014 e mai smentito in nulla e, tantomeno, nelle pagine dedicate al traditore dei traditori ancora a capo del “partito” antinazionale servo dei triocchiuti urlogisti. Un tempo esistevano i comunisti trinarirciuti, oggi sono rimasti solo i massoni dai tre occhi. Fino a quando il Padre Eterno o il Grande Architetto, non decidano di sollevarci dal peso di sentirli dissertare sulla civiltà o meno della nostra Repubblica. Che non è mai stata la loro, quando erano servi di Mosca sanguinaria e ora che lo sono degli americani che, in termini di sangue, si sono macchiati, negli ultimi cinquant’anni, dei peggiori crimini che si potessero immaginare. Sempre guidati o ben consigliati da Kissinger, consigliere di Giorgio Napolitano.

Ma quando cominciamo a menare?

Oreste Grani/Leo Rugens


TERA PATRICK: “QUALCUNO, NEGLI USA, DECISE CHE GLI ITALIANI NON DOVESSERO, PER QUALCHE ANNO, ANDARE A VOTARE.”

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Il pellegrinaggio dei politici italiani alla Casa Bianca, da settanta anni, non ha fine. Cappotti rivoltati all’inizio, vestiti da fighetto, oggi. Quando tornano, sono sempre entusiasti dello stile di vita statunitense. Durante queste visite, nessuno gli dice un cazzo di niente  come, ad esempio, che Giovanni Lo Porto era stato seccato da un drone stupido. I nostri politici, entusiasti (Renzi non ha fatto eccezione) rimuovono che quello stile di vita si basa, da settanta anni, sulle “lacrime e sangue” (ormai il significato del motto è profondamente cambiato) versati da centinaia di milioni di esseri umani sparsi sul resto del globo che abbiano avuto la sfortuna di nascere in Corea, in Vietnam, in Chile, in Argentina, in Venezuela, in Mexico, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Italia, in Grecia. Mi stanco e mi fermo. L’idrovora della industria bellica americana, con il suo succhiare e immettere, sembra generare benessere. La verità e che discrimina sempre di più tra “centro e periferia” del loro stesso Impero.

In settanta anni, la sostanza è cambiata di poco. Alcuni giorni addietro, a quelle latitudini, facendo un’eccezione, tra Barak Obama e Matteo Renzi si è parlato di Libia, Afghanistan, Ukraina e del rapporto tra Roma e la Mosca di Putin.

Sanzioni comprese.

I comunicati hanno parlato anche di guerra all’ISIS e di droni americani “armati” da usare in Libia (gratis?) e di come Renzi sia smart. Ordini e basta: fai questo, fai quello.

Nessuno, ha citato Tera Patrick, la patriota americana un po’ porno-star e un po’ commentatrice politica, ai cui ragionamenti raffinati, da qualche tempo, vi ho introdotto.

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Veniamo all’affidabilità della fonte Leo Rugens e quindi del sottoscritto.

Difficile quando uno si è fatto la cattiva fama, scrollarsela di dosso: sono stato preso a mentirvi su Valentina Nappi (lei stessa mi ha scritto intimandomi di smetterla di metterle in bocca bugie “fuori misura”) per cui, quando ho scritto che Tara Patrick sarebbe venuta  a Roma ad esibirsi, nuda e sexy come “mamma l’aveva fatta”, in pochi mi avete creduto. E avete fatto male perché non solo la Patrick è puntualmente arrivata ma, fino a poche ore fa, era possibile ammirarla in tutta la sua spregiudicata capacità di esibirsi, proprio nella Capitale. Se guardate con attenzione le date degli ultimi post, potreste notare che sono entrato in un insolito silenzio dal giorno 13/4/2015. Potrei essere stato male (la qualcosa alla mia veneranda età sarebbe più che legittima), oppure avrei potuto avere da lavorare intensamente. Questa giustificazione certamente è poco credibile dal momento che mi chiedo cosa possa avere da fare, di tanto impegnativo, in questa nostra Italia (fatta quasi esclusivamente di disoccupati), un quasi settantenne. Sveliamo il mistero: ho sentito il bisogno di dedicarmi, quarantotto ore prima dell’arrivo di Tera a Roma, ad una forma di meditazione che esigeva prioritariamente il silenzio. Così ho sentito che fosse giusto fare e così ho fatto. Ho scelto la cosa più opportuna perché, senza adeguata preparazione, l’impatto dal vivo (con Tera, in carne ed ossa) sarebbe stato devastante. A cosa mi stia riferendo, non ritengo opportuno condividerlo con voi che avete dubitato.

Tera è arrivata (come la stessa fonte americana che mi aveva annunciato l’arrivo di Henry Kissinger sosteneva) e, se mi aveste dato retta, ve la sareste potuta godere anche voi come ho potuto fare io. Ancora un grazie a John D. (il mio amico americano).

A cose fatte (scosciamenti e manipolazioni mai viste!), la esuberante signora corvina, ha voluto rilasciare una dichiarazione “fiume” imperniata su un aspetto delle relazioni diplomatiche italo-americane che mi ha lasciato assolutamente di stucco: la brunetta sostiene che in Italia abbiamo un governo senza legittimità popolare (lei – anche un po’ irritata – ci ha ricordato che Matteo Renzi non è mai stato eletto dagli italiani) e che questa situazione atipica (“non siamo, dice sempre lei, nella Haiti di Papa Doc/Duvalier”) ci è stata consigliata/imposta durante un colloquio riservatissimo avvenuto presso gli uffici del Segretariato di Stato, tra il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano (in visita in USA!) e non sa bene “chi altri”, in rappresentanza degli Stati Uniti. A sentire la sfrontatissima Tera, non fu il Segretario di Stato ne tantomeno il Presidente Obama a intimarci il da farsi. La signora dalla bella schiena, dice che qualcuno, durante quei colloqui, ebbe l’ardire (lei è una vera democratica e lo ha dimostrando non lesinandosi durante l’esibizione a cui sono stato presente) di informarsi da Giorgio Napolitano di cosa potesse accadere in Italia, in termini di ordine pubblico, qualora, per qualche anno, di fatto (tranne che per delle elezioni “minori”) non si fosse andati a votare. Dice Tera: “Ma se lo so io che il vostro Presidente (sia pur turbato) fece “pippa”, perché – qui da voi – nessuno ne parla di questa cosa gravissima accaduta quel giorno dalle nostre parti?”

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Tera non sa che da queste parti c’è ancora qualcuno che non solo crede che gli asini volino ma che non ci sia stata la trattativa “stato/mafia. O che fosse stato Totò Riina (finalmente riconosciuto innocente) a dare l’ordine di far saltare il Treno 904!

“Cosa vuol dire “fare pippa?”, chiede Tera, mettendosi a ridere maliziosamente, dopo aver usato lei stessa la frase in slang.

In quel momento, arrossendo, mi sono allontanato dalla Patrick senza neanche prendermi il numero del suo cellulare (che era decisa a lasciarmi).

Erano circa le ore tre della notte notte tra il 16 e il 17 quando, vergognandomi non della domanda spregiudicata ma dell’ipotesi ventilata (perfino una porno-star di quel calibro è autorizzata a prenderci in giro) che nulla di quanto accade, nel mio Paese,dalla lunga notte del ’43 passando per la morte di Enrico Mattei, arrivando a Mario Monti, “toccando” Enrico Letta e finendo (ma quando finisce questa buffonata?) a Matteo Renzi, avvenga spontaneamente, mi sono avviato – mogio, mogio – verso casa.

Prendendo atto che anche una donna americana che, per mestiere, mette a nudo le tette, il culo e la vagina, sa meglio e più di noi come stia la questione della perdita di ogni sovranità da parte della nostra bella Italia. Solo perché, quasi cento anni addietro (1922), si è ritenuto che un solo uomo al comando fosse la soluzione.

Arrivederci Tera e grazie di tutto.

Oreste Grani/Leo Rugens


TERA PATRICK: “ATTENTI ITALIANI, CI SONO UOMINI MALVAGI CHE VOGLIONO FERMARE LA STORIA”

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A noi piacciono le “brune”. Sarà che uno, se è Leo, si abitua ad avere sotto gli occhi le solite “leonesse” bionde, con sfumature castano-dorate (che è certamente un bellissimo manto ma è sempre lo stesso) per cui  i veri turbamenti li abbiamo sempre provati per le “brune”. Potete immaginare quindi (dopo l’esperienza controversa che ci ha visto oggetti di una diffida da parte della “corvina” Valentina Nappi, a continuare in uno scherzo innocente quale ritenevamo fossero i nostri post attribuiti alla bocca della porno star campana) la sorpresa di trovarci oggetto di un breve messaggio, in inglese, firmato Tera Patrick (onestamente non sapevamo chi fosse!) quando, andando nella rete per avere chiarimenti, ne abbiamo constatato le fattezze brune (anche lei “corvina” come la Valentina nazionale) e le forme decisamente femminili.

Il messaggio laconico, ma inequivocabile che ci aveva incuriosito così recitava:” I love the lions!” Voi che avreste fatto? Noi non abbiamo resistito un momento e abbiamo risposto: “E a noi, le pantere dal manto nero”.

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Ci risponde, a stretto giro, Tera (vi traduciamo il testo): “Carissimo Leo, grazie per il complimento implicito. Quando vuoi, passiamo a quelli espliciti. Mi è nota la galanteria degli italiani, soprattutto dei vecchi leoni ancora ruggenti. Un mio ammiratore statunitense (italo-americano), da giorni, mi segnalava questo strano dialogo (telematico) che si era instaurato tra una ragazzetta italiana che si diletta a mostrarsi in casarecci accoppiamenti multipli (spesso con con uomini neri) e un signore che, per puro gioco, gli aveva attribuito un brano di Samuel Huntington. Chiunque avrebbe capito lo scherzo ma, evidentemente, in Italy ci sono dei vecchi signori che ancora hanno il gusto di scherzare e delle ragazzette locali che non colgono la preziosità di questi “corteggiamenti”, ormai innocenti. Deduco dalla lettura che ho fatto dei tuoi post che potresti esserle nonno alla ragazza vivace di cui sopra. Comunque non era di questo che ti volevo parlare. Il mio ammiratore statunitense, evidentemente, era informato che io sono stata “cultrice” della produzione intellettuale (oltretutto un bellissimo uomo) di Hunthington. I maligni dicono che, stagista a mo’ di Monica Lewinsky, me lo ero anche “goduto”. Insinuazioni oscene! È vero invece che a differenza di quella “campanella” (si dice così di una ragazzina originale della Campania – Italy?) io ho veramente studiato a questi livelli e, per dimostrartelo, di invio il proseguo concettuale del “saggio” che inopportunamente hai cercato di attribuire alla tua “passioncella senile”. Spero che l’invaghimento sia stato del momento e in modo passeggero. Guarda le fattezze di una che può – senza tema di smentire – rivendicare ben altri argomenti sia “carnali” (si dice così?) che intellettuali. Se vuoi, ti offro la mia amicizia telematica per continuare a ragionare di Samuel Huntington e di altri bellimbusti (si dice così?) come lui. 

Parlando ancora di me, forse hai saputo, lo dico non per vantarmi, che in queste ore per lei difficili, ho saputo dare consigli anche alla bellissima (detto da me!) Angelina Jolie. Figurarsi se non so rivaleggiare con questa permalosetta italiota. Si dice così?

XXX

Tera.

Comunque, molte delle cose che mi sentirai dire (ti posso dare del tu anche se sei avanti con gli anni?) le ho apprese anche leggendo il testo di un autore italiano (Domenico Moro) di cui in questo momento non ricordo il titolo. Comunque, Moro, anche lui, in foto, è un bell’uomo e questo non guasta.”

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Potenza della rete: Tera Patrick, dopo aver pensato ad Angelina Jolie, scrive a Leo Rugens! Pazzesco!

Vi giro il brano, vero, falso, autentico che sia e spero che la pubblicazione non mi crei altri problemi. Rimango in attesa di sviluppi epistolari di cui vi terrò – in totale trasparenza – informati. All’inizio della lettura mi sono trovato in difficoltà (spero che non sia così anche per voi) perché, quanto la bella Tera mi ha inviato, mi appariva non avere ne capo ne coda. Alla terza lettura (ma io sono vecchio e tardo) ho cominciato a capire di cosa voleva rendermi edotto la sexy star.

Veniamo alle dodici righe di cui è composto il messaggio.

“Il Memorandum che segnò il primo passo per l’esecuzione capitale della Speranza, si conclude con le direttive assolute impartite da Powell al futuro esercito dei padroni del Mondo. Primo, essere sempre ultrafinanziati, e qui, scrive l’avvocato, necessitiamo di un sostegno finanziario da parte delle corporation molto superiore di quanto abbiamo mai fatto finora. Powell sapeva che l’essenziale lavoro di creazione del consenso non poteva essere affiliato a “belle anime” intellettuali o a volontari spesso impreparati (come invece e sempre stato nelle sinistre), e infatti sancì che chi lavorava al progetto di fermare la Storia deve essere pagato pagato allo stesso livello dei più noti businessman e professori universitari, e le loro competenze dovranno essere eccezionalmente alte, nei settori chiave come la pubblicità e i media, il mondo intellettuale e l’avvocatura. Il progetto di fermare la Storia deve essere perennemente controllato nella qualità e fedeltà e le nostre presenze nei media, nei convegni, nell’editoria, nella pubblicità, nelle aule di tribunali, nelle commissioni legislative, dovranno essere superbamente precise e di eccezionale livello. Undici pagine (Tera mi prometti che mi mandi il seguito? ndr) così scritte da un singolo uomo furono prese a modello dalle destre economiche di tutto il mondo economico occidentale, che come ciascuno di noi può verificare, le hanno messe in pratica sostanzialmente alla lettera.”

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Questa donna, tutta curve e baci, mi manda a dire che è esistito un progetto che si prefiggeva di “fermare la Storia”? Possibile che una bella donna, impegnata full-time nello spettacolo, non abbia niente di meglio da fare che mandare a dire a Leo Rugens che lei sa che c’è gente, negli USA, che ha provato (forse prova ancora) a fermare la Storia? Fermare la Storia!?!? Che cosa può mai voler dire?

Parimenti, in Italia c’è chi butta sabbia negli ingranaggi per fermare il Tempo?

Oreste Grani/Leo Rugens

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