Donald Trump è un amorale ma non perché gli è piaciuta la fica

Donald Trump Addresses GOP Lincoln Day Event In Michigan

Ci sono dei momenti in cui mi dico che aver dato vita a questo marginale e ininfluente blog, inizialmente autobiografico e redatto per provare a difendermi da una anonima “misura attiva” (finalizzata a screditarmi a vita)  è stato l’atto più sensato di una intera lunghissima e intensamente vissuta esistenza. Chi aveva infatti inserito, il 14 febbraio 2012, nella spietata rete, giudizi, abilmente formulati  in modo da sembrare spontanei e rispondenti a reali comportamenti da me tenuti, sapeva il fatto suo rivelando di sapere come si debbano confezionare tali polpette avvelenate.

Ho sofferto, in silenzio, alcuni mesi è poi, aiutato e sostenuto da affetti e stima di persone care che mai dimenticherò, ho reagito e ho intrapreso questo percorso catartico mettendomi in “comunicazione” con il recondito e l’anonimato istituzionalizzato: tu ti riveli, tu scrivi di te, tu ti rendi pubblico e riconoscibile; l’altro, che ti legge o ti osserva può, se lo vuole, rimanere nell’ombra o rivelarsi ma, in realtà, sempre se lo vuole, lo può fare sotto mentite spoglie e con lingua biforcuta.

Comunque, stare in rete, è un “gioco” difficile ma che direi, in alcuni casi, intellettualmente e sentimentalmente appagante.

trump4

In questi anni ho intuito il profilo di tanti lettori e ho sentito nelle pieghe di incontri amichevoli o anche professionali il vantaggio che gli altri avevano nel leggermi prima, durante e dopo le nostre frequentazioni.

Un vantaggio che raramente prima di Leo Rugens avevo concesso. Di questo (l’avermi spinto a dare l’handicap ai miei interlocutori o a chi volesse valutarmi prima di un incontro) sono grato alla rete e agli anonimi killers. Ristabilisce dei valori e rende più equa l’eventuale relazione di amicizia o di lavoro. Prima non era veramente un match.

Perché, amici lettori, spero che non siate tra quelli che hanno creduto che, dopo l’attacco subito dal perfido Amalek, febbraio del 2012, giorno di San Valentino, di cui tra poco festeggerò il V° anniversario, io mi sia ritirato, ormai sconfitto dai miei avversari e da quelli che avevano in odio le tesi e le azioni che mettevo in atto a sostegno dei miei convincimenti.

Diciamolo, non solo non mi sono ritirato ma, mai come in questi tempi, la situazione di riferimento politico e culturale del Paese mi sta dando ragione.

trump-6

Tornando alla sfida implicita nella diffamazione telematica, andando al buio quando incontro “pinco o pallo”, essendo – viceversa – in piena luce, mi sembra finalmente di giocare una partita equilibrata che valga la pena di essere giocata. Finalmente, gli altri sanno tutto di me ed io, viceversa, devo, in pochi minuti, cogliere il grado di affidabilità dei miei interlocutori. E questo mi muove finalmente l’adrenalina che scaturisce legata ad un qualche reale rischio di trovare persone intelligenti che non si facciano condizionare dal pregiudizio, dalla disinformazione, dai luoghi comuni.

Gli altri li lascio agli altri.

Quanti piccoli opportunisti malandrini, che nel tempo si sono potuti permettere di vantarsi di aver sputato dove passavo, mi sarei evitato di conoscere se qualcuno mi avesse “marchiato” a sangue, con la lettera scarlatta, anni prima, immettendomi in questa condizione di privilegio di poter frequentare solo persone intelligenti risparmiandomi le falangi di “cretini organizzati” (e di tanti lestofanti opportunisti) che mi sono dovuto sciroppare per mezzo secolo.

“Vai a leggere chi sono e, se vuoi, in piena consapevolezza, vieni a stringermi la mano, a guardarmi negli occhi, a cogliere il senso delle mie parole e dei miei racconti. Altrimenti, gira alla larga, uomo o donna di nessun interesse. Per me e per il Paese. Che evidentemente non è lo stesso”.

Questo pensierino della mattina avrà valore sempre per il resto della mia vita ma particolarmente mi è caro nei frangenti in cui versa la Repubblica, priva come mi appare di una classe dirigente e di una sua strategia futura.

Ho lavorato, a modo mio (e sti’ cazzi visto che, se non fosse stato a modo mio, sarebbe stato a modo di un qualche puparo!), da quando ho ricordi, per raccogliere la sfida della complessità e, insieme, dell’etica. Ho agito respingendo la separazione dei saperi, dello specialismo disciplinare su cui era (ed è) fondato il sistema educativo conservativo, perseguendo fini che, anticipati nei mezzi che sceglievo e consigliavo di scegliere, mettessero in moto una riforma delle coscienze quale condizione di una pace stabile tra gli uomini di fedi, culture e nazioni diverse. Ho coltivato, per anni, nel segreto, un ideale nutrito dai valori della tolleranza e del rispetto reciproco, della giustizia, del diritto universale alla vita e alla libertà.

Ho sempre agito, scegliendo come maestro Giuseppe Mazzini, di avviarmi verso una conoscenza responsabile che mi portasse un giorno (che forse dopo tanto percorrere è arrivato) all’agire con la possibilità di scegliere, di decidere liberamente tra alternative.

Ho scelto, in età ormai avanzata (era il 1985 e ne lessi su un numero di una rivista bella e intelligente come poche quale era Sfera) il definitivo rifiuto della conoscenza specialistica certo che essa, lasciata sola, produce menti incapaci di legare conoscenze, di riconoscere i problemi globali e fondamentali, di raccogliere le sfide della complessità.

Lessi di Edgar Morin e della sua “transdisciplinarietà” e mi votai a capirne di più. Pochi anni dopo ho incontrato (non è vero, la pescai tramite un annuncio su Porta Portese perché cercavo un’assistente e ho sempre diffidato delle segnalazioni), Emanuela Bambara, raro esempio di autentica intellettuale non accademica e di unica sinergia di logica e immaginazione (così lei mi definì nella dedica della sua tesi di dottorato ed oggi le restituisco il complimento) che completò, in anni di frequentazione, domande e risposte sulla disciplina di cui mi ero innamorato a suo tempo e lo fece da competente  (Edgar Morin la considerava la sua migliore allieva) quale era e ritengo ancora sia. Addirittura, mi fece dono di una frequentazione (organizzandola) con Morin stesso, episodio che divenne, nella mia vita professionale e interiore, un caposaldo. Il professore riuscì a farmi capire come la parcellizzazione, la compartimentazione, l’atomizzazione del sapere rendano incapaci di concepire un tutto i cui elementi siano solidali, e come queste “separazioni” tendano ad atrofizzare la conoscenza e la coscienza in particolare della solidarietà. Grazie a lui (e quindi anche a lei) ho  intrapreso un camino che oggi mi consente di affermare (senza tema di smentita alcuna) che senza questo agire verso e per la solidarietà, l’uomo circoscrive la sua responsabilità e così facendo atrofizza la sua coscienza della responsabilità.

Questi ragionamenti “a scrittura aperta” introducono il mio giudizio (per quel che può valere!) su Donald Trump in modo da affidare ai miei interlocutori futuri il vantaggio di sapere cosa penso di uno degli uomini più potenti del Pianeta e implicitamente di cosa dovrà tenere conto la politica estera, se un giorno ne vorrà avere una sua, della mia patria Italia.

Il pensiero della complessità (anche quindi usato per comprendere e disarticolare le semplificazioni aggressive dei nemici della convivenza civile chiamando questo processo Intelligence culturale, diffusa e condivisa fino a farla essere ubiqua) è dunque l’unica forma di cittadinanza (amo, tra l’altro, il M5S perché, sia pur senza una forma ultima di consapevolezza di tutti i suoi sostenitori o rappresentanti nelle istituzioni repubblicane, usa il termine “cittadino”) adeguata a quello che un tempo (ma non ancora passato) veniva chiamato “villaggio globale”.

Il suo paradigma metodologico/educativo – la transdisciplinarità – è la sola garanzia di riscatto dallo specialismo disciplinare che si porta dietro e, quasi fosse una immediata conseguenza, l’indifferenza all’altro sapere dal proprio.

trump3

Queste dissertazioni non sono chiacchiere per fare salotto o filosofia ma strumenti per investigare gli errori macroscopici che in termini di sicurezza si compiono basando le proprie scelte (perfino di Governo) sull’indifferenza al diverso (questa volta parlo di persone) da se.

Questa forma di sapere (“mi raccomando, che tutto rimanga ad un palmo dal mio culo!”), è tuttora imperante a casa nostra (basterebbe riascoltare Marco Minniti e le sue ultime fesserie in termini di Sicurezza nazionale non dimenticando che il parlamentare, per decenni, si sarebbe dovuto interessare di inteligence!) e si prepara ad andare appecoronata al seguito delle idiozie organizzate che sentiamo provenire dalla new Casa Bianca. Idiozie tipo “chiudere il mare”, “fermare il millenario andare e venire delle genti, “ora cambio tutto” sono solo il frutto di una forzatura soggettiva dello sguardo umano che contempla il mondo. Ma a voi quel tipo pannocchiato che la paradossale legge elettorale statunitense ha piazzato a guidare il mondo, vi sembra che abbia uno “sguardo umano” capace di rivelarci che il guardante percepisce la realtà e con essa l’essenza oggettiva del pianeta o che, viceversa, quando guarda dove deve firmare, è ancora semplicemente catturato/guidato dalla sua immagine minacciosa riflessa nello specchio che lo ha “consigliato” di prima mattina?

L’ottica di questo sguardo trumpiano mi sembra un ottica monodisciplinare, tutta legata alle caratteristiche del tipo appena assunto agli onori massimi, portatrice altresì di un irrimediabile limite etico, perché legittima “l’individuo specializzato” in chiave egoistica (anzi, lo esalta!) in… “facciamoci i cazzi nostri” e “rompiamo il culo a chi non la pensa come noi”.

La politica proveniente dalla Casa Bianca prepara ad un mondo dove gli americani (o solo alcuni di loro molto ricchi, bianchi e a cui piace pizzicare il culo delle donne?) saranno affrancati da ogni forma di responsabilità verso tutto ciò che esorbita dal proprio specifico alveo conoscitivo e compulsivo.

la-vita-di-donald-trump-9-curiosita-sul-45-presidente-degli-usa-fonte-nationalreview-com_973499

In questo (ma non solo), Donald Trump mi appare un amorale e non perché un tempo gli piacesse lasciarsi andare a qualche orgia promiscua in quel di Mosca. Questa, paradossalmente, è la parte sana di lui.

Un amorale, quindi, in quanto mi appare un grezzo ignorantone, senza scienza e quindi senza coscienza. Direi che la complessità che connota la vita in essere di sette miliardi di persone, più miliardi di miliardi di altri esseri viventi, non è cosa per gente senza scienza o, tantomeno da lasciare in mano alle “creature”. La fica è un’altra cosa. Guidare il mondo comporta disciplina, allenamento, visione, consapevolezza dei propri limiti.

Vedete un po’ voi.

Oreste Grani/Leo Rugens

Annunci