I terremoti della memoria – Pompeo De Angelis

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Non bastano i racconti di oggi per sentirci disgraziati, infatti si affollano i racconti delle disgrazie di ieri a ripetere che arriviamo ad essere polvere, come nei terremoti. Ho il desiderio di rievocare il terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915 perché ho in mano un giornale della mia città che ne dette notizia. La Turbina, settimanale socialista, del 16 gennaio raccontò: “Alle ore 7,45, Terni è stata scossa da un rombo e poi dal brivido del terremoto … Era passata la notte si, ma era passata … Il terremoto era stato così forte che si sentì immediatamente il disastro vicino. Prima si è parlato di Spoleto, poi di Rocca Sinibalda, poi di Città Ducale e via via le notizie fresche si sono succedute fino alla notizia terribile di Avezzano e dei paesi limitrofi orribilmente atterrati, distrutti, finiti.”

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Avezzano perse il 95% della popolazione, cioè ci furono 10.700 morti su 13.000 abitanti e nell’intera Marsica il numero complessivo delle vittima fu di 30.119. La notizia del centro del disastro fu segnalata alle autorità nel tardo pomeriggio e i soccorsi arrivarono il giorno dopo frenati sulle strade divenute impraticabili per le frane e per le macerie. Si mosse la solidarietà nazionale come racconta Alfredo Urbinati rappresentante di una delegazione socialista, che lasciò una visione dell’accaduto “ Si aggirano dei derelitti che il terremoto ha gettato come naufraghi sui campi neri, presso gli abitati distrutti, in cospetto dei cadaveri, nell’infuriare di una tempesta di vento e di neve da parere di essere in una bolgia dantesca.”

Il lavoro di recupero delle salme fra i sassi degli edifici abbattuti fu fatto principalmente dal corpo militare dei bersaglieri.

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Il settimanale “L’Unione Liberale” di Terni del 23 gennaio racconta come si organizzò una raccolta di fondi in citta per i terremotati: “Lo scorso lunedì, ebbe lungo la passeggiata di beneficenza con i carri e tanto per le somme raccolte in denaro che per gli oggetti di vestiario, coperte ed altro che poteva essere utile a recar sollievo ai poveri danneggiati si superò ogni previsione. … Esemplare è pure la spontanea generosità della classe operai. I ferrovieri di Terni furono i primi a rilasciare una giornata del proprio lavoro. All’Acciaieria ed Alti Forni tanto gli operai che il personale dirigente si quotarono e si raggiunse la cifra di circa 8.000 lire. Anche alla Fabbrica d’Armi gli operai e il personale hanno fatto una vistosa sottoscrizione.” Ieri ed oggi. La documentazione non fu televisiva, ma la stampa pubblicò un libretto di foto e disegni, che ebbe una forte diffusione.

Pompeo De Angelis

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