Il caso francese – Pompeo De Angelis

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Dany Robert Dofour

Non so se il caso Trump sia un fenomeno americano, non so se il caso Putin sia un fenomeno russo, ma mi rendo conto che il fenomeno Marine Le Pen rivela un caso italiano. Ascoltiamo la voce di Marin Le Pen che varca la frontiera. Il Fronte Nazionale francese dice di se stesso: “Je suis ni droit, ni gaughe et mon adhésion est à la Repubblique” slogan che corrisponde al conio politico del 5 dicembre 2016: “Né di destra, né di sinistra, ma aderisco alla Costituzione Repubblicana”. Il vasto fronte del “No” a Renzi ha spinto una massa di italiani alla fedeltà verso la Costituzione, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza. Allo stesso modo il Fronte Nazionale francese propone di eternare la repubblica giacobina nata dalla rivoluzione che spazzò via l’Ancien régime. Rivoluzione francese del 1793 e Resistenza italiana del 1943-45 non sono né di destra né di sinistra, ma svolte storiche, in cui si ricomincia da capo. Vorrei esaminare il percorso del Fronte Nazionale Francese (FNF). All’origine, negli anni Settanta del Novecento, emerse la destra del FNF; l’antisemitismo di Le Pen padre e l’antislamismo successivo, cioè la posizioni razzista era preponderante nella sua proposta, unita allo sciovinismo. La figlia, nata nel 1968, si è educata nel periodo del declino delle ideologie e ha formato la sua esperienza nel Parlamento Europeo, a partire dal 2004, che gli ha consentito di uscire dall’esagono del suo paese. In Italia, sottovalutiamo il Parlamento Europeo perché non esercita direttamente il potere, ma è un posto in cui è possibile formarsi delle idee sulla conformazione del mondo. A Strasburgo e a Bruxelles, Marine Le Pen si avvide del come i demoni del post ideologico, che dividono ora le forze politiche, possono essere banalizzati perché ignoranti e aculturalizzati; si rese conto, nelle sue prime tre legislature a Strasburgo, che la destra di suo padre e dei suoi seguaci andava banalizzata; misurò la debolezza dell’Europa di fronte all’Africa che interveniva con i flussi migratori; scoprì Putin e la democrazia identitaria della Russia. Negando l’eredità paterna, ha cercato di mettere il FNF alla testa del “petit peuple” impoverito e deculturalizzato dalla burocrazia totalitarista di Bruxelles. Sul comodino di Marion ci furono libri di autori ribelli per le nuove letture: Jean Juarez, Emile Zola, Geoge Orwell, Hannah Arendt, Albert Camus. I maitres à penser, Jean Claude Michéa e Dany Robert Dufour, l’hanno indotta alle grandi narrazioni: il primo, filosofo ispirato a Marx, può essere incluso nel nostro discorso riportando una sua frase, estratta dall’intervista del 12 marzo 2013 alla rivista Marianne: “Se sono arrivato a mettere in discussione il vecchio schema destra/sinistra ritenendolo ormai una mistificazione è semplicemente perché il compromesso storico siglato in seguito all’affare Dreyfus tra il movimento operaio socialista e la sinistra liberale e repubblicana sembra ormai aver esaurito tutte le sue qualità positive.” Il secondo ha dissacrato la chiesa de “le divin marché”. A questo punto si sono aperte le praterie del pensiero. Fin qui tutto bene, ma rimane da valutare, nel bene e nel male, nell’attuale pensiero lepenista, il concetto di democrazia identitaria, che può affogare nella chiusura nazionalistica. Marine Le Pen porta con sé alcune scorie di suo padre, ma certamente non è di destra né di sinistra. D’altronde, ha a destra il movimento cattolico vandeano di Fillon.

michea

Il percorso italiano è partito dalla ristrutturazione mediterranea che ebbe luogo negli anno Ottanta del Novecento (1).1 Nel 1978, ucciso Aldo Moro, si conclude il trentennio dello slancio socioeconomico post bellico e nasce il compromesso storico fra DC e PC, le forze popolari del paese, la cui intesa portò ad alcune conseguenze: prolificazione parassitaria della pubblica amministrazione; industria che cambiava il paesaggio con il “piccolo è bello” dei capannoni lungo le strade dell’ANAS nel Centro-Nord e con gli operai divenuti padroncini; il Sud soffocato dalla dipendenza dalla spesa pubblica; campagne spopolate; esaurimento del capitalismo di stato ed espansione dei cassa integrati e dei prepensionati fra i salariati industriali; aumento dell’occupazione femminile; formazione delle famiglie plurireddito; declino demografico, superiorità del liberismo economico; burocratizzazione del vertice dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia Su questa struttura mediterranea intesero misurarsi la sinistra e la destra. Vinse la destra di Forza Italia e la sinistra cattolica, comunista e socialista seguitò a combattere demonizzando il capo Berlusconi. Risultato? Il popolo ha avuto la percezione di vivere una notte in cui tutti i gatti sono bigi ed ha bollato la classe politica di essere pari a una casta indiana, ovunque collocata in Parlamento. In Italia, una posizione né destra né sinistra e di diniego di un mercato divinizzato, è stata rappresentata dal Movimento 5 Stelle, nell’epoca in cui Obama addormentava gli Stati Uniti. Se non ci sarà più né destra, né sinistra occorrerà un nuovo paradigma, un’altra spiegazione del mondo. Per esempio, bisognerà scegliere a proposito della fortezza Europa, isolata nel pianeta. La geopolitica è il paradigma per noi e per i francesi.

Pompeo De Angelis

Nota 1. Vedi Arrigo Cervetto: “Forze e forme del mutamento italiano.” Milano

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