Cosche calabresi e logge massoniche tutto come nel ’92: la questione delicatissima è al vaglio di Rosy Bindi

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La cosa più difficile  in questa vicenda dell’Europa artificiosamente costruita e imposta a milioni di persone che per mezzi culturali, censo, tradizioni avrebbero dovuto capire che ci si trovava dinanzi ad una turlupinatura e una strumentalizzazione del sentimenti di angoscia usciti dalla Seconda guerra mondiale, è capire chi siano stati (e siano) i veri “progettisti” della mondializzazione dentro la quale l’Europa come la conosciamo è stata realizzata. I progettisti è difficile chiamarli per nome e sapere esattamente chi siano in quanto non si può essere certi della loro identità in quanto attori di un piano “segreto”. Piano che è stato tenuto tale, per decenni, da parte di re, regine, oligarchi che intelligentemente hanno protetto i loro collaboratori preziosi. Si conoscono ovviamente molti nomi ma è difficile individuare quali siano i “veri” individui che pensano, programmano i “piani” e li mettono in opera prima e dietro la copertura dei politici.

E di fronte a questa “segretezza” che gli autori che discutono nei loro saggi/libri di questi argomenti hanno ideato la formula semplificatoria dei “poteri forti”.  Anche i giornalisti si adeguano e scrivono di poteri forti, alludendo ma senza mai dare spiegazioni o facendo nomi. La “congiura” comincia già da qui. Qualcuno comincia a parlare di élite, termine ancora più ermetico e di burattinai. Sarebbe più onesto e produttivo che tutti si facesse riferimento alle varie forme di massoneria e a come, negli anni, le Logge si siano trasformate in Ur-lodges (o super logge) che dir si voglia. Sono le Ur-lodges i poteri forti e quindi di queste organizzazioni bisogna parlare per cercare di poter arrivare a fare nomi e cognomi. Per dare sostanza alle responsabilità e ai misfatti che in queste sedi di decisione si determinano. Soffrono o muoiono persone a seguito delle scelte che avvengono durante gli incontri nelle Super Logge. In pochi casi (rarissimi) l’Umanità ne trae vantaggio nella sua interezza.

I poteri forti coincidono quasi sempre con visioni sanguinarie e antidemocratiche e lottare contro il loro saper agire con crudeltà, comporta sapienza e coraggio che sono ormai merce rarissima. Anche nelle residue logge democratiche ormai si balbetta.

Nella semplicissima/complessissima (per le conseguenze della vita quotidiana della nostra gente), Italia, i brandelli della tradizione massonica (primo fra tutti il GOI guidato da Stefano Bisi), come in perfetta solitudine ricordiamo, sono chiamati, in queste ore, a rispondere alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta dalla inossidabile Rosy Bindi a decine di domande attinenti a come stiano le cose per quanto riguarda segretezza, collusioni con la criminalità (soprattutto in Calabria e Sicilia) e comportamento degli affiliati rispetto a fenomeni corruttivi e di pressioni sulle istituzioni repubblicane, per determinare promozioni, piazzamenti in posizioni di potere di affiliati che si presumono malleabili e complici in quei comitati d’affari – ovunque diffusi – atti a saccheggiare le residue ricchezze della collettività.

Entro l’8 febbraio p.v. Rosy Bindi ha chiesto gli elenchi veritieri di tutti gli affiliati di tutte le logge d’Italia, di qualunque osservanza o “irrilevanza”. Come impone la legge che essendo uguale per tutti non può fare cortesie a gentarella che, spacciandosi per massoni, si fa i cazzi propri e spesso se li fa in collusione con la criminalità organizzata, in particolare quella calabrese. Come aveva intuito, anni addietro, il magistrato AGOSTINO CORDOVA e come alcune ore fa, sotto giuramento, ha ribadito l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giuliano Di Bernardo affermando, notizia gravissima, che su 32 logge (tra quelle notorie!) calabresi, ben 28 erano (sono?) in mano alla ‘ndrangheta e che quelle 28 logge (aggiungo io) sono state determinanti per l’elezione di Stefano Bisi alla guida del Goi. Fate due più due e ditemi come può andare avanti una situazione dove il MPS (con l’effetto domino che ha comportato e che ancora comporta) è stato per anni controllato da gente come Giuseppe Mussari, David Rossi, Gustavo Raffi e Stefano Bisi, tra gli altri, e nessuno – giornalisticamente o investigativamente – quando affronta il tema, chiarisce che questo è l’habitat in cui è successo il ’48 e in cui, tra l’altro, è stato suicidato David Rossi. La ‘ndrangheta non mi pare organizzazione che si fa scrupoli ad ammazzare gente. O dobbiamo chiamare davanti alla Commissione antimafia a spiegare questo dettaglio specialisti come Nicola Gratteri che, alla lavagna, se volete, vi può anche fare i disegnini dei rizomi calabro-senesi? Che quindi Bindi abbia tutto l’appoggio del M5S e dei cittadini onesti in questa battaglia coraggiosa di legalità per stanare gli incappucciati e per affrontare, una volta per tutte, la questione della segretezza e del giuramento. Si giura, in Repubblica, solo alla Bandiera Italiana. Altri giuramenti, se non quelli d’amore, vanno considerati tradimento. Alto tradimento se vengono formulati da cittadini che ricoprono cariche pubbliche.

Oreste Grani/Leo Rugens

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