Perché starò sempre dalla parte di Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva e il loro amore

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Scrive Alberto Massari, uno degli italiani che più hanno studiato la vicenda kazaka:

“La latitanza di Mukhtar Ablyazov termina in Francia il 31 luglio 2013 dalle parti di Cannes. Arrestato dalle forze di sicurezza francesi, viene trasferito in un carcere ben sorvegliato, finalmente al sicuro dai sicari che lo stanno cercando. Facciamo un passo indietro, ventisei anni fa. Una vita. Mukhtar e Alma si sono conosciuti a un torneo di scacchi. Il giovane e brillante scienziato (questo era Ablyazov! ndr) la batte; lei , bellissima matematica (questo è la “puttana russa” rapita dai nostri maldestri “ragazzi” della Digos ndr), piange e lui se ne innamora; condividono una stanzetta con la loro prima figlia. Mukhtar comincia la sua scalata ai vertici dello Stato, ha incarichi pubblici e diventa uno dei maggiori banchieri del mondo. Poi la persecuzione e l’esilio, lo scotto da pagare per l’ambizione di dare al paese un volto diverso. Metà della loro vita l’hanno passata insieme e con i loro quattro figli. Nel web non c’è alcuna insinuazione sulla loro relazione. Veniamo all’oggi. Alla fine del 2012 la condanna che un tribunale inglese gli infligge, costringe Mukhtar a fuggire e a nascondere Alma e Alua nei sobborghi di Roma, a Casalpalocco, terra di conquista della malavita nazionale.

Il servizio segreto kazako è sulle sue tracce (in particolare, a Roma, gli da la caccia quel Khassen che verrà alcuni giorni addietro arrestato, ad Astana, per questo episodio evidentemente ancor più grave di come è stato trattato dai media nazionali ndr) e, con ogni probabilità, si accorda con gli italiani (tramite chi e dando, in segreto, quali motivazioni sarebbe interessante finalmente scoprirlo? ndr) per catturare il fuggitivo senza spargimento di sangue. Un prezzo accettabile per Nazarbayev. Un investigatore (in realtà erano tre e della Sira investigazioni s.r.l. ndr) da operetta lo tiene sott’occhio imbeccato da qualcuno in Israele (in realtà il “ponte” si chiama Amit Forlit ed era il titolare della ditta Gadot Information Services, con sede in Tel Aviv ndr). Le autorità italiane danno il via all’operazione. La villa è circondata dalla polizia ma di Mukhtar nessuna traccia. Gli uccellatori sono stati uccellati.

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Alma e Alua vengono divise, la madre interrogata. L’espulsione avviene a tempo di record (poi sapremo nella più assoluta illegalità! ndr). La mattina della partenza, la polizia porta la bimba alla madre in procinto di essere imbarcata. Le chiedono se vuole portare la bimba o se preferisce lasciarla a Roma. Quale madre l’avrebbe abbandonata? Se Alma si fosse rifiutata di condurla con sé, tuttavia, gli agenti sarebbero stati costretti a trattenerla in Italia, poiché la legge non consente di separarle. L’avvocato di Alma (un grande studio!!! ndr) non può non saperlo. Alma invece fa la sua scelta. Ha accettato il sacrificio. Il sacrificio della Regina. (E questo è un elemento interpretativo della vicenda che fa la differenza fra Massari e tutti gli altri che hanno provato ad applicarsi alla storia. Ndr).

Mukhtar (lo scacchista! ndr) ha puntato su questo, venendo in Italia. Sapeva che la crisi politica (e il tradizionale asservimento dei nostri ambienti diplomatici ndr) avrebbe favorito il ricatto kazako. Sapeva che le nostre autorità avrebbero ubbidito senza fiatare alle pressioni dell’ambasciatore Yelemessov. Sapeva che sacrificando la libertà di Alma avrebbe messo sotto scacco Nazarbayev. Sapeva (e sa ndr) quali fossero gli interessi di Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia e Francia in questa partita.

Quello che, forse (certamente, aggiunge nella sua marginalità Leo Rugens), non si aspettava è lo scompiglio istituzionale che cinque cittadini, parlamentari del MoVimento 5 Stelle, hanno creato andando a trovare Alma (ad Astana ndr) e proiettandola nel web.

Nessuno è perfetto, conclude Massari, a proposito dello scacchista. Questa è una pagina illuminante di tutta la vicenda che ancora – come più volte detto da questo blog – non è certamente chiusa o risolta nella sua complessità. L’arresto di Khassen, all’epoca dei fatti Primo Segretario dell’ambasciata kazaka, con gravi imputazioni, ne è la prova.

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Ma c’è altro che deve essere ricordato e interpretato in questo passaggio specifico della narrazione del caso Shalabayeva che ne fa Alberto Massari ed è quando dice che neanche una mente superiore come quella di Ablyazov poteva immaginare che cinque italiani, da poco eletti parlamentari, con animo turbato dalla figura di merda che come Paese avevamo appena fatto, con spirito patriottico e in difesa dei diritti umani, si sarebbero fatti sotto a difesa di sua moglie e di sua figlia. Non solo, ma mai, un grande conoscitore delle rudezze delle autorità kazake come era il nostro fuggiasco, poteva supporre che, viceversa, inaspettatamente, i cinque cavalieri pentastellati fossero ricevuti (potevano essere rifiutati!) e trattati in guanti bianche durante la loro “ispezione” ad Astana. Trattati con rispetto, come gente dalla schiena dritta e non come i soliti italiani “da lisciare e spesso da corrompere”. I nostri giovani eroi (certamente un po’ inesperti), ripeto, inaspettatamente furono assecondati in tutte le loro richieste compreso quella della diretta via internet che fece la differenza a livello di comunicazione mondiale e di messa “in sicurezza” degli ostaggi. Da quel momento, non più tali. Anzi.

Si era aperta, con quella spedizione coraggiosa, una stagione promettente per le istituzioni italiane che andava bissata da parte dei 5 stelle come inutilmente suggerimmo per cercare di risolvere il problema dei Marò che, non a caso, lo ricordiamo, ancora non si è risolto.

Era bastato un “combinato disposto” (quando ci vuole, ci vuole!) del coraggio pentastellato e di un fattore “provvidenziale” (chiamiamolo così) per creare un’atmosfera rispettosa del patriottismo di cinque (come le stelle del M5S) italiani incazzati per quanto era vergognosamente avvenuto nella nostra terra che, in troppi, non vogliono far rispettare. Una piccola Sigonella (in realtà meglio, meglio, molto meglio), come ci piace di pensare, avvenne in quel momento. E senza l’aiuto di nessun Ente Nazionale Idrocarburi, Paolo Scaroni o Romano Prodi.

Molta incoscienza patriottica dei cinque stelle e un po’ di intelligenza (gratuita) messa a disposizione da qualche benefattore provvidenziale.

Sempre in spirito di servizio e nel solo interesse dell’Italia.

Oreste Grani/Leo Rugens

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