Che Stefania Limiti, professionista dell’investigazione del possibile, sia salvaguardata, ora più che mai

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Chi sa di me e di come ho realmente operato, sempre e solo a sostegno e al servizio della Repubblica, a cui ho giurato fedeltà il 4 novembre 1970, sa che ho una profonda stima (e anche una simpatia di cui alla mia età non mi devo vergognare) per Stefania Limiti giornalista scrittrice, specialista di cose complesse e di come si può, se lo si vuole, estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Basta leggere la notizia di seguito per capire in che situazione paradossale, ancora una volta, ci troviamo: il problema è Stefania Limiti e non le inadeguatezze investigative che, in troppi casi, hanno consentito agli organici del “Doppio Livello” di fare come cazzo hanno voluto a discapito della libertà, della sovranità di questo nostro martoriato Paese. Abbiamo (avete) consentito mille e mille silenzi a “traditori dello Stato”, nell’adempimento del loro tradimento, gentaccia che se ne andata in pensione e a morire nel proprio letto senza che nessuno li “forzasse”, anche con due ben assestati ceffoni (sarebbero bastati a farli cantare), e il problema sono, in Sicilia, Stefania Limiti o le persone dalla schiena dritta come lei?

Ma fatemi il piacere“, direbbe l’insuperato e insuperabile Principe Antonio De Curtis.

Che la Limiti sia salvaguardata, con intelligenza, anche in sede parlamentare, da chi ha il di dovere di riportare la questione nei “limiti” (scusate il gioco di parole) in cui la questione va trattata. Altri non hanno consentito di scoprire le dinamiche e le responsabilità del “Doppio Livello” nella “Strage di Capaci” e in tutto quello che ebbe a riguardare la vita “romana” dell’onesto Giovani Falcone. Altri hanno lasciato, prima e dopo la strage, che poco o nulla divenisse efficace in termini di giustizia giusta a partire da Via Arenula e in particolare dall’Ufficio IV in contrapposizione con l’Ufficio Automazione del Ministero di Grazia e Giustizia dove era prassi violare le leggi e creare falsi presupposti come inutilmente per anni, è stato denunciato, anche alla Camera dei Deputati, proprio nel periodo che precedette la tragica morte di Falcone.  Cosa chiedevano infatti di chiarire parlamentari come Vairo, Tealdi, Lia, Matulli, Rinaldi quando protestavano per cosa succedeva a Via Arenula? Forse, invece  pretendere ora che la Limiti tradisca la sua scelta deontologica, qualcuno, a tempo debito, doveva investigare, ad ampio raggio, prima che il tempo facesse sparire le tracce dei veri e complessi moventi che hanno determinato il clima complessivo in cui le stragi sono state perpetuate. Quella e le altre che sono tutte, per un motivo o per un’altro, “stragi di Stato”. Stragi attuate utilizzando le tecniche del “Doppio livello”. Anche per quanto riguarda abilità degli artificieri degli ordigni che rivelano, se ragionati con purezza di intenti, addestramento che solo alcuni potevano avere.

Non sta alla Limiti andare oltre. Che chi non ha fatto tutto il suo dovere si presenti e, se ancora vivo, confessi perché non lo abbia fatto a tempo debito.

Oreste Grani

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